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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1902, pagine 328

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   l'arte Terza — Italia Centrale
   tempi vicini al nostro ad un tronco di strada che poneva in comunicazione le valli della Lima e delPAquicciola.
   Dopo queste notizie abbastanza vaghe è d'uopo scendere al medioevo per trovare notizie di strade percorrenti il Frignano o la regione apenninica modenese. In questo periodo si ha notizia, da vari documenti, di ospizi eretti qua e là — specialmente nel luogo di guadi o di passaggio dei fiumi, non esistendo allora ponti — per ricovero di pellegrini che dovevano attraversare la montagna. La mancanza di osterie od alberghi rendeva provvidenziali tali ospizi, ai quali era per solito annesso un cenobio ed una chiesa. Uno dei fondatori di tali ospizi fu Sant'Anselmo, il fondatore dell'abbazia di Nonantola, il quale intorno al 750 eresse un ospizio in Vicinanza di Fanano a sollievo dei viandanti, che per il passo della Croce Arcana dovevano valicare l'Apeniiino; un altro di questi ospizi esisteva nel secolo XI in vicinanza dell'abbazia di Frassinoro, fondato dalla contessa Beatrice di Canossa, madre alla contessa Matilde, a vantaggio dei viandanti che per quell'aspra schiena dell'Apennino pei boschi di Ferronia scendevano nel Lucchese ed in Garfagnana; di un terzo ospizio si ha notizia, all'Alpe di San Pellegrino, esistente nel secolo XI; dì un quarto dedicato a San Geminiano', in Silva Romanescha, non lungi dall'attuale località di Piandelagotti; di un quinto sul monte Saltello presso il Romecehio, intitolato a San Bartolomeo, e di altri parecchi mano a mano che ci avanziamo nei secoli. Questi ospizi retti da monaci avevano rendite ed erano provvidenziali pei viaggiatori che vi trovavano ristoro, riposo e difesa contro gli orsi ed i lupi che popolavano le circostanti foreste, e talvolta anche contro i malandrini scorrazzanti per il territorio. I ponti sui fiumi e nei passi pericolosi, dapprima sconosciuti affatto, poi rarissimi, costrutti per lo più in legname e raramente in pietra, cominciarono a farsi più frequenti dal secolo XI in poi, nel qual tempo molti ne fece eostrurre la contessa Matilde, per la sicurezza dei viandanti, ed avevano dotazioni speciali e capitali pei loro mantenimenti, essendo tenuti in maggior pregio delle strade medesime.
   Nel 1Ì64 si ha memoria, in un diploma di Federico II, di un pons Cornelii, probabilmente gettato sopra il Dragone; nel 1199 si ha menzione di un altro ponte, detto di Santo Spirito, sul Panaro, tra Vignola e Marano, esistente ancora nel 1281. Nel 1216 è ricordato il ponte, di Guiligua, situato alla foce del Dolo; sopra la Rossenna è ricordato il ponte di Cinzanello, esistente nel secolo XII; ed altri esistevano in quel periodo o nel successivo sparsi qua e là nella montagna modenese, specialmente lungo quegli itinerari che avevano la direttiva per valichi apenninici, In una carta topografica, costrutta da Alberto Balugoli ed edita nel 1571 col titolo di Ritratto della città di Modona et del suo antico contado, sono disegnati i ponti seguenti : 1° di Medola sul Dragone; 2° di Redonelà; 3° della Faxola sotto Barigatia; 4 di Strettara; 5° di Olina; 6° di Valdisasso. La frequenza e l'ubicazione di tali ponti ci fa comprendere come battute dovessero essere le vie alle quali servivano rapirle comunicazioni tra la valle del Po, la Toscana, la Lucchesia, la Garfagnana, Due di queste vie erano principalmente battute, quella che da Modena per Sassuolo, Frassinoro, San Pellegrino, metteva capo in Garfagnana ed a Lucca; l'altra che, risalendo tutta la valle del Panaro, metteva capo a Pistoja. Queste due vie rispondevano presso a poco alle due attuali massime arterie che percorrono l'Apennino modenese, la via nazionale Giardini, per l'Abetone, e la via delle Radici per il passo omonimo scendente in Garfagnana. Queste e le altre strade allora esistenti nella regione erano, naturalmente, mulattiere, quando pur non erano difficili e scabrosi sentieri da percorrersi pedestremente. Erano tracciate dall'uso continuo dei passaggi e dalla pratica dei montanari che servivano per lo più di guida o di scorta ai viandanti, senza criteri tecnici e senza obbiettivo ben determinato, il loro tracciato si cancellava e mutava ad ogni frana, ad ogni irrompere di torrenti o di cascate : si svolgevano tortuosamente