Stai consultando: 'La Patria. Geografia dell'Italia Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia', Gustavo Strafforello

   

Pagina (189/331)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (189/331)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1902, pagine 328

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   Il Frignano
   187
   dei loro emolumenti, andava diffondendosi in tutta la regione apenninica modenese contro il nuovo ordine di cose. Conciliaboli si tenevano a Fiumalbo, a Fanano, a Pie-vepelago ed altrove fra i più accaniti reazionari, onde promuovere a momento opportuno la sollevazione del paese; ed accordi furono anche presi con altri capi del partito retrivo residenti in Modena ed in altre parti del ducato, confidandosi che ad un dato cenno la levata di scudi contro il Governo repubblicano doveva essere generale. Ad accrescere il malcontento e l'eccitazione degli animi venne la leva militare, resa obbligatoria per legge dal Governo cisalpino, considerata dai Frigna-nesi come una lesione ai loro tradizionali diritti ed una confisca degli uomini più validi per la coltivazione delle terre, il sostentamento delle famiglie e la difesa del paese, dei loro averi. Infine si aggiunse la traversata del corpo d'armata francese del generale Serrnrier, da Modena mandato in Toscana a respingere gli Inglesi ed i Napoletani che minacciavano di farsi avanti verso l'Apennino. A preparare il passaggio di quell'ingente corpo di truppe per il Frignano fu ordinata una larga requisizione di carri per il trasporto degli attrezzi militari e del fieno per la cavalleria, delle vettovaglie e munizioni per gli uomini di truppa. Ventimila razioni di parie biscotto furono fatte venire da Bologna ed avviate sull'itinerario da seguirsi dalle truppe. Vennero sollecitate le municipalità e congregazioni locali a preparare vino, legna e alloggi per le numerose truppe, ed a requisire quanto bestiame, muli, cavalli, asini e bovi fosse possibile, in servizio di esse truppe.
   La mattina del 27 dicembre, con tempo nevoso, cominciarono a mettersi in moto duemila uomini, preceduti nella notte dalla cavalleria; nel giorno seguente partirono insieme al generale Serrurier le altre colonne di truppe, l'artiglieria ed il treno. Le disposizioni date per gli alloggi ed il vettovagliamento, affrettate e confuse, non vennero in gran parte eseguite; il mal tempo, la neve che seguitava a cadere ed alta più di un braccio, rendeva peciosa la marcia di quella grande quantità d'uomini, di cavalli, di carri. Una confusione babelica comincia a regnare dovunque, e questa si rivolge a danno delle popolazioni, saccheggiate di ogni avere dalle truppe fameliche, indisciplinate, irritate; si che quel passaggio di un esercito amico e liberatore parve e fu per le disgraziate popolazioni un vero flagello di Dio. Ciò accrebbe l'esasperazione delle popolazioni contro il Governo cisalpino, tanto più che la promessa di indennizzo fatta da Bonaparte, previa constatazione formale dei danni, parve un'atroce ironia per quelle popolazioni, che nella lunga tratta da Serra Mazzoni a Fiumalbo, nel cuore del verno, erano rimaste prive di tutto, perfino delle imposte, degli usci e delle finestre, di cui la soldatesca avevane fatti tanti falò per riscaldarsi durante le soste.
   I rovesci francesi del 1799 furono dunque salutati con gioia da queste popolazioni, e l'avanzarsi vittorioso di Melas e Souvaroff in Lombardia considerato come prodromo di prossima liberazione. Ad affrettarla cominciarono a manifestarsi moti insurrezionali nella Garfagnana e nella bassa pianura modenese al Finale ed a Mirandola. Altrettanto pensarono di fare i Frignanesi, e Mandarono deputati a Modena ove erano entrate le truppe austriache agli ordini del maresciallo D'Aspres per avere armi e munizioni, onde cacciar via i Francesi, che dalla vicina Toscana facevano scorrerie nel loro territorio e mantenevano presidii a Sestola, Boscolungo, San Pellegrino ed altrove. Ebbero infatti quegli inviati alquante armi e munizioni e la promessa dell'invio di cento tiratori tirolesi e un distaccamento di cavalleria austriaca. Il movimento scoppiò nel territorio di Pavullo, a Montecuccolo, ed ebbe per mira la cacciata dei Francesi dal forte di Sestola. Prevenuto di questo movimento il generale Macdonald, che reduce da Napoli avanzava per la Toscana, da San Marcello mandò una divisione, che rapidamente giunse la mattina del 21 maggio ad investire il paese di Sestola, tenerne in ostaggio alcuni cittadini ed obbligare il forte alla resa. Nonpertanto il paese tra Montecuccolo e Pavullo era insorto; gli emissari austriaci mandati