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l'arte Terza — Italia Centrale
I Sassi della Rocca (Rocca Malati» ili Comune di Gniglia, vedi pag. 154) sono tra i pochissimi punti della media montagna dove balze immense di arenarie si presentono all'occhio; cosi la natura del suolo rende accessibili facilmente, anche i più alti culu ni
e nessuno di essi è tale che non possa essere raggiunto con tutti 1 comodi possibili >.
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Da quanto più sopra è detto, appare che i due maggiori fiumi o corsi d'acqua del-l'Apenuino modenese sono ti Panaro e hi Secchia; ai quali seguono il Dragone, il Dolo, la Rossenna, il Leo, il Fellicarolo, il Rio Torto ed una quantità d'altri torrentelli, scendenti dalle valli laterali alla maggiore e di poca importanza.
Il Panaro, o meglio la Scolteuna-Panaro, è il fiume massimo, esclusivo, caratteristico deli'A pennino modenese, la maggior parte del quale concorre a formarne il bacino idrografico superiore, o, per meglio dire, generatore.
La branca originaria del Panaro è il Rio delle Tagliole, scendente dal Lago Santo, sul fianco del monte Giovo a 15U0 111. sul livello del mare, e da altri colatori collaterali, scendenti dal Rondinaio e dall'Alpe delle Tre Potenze, dal Modino di Pieve-pelago; allo sbocco della vallata delle Tagliole, davanti al pittoresco anfiteatro di Pievepelago, si uniscono al Rio delle Tagliole il fiume delle Pozze, che scende per la conca incantevole ili Fiuinalbo da numerose sorgenti che si trovano dentro uno stretto quanto eminentemente pittoresco vallone, detto delle Pozze, avente per sfondo l'Alpe delle Tre Potenze, e poi ad un lato il monte Balzo (1739 ni.) e dall'altro monte Gomito (1892 111.), sul versante orientale del quale si arrampica fra belle pinete, che purtroppo or si vanno diradando, la strada nazionale Giardini fino al passo del-l'Abetone; il fiume di Sant'Anna, colatore della valle ili Sant'Anna Pelago, per la quale sale la strada provinciale che da Pievepelago conduce alla Foce delle Radici ed in Garfagnana, valle chiusa fra monti della catena centrale, Giovo, Nuda. Omo, Romecchio, Spicchio ed Alpe di San Pellegrino da ima parte; sbarrata nel fondo dalla Serra di Santa Maria, che divide il versante ili Sant'Anna da quello del Dragone, e che dall'altra parte è dominata dall'Alpe Sigola, dal Sasso Tignoso e dal monte Rocca.
Questi tre corsi d'acqua, di sovente assai abbondanti ed impetuosi, giungendo a valle davanti a Pievepelago, si uniscono in un sol letto, formando la Scoltenna. E questo l'antico e ligure nome rimasto al fiume modenese nella sua parte superiore: nome che nella parte inferiore fu supplantato da quello di Panaro, venutogli nel medioevo, e molto probabilmente per battesimo avuto dagli abati di Nonantola, che su questo piano, in alto ed in basso, avevano domimi, e vantavano diritti, esenzioni, privilegi. Gli scrittori latini, che ricevettero, si può dire, dalle generazioni e dalle razze anteriori il deposito sacro delle prime e più antiche voci italiane, serbarono al fiume il suo primitivo nome di Scoltenna; e tale essi lo chiamano tanto a valle che a monte allorché vien loro fatto di occuparsene. Soltanto nei più antichi diplomi noiiaiitolani del secolo IX il fiume comincia a chiamarsi Pamm nel tratto di pianura : e fino al XIII secolo si trovano ì due nomi alternativamente usati per il tratto da Vignola in su. Dal secolo XIV in poi il nome di Scoltenna è riservato alla sola parte montuosa, e tale si conserva nel linguaggio popolare anche oggi, sebbene si usi, negli scritti e nelle carte, chiamarlo senz'altro Panaro.
La Scoltenna, da Pievepelago passando per la profonda e lunga stretta di Rio-lunato, fra le falde dei monti Sigola, Rocca, Sant'Andrea, Cantiere di Barigazzo e Mocogno ed il blocco maestoso del Cintone con tutte le sue propaggini occidentali, descrive un ampio arco, intorno allo zoccolo del Cinione stesso, procedendo in direzione da sud a nord e nord-est fino a sboccare in una più ampia vallata che si apre tra il versante settentrionale del Cimone ed adiacenze ed il monte Mocogno, Monte-cenere, Montecuccolo e Gajato, che dividono questo bacino da quello della Rossenna.