Mirandola
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d'Italia e di Francia; fu a Padova, a Venezia, a Ferrara. Datosi allo studio delle lingue, oltreché la latina e le lingue viventi allora, apprese la greca, la caldaica, l'ebraica e l'arabica. Scrisse opere filosofiche ch'ebbero gran pregio presso gli scienziati del suo tempo — ma oggi dimenticate — e fu da quelli chiamato la Fenice degli ingegni, mon-stnim sine vitio; e Macchiavelli, che non era mai troppo benigno nel giudicare degli uomini, lo disse uomo quasi divino. Mori in Firenze, nel 1494, e fu sepolto a San Marco, il convento ove allora trovavasi il Savonarola, suo grandissimo amico.
Giovanni Francesco II Pico, nipote del precedente, fu letterato, filosofo assai apprezzato; l'Ariosto, che gli fu amico, lo chiamò soprumaìio ingegno; ma è noto che messer Lodovico non era difficile nelle amplificazioni. Fu assassinato per gelosia, nel 1533, da suo nipote, nél paterno castello.
Annibale Maffei, nacque in Mirandola nel 1667; andò, per raccomandazioni, alla Corte di Torino ; combattè, per Vittorio Amedeo II, nelle guerre di Piemonte e di Fiandra, guadagnandosi il titolo di maresciallo e gran maestro d'artiglieria. Fu anche diplomatico abilissimo e andò per ì Sabaudi alle Corti di Pietroburgo, Vienna, Berlino, Aja e Londra; maneggio nella stipulazione del trattato di Utrecht e governò come viceré per i Sabaudi la Sicilia dal 1714 al 1719. Morì in Torino, carico di onori, nel 1735.
Giuseppe Luosi, nato in Mirandola nel 1735, grande propugnatore delle riforme politiche e sociali predicate dall'i^ciclo-pedia, e poi attivate, in quanto fu possibile, dalla Rivoluzione francese. Fu membro della Giunta di difesa della Repubblica Cispadana, ministro di giustizia sotto la Cisalpina, membro del Direttorio esecutivo, ministro del Regno Italico, gran giudice e senatore. Fu il vero ordinatore in Italia della nuova legislazione. Morì in Milano nel 1880.
Francesco Montanari, ingegnere, ardente patriota, combattè come ufficiale nel 1848-49; fu coinvolto nel processo di Mantova del 1856; dimesso dal terribile tribunale di Mantova, fu consegnato alla polizia ducale, che lo volle far giudicare per quegli stessi reati politici, dei quali il tribunale statario austriaco aveva ritirato l'accusa. Nel 1860 andò coi Mille in Sicilia, e, ferito a Calafatimi,; morì a Salemi e vi fu sepolto.
Nella numerosa schiera dei patrioti mirandolesi vanno ricordati i fratelli Ippolito e Flaminio Lolli. implicati nelle cospirazioni delle carbonerie dal 1821 al 1827; già fatti segno più volte a persecuzioni per parte del governo ducale, imprigionati nel 1827 sotto l'imputazione di aver partecipato all'uccisione, avvenuta in Mirandola, di un odiatissimo e provocante brigadiere dei dragoni. Ippolito Lolli morì avvelenato per la belladonna somministratagli onde strappargli nel delirio, che questa produce, la confessione del fatto e la denuncia dei complici; Flaminio fu rilasciato dopo lunga prigionia. Amico e compagno di prigionia nel forte di Rubiera del martire Giuseppe Andreoli. ne scrisse con toccante verità la vita semplice ed intellettuale e gli strazianti particolari del supplizio.
Coli, elett. Mirandola — Llioc. Modena — I, T., Str. ferr. e I r.