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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1902, pagine 328

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   1SS l'arte Terza ~ Italia Centrate
   da Modena tenevano eccitati gli animi; alcuni soldati francesi e polacchi al servizio di Francia erano stati uccisi, e nel castello di Montecuccolo, in posizione alta e scoscesa da cui si dominavano in luiona parte le circostanti vallate, si stabili il quartier generale degli insorti, insieme a persone inlluenti del paese, per lo più avvocati, possidenti, medici e sacerdoti favorevoli all'impresa. La parte militare era diretta da un Cac-cialupi mantovano, già ufficiale degli Austriaci mandato all'uopo da Modena; le corrispondenze con Pavullo e Modena erano continue, e da Modena si mandavano armi, munizioni ed incoraggiamenti alla resistenza. « I viveri — scrive il Santri — venivano preparati da vari fornitori in Pavullo che ne facevano la distribuzione a Montecuccolo e non mancarono inai. Quali comunità della provincia mandassero il loro contingente di truppe non può dirsi con precisione; ma certo è che il servizio si faceva regolarmente per turno. Venivano le milizie in buon ordine al quartier generale, comandate dai loro ufficiali, marciando alacremente coi lor tamburi ed a bandiere spiegate. Si ha ricordanza che ne sopraggiungevano sino da Montegibbio, e che i corpi avanzati arrivavano lungo la strada Giardini lino a Barigazzi)
   A domare questa rivolta Macdoiiald. colle divisioni Olivier, Vati in, Busca, Garnier e Gautier, calava dall'I pennino per la via Giardini fino a Pievepelago. Quivi fu staccata una divisione che per Riolunato e Montecreto giungeva al Vesale e di là per Val di Sasso doveva marciare su Montecuccolo e Pavullo. Un'altra colonna fu staccata stilla strada Vandelli perchè servisse a fiancheggiare la sinistra del corpo principale smo all'altezza di Pavullo. 11 1G maggio le due colonne da Tievepelago mossero in avanti per investire Montecuccolo e Pavullo, focolari della rivolta. Sopraffatti dal numero, gli insorti dovettero successivamente abbandonare con debole resistenza Riolunato, Montecenere, Montescarpone. Una maggior resistenza fu fatta intorno a Montecuccolo colle fucilerie e le spingarde. Ma vanamente. La preponderanza del numero, la maggiore abilità dei comandanti francesi, ebbero presto ragione degli insorti, che per non vedersi chiusa la via di ritirata sopra Pavullo e Modena, abbandonarono il castello di Montecuccolo. lasciandovi ventotto morti. Il castello fu saccheggiato ed in molte parti anche guastato, si che ne andò completamente perduta la preziosa collezione dei ritratti di famiglia, degli arredi e degli oggetti ch'erano stati di proprietà del celebre Raimondo, nonché l'archivio prezioso di quella famiglia, racchiudente memorie preziose per la storia del Frignano ed anche per le guerre dell'Impero, di cui fu anima il grande condottiero emulo di Turenna. Caduto Montecuccolo, fu un fuggi fuggi generale della popolazione verso Modena; ed il generale Cambray entrando in Pavullo trovò il borgo affatto spopolato. Un editto di questo generale, in data del 3 giugno, accordante l'amnistia a tutti coloro che nel termine di tre giorni avessero fatto ritorno alle loro case consegnando le armi alle varie comunità, e l'appressarsi dell'intero corpo d'armata di Macdonald, che si dirigeva a Modena, segnarono la line di quel movimento. Il quale non va interpretato, come fu da taluni, per 1111 moto legittimista, inspirato da un sentimento di devozione e fedeltà all'antico regime: bensì come la reazione di una popolazione indegnamente taglieggiata da inadeguate, insopportabili contribuzioni di guerra, danneggiata nelle proprietà, offesa nei sentimenti più intimi dalle prepotenze, dai ladrocini, dalla violenza, dalla scostumatezza delle truppe straniere continuamente transitanti per quelle montagne. Queste cause puramente locali generarono il moto del Frignano, che non ebbe in sè, né può averlo di fronte alla storia, significazione polìtica di sorta.
   Dopo la battaglia di Marengo e durante il regno d'Italia, il Frignano potè godere dei benefizi delle saggie e liberali riforme che in quel periodo si applicarono all'Italia, e dalle quali indubbiamente germinarono quei sentimenti che fecero dovunque odiata la successiva restaurazione austro-estense preparando gli animi alla riscossa nazionale. Nello stesso periodo il Frignano fu investito da bande di briganti forniate in parte