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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1902, pagine 328

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Circondario dì Pavullo nel Frignano
   179
   L'apertura ufficiale della nuova strada ai corrieri ed alle merci, giusta il trattato di commercio stipulato fra le Corti di Milano, Modena e Firenze, ebbe luogo il 1° maggio 1781. Da quel giorno il corriere e le staffette di Milano per la Toscana e Roma abbandonarono l'antica via di Bologna e passarono per la Giardini: uffici doganali furono istituiti a Boscolungo; le merci che transitavano per questa via godettero di esenzioni speciali, e lungo tutto il percorso vennero stabilite stazioni di posta e sufficienti osterie per il ristoro dei viaggiatori sovvenzionate dallo Stato. Le tariffe di posta furono tenute basse; così si attirò su questa strada, veramente bella e magistralmente condotta, un utile e continuato transito di mercatanti e viaggiatori con grande vantaggio dello Stato e delle località attraversate. La strada Giardini diede il colpo di grazia alla Vandelli, che venne abbandonata e della quale però si scoprono tuttavia alcuni tronchi nella parte più alta dell'Apennino modenese, sopra Frassinoro e verso l'Alpe di San Pellegrino.
   La lunghezza totale della via Giardini, che per la legge del 20 marzo 1865 fu compresa nell'elenco delle strade nazionali del Regno, da Modena al valico di Ser-rabassa od Abetone, è di chilometri 97,142; il suo massimo carreggio si verifica sul tronco da Pavullo a Modena, ove transitano in media 3913 veicoli all'anno (1875-76) con un carico di quintali 35.201; il minimo invece è dalla Dogana all'Abetone, ove i ruotabili in movimento non superano i 7G7 e le merci quintali 458G. Si comprende come l'apertura delle linee transapenniniche di Bologna-Pistoja, di Parma-Spezia e la costruzione di altre strade rotabili che da Reggio e da Panna scendono in Ga.r-fagnana ed in Lunigiana, abbiano contribuito a ridurre di molto il traffico di questa via, che è pur sempre fra le più belle, pittoresche, movimentate ed importanti fra quante attraversino l'Apennino settentrionale, specialmente dopo le correzioni che, reclamate dall'esperienza per l'accorciamento del tracciato, il raddolcimento delle pendenze e le necessità locali, vi furono introdotte in vari periodi, ed in particolar modo dopo il 1840, per disposizioni del Governo nazionale dopo il 1859. Altra e dispendiosa correzione della via Giardini, per evitare la duplice ascesa di Barigazzo e di Lama di Mocogno, è sotto progetto — e molti sperano anche in via di non lontana esecuzione — rispondendo essa ad un voto replicatamente espresso dai Comuni e dagli altri enti interessati di questa parte centrale dell'Apennino modenese.
   Dopo la strada Giardini, viene, per lunghezza e difficoltà dì sviluppo ed importanza di traffico, la via detta delle Radici o della Garfagnana, da Modena per Sassuolo-Montefionno-Piandelagotti e Foce delle Radici, costrutta per dar vita e commercio alle valli di Secchia, del Dolo e del Dragone, e per abbreviare l'antico percorso da Modena a Pievepelago per la Giardini e da Pievepelago alle Radici per la valle di Sant'Anna. Questa strada fu iniziata nel 1852 per ordine del duca Francesco V, e doveva essere la riduzione di quella mulattiera già esistente ad uso dei piccoli e leggeri rotabili Ma i lavori andarono a rilento, sia per le difficoltà tecniche che l'opera presentava a causa delle accidentalità del territorio e soprattutto dei molti terreni in movimento e frequenti lavine che si trovavano sul suo tracciato, sia per la deficienza di mezzi, ed i sopravvenuti mutamenti politici che per parecchio tempo causarono la totale sospensione dei lavori. Spodestato il duca, il dittatore Farini, facendo ragione agli interessati, con decreto del 26 agosto 1859 dichiarò di pubblica utilità la strada da Sassuolo alle Radici e ne affidò la costruzione ai Comuni con diritto di rimborso, ad opera compiuta e collaudata, di un terzo della spesa per parte del Governo. La costruzione di questa via, avversata dalla provincia di Reggio negante il proprio concorso, andò soggetta ad una quantità di peripezie amministrative e burocratiche, di sospensioni e riprese dei lavori, di catastrofi cagionate dalle piene dei fiumi che rovinarono il ponte sul Dolo ed i muri di sostegno, delle frane, delle lavine che in più luoghi ed a più riprese spostarono o sconvolsero il piano stradale ; solo prese un