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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1902, pagine 328

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Il Frignano
   189
   da individui che, riottosi alla leva ed al servizio militare, non s'eran presentati od avevano disertato le bandiere dandosi alla montagna, ed unendosi ad altri malviventi del luogo o venuti dalla Toscana e dal Bolognese, Si eran formate tre bande, le quali scorrazzavano il territorio, assaltavano le piccole borgate, le mettevano a contribuzione e svaligiavano i viaggiatori sulla strada Giardini. La gendarmeria, coadiuvata dalla guardia civica costituita nei vari Comuni, diede una caccia spietata a questi briganti, e vi furono parecchi combattimenti tra la forza pubblica e le bande. Ma la piaga durò parecchio tempo, e 11011 fu estirpata del tutto se non dopo la restaurazione austro-estense, quando, cessate le preoccupazioni di guerra e le leve forzate, cessò anche il numero dei disertori e dei renitenti alla leva, che dandosi alla montagna davano il maggior contingente alle bande brigantesche.
   La caduta dell'Impero napoleonico e la restaurazione austro-estense furono dai popoli del Frignano salutate come il principio di un'era di pace; ma se da un lato quelle popolazioni godettero dei benefizi della pace, dall'altro non ebbero certo da lodarsi di quel governo che, fattosi sospettoso e poliziesco, aveva tolte le antiche autonomie della regione; ristrette, soppresse tutte le libertà pubbliche fino allora godute, ed instaurato un sistema tutorio personale del duca, opprimente e basato 111 gran parte sullo spionaggio.
   1 movimenti del 1821 e del 1831 non ebbero alcuna ripercussione nel Frignano; anzi, nel 1831, fu formata una compagnia di volontari frignanesi. col nome di cacciatori del Frignano, che accorse in aiuto del duca Francesco IV, minacciato dalla rivoluzione suscitata da Ciro Menotti e dai suoi compagni. Non mancarono peraltro nel Frignano, 111 quel periodo, generosi che nutrivano ideali di patria e di libertà, e che scoperti furono denunciati dalle spie ducali, ed in ispecie da 1111 avvocato, Giacomo Mattioli Ber tacchi ni di Semelano, che dopo aver fatto parte del famigerato Tribunale statario di Rubiera, dal quale venne la condanna dell'Andreoli, si era immischiato in una cospirazione tendente a far insorgere il Frignano contro il Governo ducale. Tra questi generosi ricordiamo: Francesco Malvolli e il medico Domenico Ferrari di Benno; il notaio Natale Mascagni di Zocca; l'avv. Giuseppe Giannelli di Pavullo; il medico Emilio Ferrari di Rocca Malatina; Cristoforo Pezzini. contabile del Comune di Pavullo. Essi furono tutti incarcerati e condannati alla pena di morte, da eseguirsi mediante la forca, commutata poi per sovrana clemenza nella galera a vita od a tempo ed alla confisca dei beni.
   Più attiva parte prese il Frignano al movimento del 1848, aderendo al Governo provvisorio modenese, che mandò in quella regione il commissario Soragni ad istituirvi il governo liberale, togliendolo dalle mani delle decadute autorità ducali, e ad organizzare le compagnie della guardia nazionale e dei volontari per la causa della libertà.
   Ma nell'agosto dell'anno successivo gli Austriaci riponevano sul suo trono Francesco V, ed ottocento Boemi del reggimento Hohenlohe occupavano il Frignano instaurandovi lo statu quo, durato senz'alti commovimenti fino al 1859.
   In quell'anno memorando, mentre la fortuna volgeva propizia alle armi franco-sarde sui campi lombardi, le truppe ducali tentarono invano di opporsi alla marcia del V corpo d'armata francese, sotto gli ordini del principe Gerolamo Bonaparte, e dei volontari toscani guidati dal generale Ulloa, che per il passo dell'Acetone e la via Giardini si avanzavano su Modena, per ricongiungersi poi in Lombardia al rimanente dell'esercito franco-sardo. Furono all'uopo minati vari ponti ed ingombrate le strade; ma non furono che intoppi momentanei presto superati, e le truppe estensi in quella circostanza, non potendo fronteggiare un nemico di tanto superiore, costituite come erano di un battaglione di fanteria, sotto gli ordini del colonnello Forghieri e del maggiore Cigolmi, mantennero con lenta ritirata il contatto col nemico, dando tempo