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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1902, pagine 328

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Il Frignano
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   nessuno più parla ; il che lascia supporre che per molti e molti anni ancora le valli frignane resteranno vergini da ogni contatto colla vaporiera. Sarà un bene? Sarà un male? I posteri solo potranno rispondere con conoscenza di causa a queste domande.
   Agricoltura ed industrie — L'Apennino modenese o circondario di Pavullo è, dove la natura dei terreni e l'altinietria delle località lo consentono, una plaga essenzialmente agricola ed intensamente produttiva. Considerato sotto il rapporto agricolo va diviso in tre zone o regioni. La zona inferiore, comprendente i bassi contrafforti tra i 100 ed i 300 metri sul livello del mare, alla quale è data comunemente la qualifica di zona delle colline o collina semplicemente. Una zona media, nella quale si ha la maggiore varietà nella produzione agricola, compresa approssimativamente tra i 300 ed i 1000 metri sul livello del mare. Una zona superiore, che giunge fino al culmine della catena centrale dell'Apennino, ed in questa zona a prevalenza dei prodotti artificiali, che vanno scomparendo mano a mano che si sale, si trovano i naturali, quali ad esempio le praterie e le boscaglie.
   L'Apennino modenese è generalmente fertile; poche sono le plaghe che in esso non danno assolutamente frutto, ed anche nelle parti più elevate, dove il clima non consente alcuna coltivazione, trovansi abbondanti pascoli, dai quali trae grande incremento l'allevamento del bestiame bovino ed ovino, al quale aggiungevasi un tempo l'equino, essendo assai reputata una razza di cavalli frignanesi dei quali rimane soltanto qualche campione.
   La proprietà fondiaria, specialmente nelle due zone superiori, è assai divisa e sminuzzata ; molti sono i piccoli possidenti, anzi, nella parte alta dell'Apennino, è ben difficile trovare chi oltre la propria casa non possegga anche un piccolo ritaglio di terreno. Il sistema colonico generalmente in uso nell'Àpennino modenese è quello per mezzadria; nelle zone superiori, ove la proprietà è maggiormente divisa, sono per lo più gli stessi proprietari che lavorano e mantengono in produzione i loro piccoli poderi. < La popolazione del Frignano — scrive il Tonelli, dal quale abbiamo spigolato queste notizie — è eminentemente agricola; ma non per questo si può dire che in fatto d'agricoltura sia progredita; anzi, tutt'altro. Da ben pochi si sa che l'agricoltura non è più solo un'arte, ma è anche una scienza. Oggi si lavora con quel metodo, con quelle regole stesse con cui si lavorava trenta, quaranta, cento anni fa. Tutto ciò non toglie però che su per la valle deH'Apennino modenese si trovino proprietari che con lo studio e col lavoro abbiano portato i loro fondi alla massima produzione >-
   L'allevamento del bestiame ha parte importantissima nell'industria agricola della montagna modenese, perchè, oltre al produrre concimi, dà forza motrice, latte, lana, carne, ed è inoltre oggetto d'un rilevante traffico di esportazione dalla regione per le limitrofe provincie.
   Le industrie nell'Àpennino modenese, o hanno, come quella dell'allevamento del bestiame o della produzione del carbone e del legname (la ardere o da lavoro, stretta attinenza colla gran de industria agraria, o si limitano a poche e pressoché rudimentali manifestazioni nelle maggiori località del territorio. Ma di queste tornerà più acconcio parlare quando verremo a trattare di ogni singolo Comune.
   IL FRIGNANO
   Cenno storico. — Storicamente, la denominazione di Frignano data aH'Apennino modenese può considerarsi sotto due aspetti: o in senso rigoroso e ristretto, od in senso lato. Nel primo caso, e che etnograficamente e storicamente ora sarebbe il più esatto, per Frignano è inteso quel tratto della montagna modenese, gli abitanti del quale lino alla fine del secolo passato fruivano di speciali privilegi imperiali e ducali d'antichissima origine, e dipendevano dai tre Governi di Sestola, di Montecuccolo e di