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l'arte Terza — Italia Centrale
cortine che terminano coronate da ballatoi a strapiombo e da merli bipartiti od a coda di rondine, come sono anche detti in linguaggio architettonico. Si entra nel castello per due porte successive coronate da merli a strapiombo con lunghe feritoie per le catene del ponte levatoio, ora soppresso. L'interno è ottuso e massiccio, dominato dalle grandi torri, clic costituivano come una specie di fortezza entro il forte, ultimo presidio dei difensori in caso di disperata resistenza, ed unite al rimanente dell'edilizio con un ponticello in legno mobile, che i difensori delle torri potevano togliere o mettere a loro piacimento. Al basso delle torri si osserva una fìnestretta stretta ed alta, con architrave monolito sostenuto da un archetto a semicerchio, ornato sul cuneo, che forata la chiave di volta, da uno scudetto con entro una mitra abbacale, il che, secondo taluni, accredita la tradizione popolare, la quale vuole le torri fondate noli'VI li secolo da Sant'Anselmo I abate di Nonantola. Certo l'edilizio è antichissimo ed è senza forse la parte più vetusta del castello.
Nell'interno del castello, o per meglio dire in quella parte dell'edifizio che serviva di abitazione dei signori e del presidio, ora adibita agli uffici pubblici del Comune, è notevole la piccola cappella dalla vòlta a sesto acuto con costoloni, il che ne dà l'epoca della costruzione, dalla metà del secolo XIII al principio del XIV. Questa cappella è adorna di pitture di ignoto autore, condotte alla maniera giottesca della prima metà del secolo XIV, non mancanti di pregi artistici, ad onta delle molte loro ingenuità. Alcuni di questi dipinti, assai interessanti, sono ben conservati, altri deperiti ed altri, quelli delle lunette, andarono perduti nei ri sta uri dell'edifizio.
Questo castello, sorto, od almeno rifatto, nel periodo delle maggiori lotte comunali, fu il centro intorno al (piale crebbe il prosperoso paese di Vignola, che negli ultimi anni, dacché la linea ferroviaria e la tranivia a vapore lo legano con rapide comunicazioni con Modena e con Bologna, è entrato in un periodo di progressivo miglioramento edili/io, igienico ed economico. Vignola ha vie ben tenute, selciate, fiancheggiate da edilizi in gran parte moderni, taluno anzi di costruzione all'atto recente. Oltre il castello vanno ricordati in Vignola la chiesa parrocchiale, di buona architettura, con un quadro assai riputato dello Stringa; il palazzo dei Bon compagni, grandioso edifizio prospiciente il castello, che la tradizione popolare vorrebbe architettato da Jacopo Iiarozzi detto il Vignola, ma che l'erudito marchese Camper! accertò essere opera di Bartolomeo Tristano, ferrarese; il nuovo ponte sul Panaro, ecc.
Nelle vicinanze immediate di Vignola, sulle prime ondulazioni della collina, trovasi la chiesa della Rotonda, antico santuario del quale si hanno memorie fino dall'820. L'attuale edifizio venne cominciato nel 1401 per ordine del vignolese Bartolomeo Morelli, governatore in Roma. Singolare è l'architettura di questo edifizio, formato da due rotonde in mattoni, l'una più larga al basso e l'altra più stretta, sostenuta allo interno da otto archi, che formano altrettanti nicchioni girati in tondo entro la parte più bassa e più larga. In uno di questi nicchioni fu dipinto, nell'epoca, il ritratto del fondatore in ginocchio davanti alla Madonna; ma è lavoro al disotto della inedia comune della produzione artistica in quel periodo, già luminoso per l'arte italiana.
Vignola ò da antico tempo dotata di istituzioni di beneficenza; ricordiamo frale principali: l'Ospedale, ora Casa di ricovero, fondato nel secolo XIV; l'Asilo rurale di infanzia Vittorio Emanuele e Garibaldi, eretto in ente morale, con un capitale di 48.000 lire; e parecchi lasciti dotali e di carattere elemosiniere per un patrimonio complessivo di circa 000.000 lire.
La frazione più importante del Comune di Vignola, dopo il capoluogo, è Campiglio, con oltre 700 abitanti, sorgente sopra una collinetta piuttosto brulla, 3 chilometri a sud-ovest di Vignola. E luogo antico, ricordato in documenti del 1043: subì varie infeudazioni, tra cui ultima fu quella ai Rangoni, dominatori del non lontano Castel-vetro. Le altre frazioni sono cascinali o gruppi di case rustiche di poca importanza.