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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1902, pagine 328

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   l'arte Terza — Italia Centrale
   si presentavano pei veicoli. I mercatanti, coloro che erano affrettati nei loro viaggi, preferivano seguire le antiche vie mulattiere anziché la nuova strada, carrozzabile; e non valevano 1 decreti e provvedimenti del duca e le esenzioni da dazi sulle merci ed altri allettamenti e neppure la minaccia di multe e vessazioni fiscali a convogliare il transito ed i) traffico per quella via, che tanti inconvenienti e lungaggini presentava.
   Persuaso di queste difficoltà lo stesso duca, e resasi, per ragioni strategiche e politiche, necessaria una strada che più rapidamente di quelle allora esistenti per Bologna e per il Genovesato, unisse la Lombardia — della quale era governatore generale lo stesso duca di Modena Francesco III d'Este, durante la minorità del futuro imperatore d'Austria — colla Toscana, furono, nell'estate del 1763, mandati nel Frignano quattro tecnici coli'incarico di studiare il più opportuno tracciato da darsi ad una strada, che raccordandosi o meno, a seconda delle convenienze, alla esistente Vandelli, per I'ievepelago e Boscolungo, portasse a Pistoja. In seguito ai rapporti di questi tecnici il Governo estense ed il toscano nominarono una Commissione di ingegneri per studiare e stabilire definitivamente i tracciati che dovevano trovare il loro valico al passo dell'Abetone, sopra Boscolungo, ove già arrivava in dolce pendio la strada fatta aprire dal governo granducale. Una lunga polemica insorta fra le due Commissioni, a causa del tracciato per I'ievepelago ed Osteria Nuova proposto dai Modenesi, e non voluto dai Toscani che preferivano tenersi alla destra della Scoltenna passando per Riolunato e Magrignana, minacciava di mandare alle cai end e greche ogni cosa. Ma il duca, cui premeva di mettere in pronta esecuzione l'opera, fece, d'accordo col Governo toscano, sottoporre la questione al padre Buggero Boscovich d. C. d. G., insigne matematico, il quale disse di non volersi pronunziare senza una visita sui luoghi A questa si opposero gli ingegneri toscani; ed allora il duca, per tagliar corto, nominò arbitro della questione il celebre matematico milanese Faolo Frisi, padre barnabita. Questi annuì: visitò accuratamente ì luoghi e si dichiarò, in massima, salvo variatiti da lui consigliate e che furono dai Modenesi senza discussione accettate, favorevole al progetto modenese. I Toscani ricusarono di accettare anche le conclusioni del Frisi; ma il Governo granducale, volendo togliere ogni controversia e aderire alle insistenze del duca, si rimise al giudizio dell'illustre barnabita. E così fu Stabilito l'andamento della futura arteria apemiinica, da Modena per Formigine, Mara-nello, Serra Mazzoni, Pavullo, Lama, Barigazzo, Pievepelago, Fiumalbo, Serrabassa.
   Con chirografo del 20 marzo 1760 il duca nominò direttore generale dei lavori stradali l'ing. Pietro Giardini, maggiore d'artiglieria, concedendogli assoluta facoltà di condurre l'opera col metodo che credesse migliore, di tracciarla ove reputasse più utile e di adottare secondo la propria coscienza tutti quei provvedimenti che gli sembravano necessari ad una pronta e perfetta riuscita della difficile impresa.
   I lavori cominciarono il 28 aprile 1766 con 600 operai e 300 uomini dì truppa divisi in quattro punti; e per la gran premura che il duca aveva di veder condotta sollecitamente l'opera, il numero dei lavoratori si accrebbe sempre sì che al settembre questi salirono a quasi 3500: il che per il tempo e per i mezzi di cui disponeva lo Stato estense parve addirittura straordinario. I Toscani, dal canto loro — minor lavoro dovendo compiere — cominciarono t lavori nel 1767 sotto la direzione del padre Leonardo Ximenes, gesuita trapanese e valentissimo matematico, fisico e topografo. Il lavoro di costruzione della via Giardini durò 10 anni, e nel 1776, salvo alcune opere accessorie, la bella strada potè dirsi compiuta. A tramandare ai posteri memoria dell'avvenimento ed i nomi dei principi, per la volontà dei quali l'opera fu compiuta, al valico dell'Abetone sul punto di confine fra lo Stato estense ed il toscano, vennero erette due torri piramidi cogli stemmi estensi e lorenesi in marmo e con due epigrafi, l'una dello Ximenes, ampollosa, in lode del granduca di Toscana, e l'altra più stringata del Tira boschi per il duca di Modena.