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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1902, pagine 328

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   l'arte Terza — Italia Centrale
   Guiglia (.1945 ab.). — Amministrativamente questo Comune fa parte del circondario di Pavullo nel Frignano, formandone un mandamento giudiziario, che fu soppresso dalla legge 30 marzo 1890 ed aggregato alla circoscrizione giudiziaria del mandamento dì Vignola. Il territorio del Comune di Guiglia s'interna nella valle del Panaro, sulla sponda destra di questo fiume, stendendosi nell'estremo sud del mandamento in una regione formata da colline ed in parte anche da vere montagne. Il Comune occupa una vasta estensione di territorio e consta delle frazioni di Guiglia, Rocchetta, Montorsello, Pieve Trebbio, Santone, Rocca Malatina, Castellino ed altre località di minore importanza. — Guiglia, capoluogo del Connine (8 chi Ioni, a sud-ovest da Vignola), è un discreto paese di oltre 500 abitanti, sedente in amena posizione sul vertice di un colle a 483 metri sul livello del mare, sulla strada che da Modena per Vignola e Zocca va al confine bolognese.
   L'edilizio di maggior conto in Guiglia è la rocca o castello nella parte più alta del paese, consistente in una massiccia torre merlata con ballatoio a strapiombo e in un grandioso corpo di fabbrica, che nel secolo XVII vennero trasformati in un palazzotto distile barocco. 11 castello apparteneva da lungo tempo ai Montecuccoli, famiglia feudale del Frignano, che quivi dimorava buona parte dell'anno. Un incendio lo distrusse quasi totalmente nel 1361; altre rovine subì nel 1571 per un terremoto; ed infine, nei rifacimenti del secolo XVIII, perdette in gran parte il suo aspetto primitivo. Del secolo scorsoci! in perfetto stile barocco è la maestosa porta d'ingresso di fianco alla torre' della rocca, pur questa mozzata nel secolo XVIII, perchè minacciante rovina. Dall'alto della torre si ha un magnifico colpo di vista sulle vicine montagne del Frignano, sulla sottostante vallata del Panaro tino a Vignola e Spilamberto e sulle alture circostanti, tra le quali vanno ricordate le caratteristiche punte dei Sassi della rocca. Ora hi rocca, ridotta in un delizioso stabilimento balneario con annesso albergo, fu restaurata ed arricchita di magnifici locali per uso di villeggiatura estiva.
   La chiesa parrocchiale di Guiglia, con titolo di arcipretale, ha antiche origini, essendo ricordata in documenti dell'890. Venne rieostrutta ili tempo prossimo al nostro nel mezzo del castello ed è dedicata a San Geminiano, patrono di Modena. Fu quasi totalmente rinnovata nel 1891 ed adornata con ricchi dipinti e scolture.
   Di ben maggiore interesse artistico e storico è la chiesa della non lontana frazione di Pieve Trebbio, dedicata a San Giovanni Battista, nel 1108, dalla contessa Matilde. Ma a giudicare dai capitelli e particolari decorativi l'erezione di quest'edilizio risale al secolo Vili od al IX per lo meno e forse al tèmpo della contessa subì un generale ristauro. La facciata dell'edilizio è ora coperta ila un grosso strato di intonaco, che, ad onta del desiderio degli archeologi, non si credette opportuno di staccare. La porta è ad arco in pietra con semplice modanatura, strombata. I fianchi mostrano ancora scoperti i vecchi sassi riquadrati onde l'edilizio fu costrutto, ed m alto ha decorazioni ad archetti, caratteristiche dell'arte lombarda o romanica; più sotto finestrelle a feritoie e lo zoccolo. L'interno è diviso in tre navate con quattro arcate per lato, sostenute da pilastri a croce, ossia quadrati verso la nave, e con due semi-colonne sporgenti sulle altre due facciate, le quali seinicolonne sostengono, per mezzo dei capitelli le arcate. Questi capitelli furono nuovamente intonacati nell'intento di dare maggior resistenza all'edilizio; ina alcuni che furono di recente scrostati mostrano ornati simbolici, abbastanza interessanti nella loro ingenuità e per la storia dell'arte in questa regione assai importanti, mostrando di essere stati lavorati tra il secolo Vili ed il IX. La chiesa, come tutte quelle del tempo, possedeva la cripta, ora chiusa, e ridotta a dispensa; l'abside fu rifatto in gran parte, ma quello che dell'antico edilìzio romano lascia arguire come tutto l'edilizio sia dovuto a quell'arte, della quale, tra il secolo VII ed il XII, i Cornacini furono in Italia i massimi, per non dire gli unici cultori e professionisti. Le memorie più antiche che si abbiano della Pieve Trebbio risalgono à