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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1902, pagine 328

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Circondario dì Pavullo nel Frignano
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   per lunghe e superflue curve, con pendenze precipitose e quasi impraticabili, che in tempo di pioggia improvvisa od abbondante si trasformavano in torrenti e cascate da far concorrenza ai torrenti, alle cascate vere. Gli antichi statuti di Fiumalbo, di Fallano, di Pievepelago e di altre località del Frignano fanno menzione degli obblighi che si imponevano alle popolazioni viciniori per il mantenimento e la sicurezza di queste strade, e si ha che fin dal 12 marzo 1156 i capitani del Frignano giurarono al Comune di Modena di tener libera e sicura la strada per il loro territorio, ed intorno al 1178 rinnovarono il giuramento obbligandosi a difendere e salvare da ogni malfattore i mercatanti e le loro merci che andavano o ritornavano per la strada da Modena a Pistoja.
   Ma fu solo dopo il secolo XVII che si cominciò a sentire il bisogno, o meglio, a pensare all'utilità di aprire una strada carreggiabile attraverso aH'Apennino, tra Modena e la Toscana. Tra i duchi di Modena ed i granduchi di Toscana corsero all'uopo in vari periodi replicate trattative, abortite sempre, o per il sopraggiungere di vicende politiche che distraevano e facevano cambiare di pensiero i regnanti, o più ancora per la enorme spesa che spaventava del pari il granduca di Toscana ed il piccolo duca modenese. Tuttavia queste trattative portarono l'attenzione e gli studi di uomini tecnici e competenti sulle località; e fecero migliorare, rettificar® assicurare le strade già esistenti, facilitando il lavoro a quelli che in seguito avrebbero studiate e costrutte le desiderate carreggiabili. Il proposito di aprire finalmente l'Apennino modenese ad una via venne al duca Francesco III, che fu senza dubbio il più intraprendente ed attivo fra gli Estensi nel secolo scorso. Il matrimonio di suo figlio Ercole Rinaldo colla principessa Maria Teresa Cybo, figlia di Alderamo Cybo, duca di Massa e Carrara, aveva portato in dote alla Casa Estense questo nuovo Stato, sboccante sul mare. Il duca Francesco III volle che una strada diretta e comoda unisse le due capitali rendendone più facili e frequenti i rapporti. A tal uopo nel 1738 venne praticata ed in parte aperta una via che da Modena in poi toccava Sassuolo, San Michele, fiume Secchia, Castellarano, Roteglia, letto di Secchia, Osteria della Volta, monte Saltore, torrente Dragone, monte Stefano, monti Fiorino, Verna, Fras-sinoro, Osteria del Monte, Osteria Nuova, San Geminiano, Sari Pellegrino con una lunghezza complessiva di 46 miglia. Ne diedero il tracciato l'ingegnere cesareo Paolo Bozzolo, gli studi del quale furono convalidati con lievi varianti dal matematico modenese Domenico Vandelli. I lavori condotti con grande alacrità permisero alla strada di essere praticata da rotabili due anni appresso, nel 1741. La guerra per la successione austriaca avendo portato la invasione degli Estensi e la fuga del duca, l'opera rimase interrotti fino a che la pace di Aquisgrana non ebbe rimesse le cose nel primitivo assetto. L'abbandono, l'inerzia ed il malanimo di molti paesi, che per interessi speciali o per misoneismo non mancano mai di avversare l'apertura di arterie stradali, avevano ridotto questa prima strada rotabile attraverso aH'Apennino modenese nelle peggiori condizioni ed in molti punti l'avevano resa assolutamente impraticabile. Un decreto ducale del 1749 impose allora ai Comuni ed ai signori aventi godimenti feudali nei paesi pei quali la strada passava, di riattarla a nuovo e ad affrettare il lavoro furono impiegati i soldati ed i condannati; i Comuni dovevano inoltre fornire giornalmente un certo numero d'uomini. Nell'agosto del 1750 il duca colla sua corte percorse la strada e ne mostrò grande soddisfazione; e dai generali stranieri ed altri uomini competenti, chiamati espressamente al suo seguito, venne giudicata in tutto opera grandiosa, meravigliosa, unica nel genere. Ciononostante — e sebbene segnasse nel tempo un vero progresso — la strada Vandelli non fu fortunata. Spesso durante i tempi piovosi e nell' inverno essa rivelava tutti ì suoi difetti : l'inconveniente dei mille tortuosissimi serpeggiamenti, le enormi pendenze sul dorso deserto ed inospitale delle montagne le difficoltà di transito che ad ogni momento
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