1()0 l'arte Terza — Italia Centrale
ai fatti. E perciò, ritornato in Italia, avuta cognizione delle cose, il pontefice fulminìi contro Modena una Bolla, colla quale ne sopprimeva il Vescovado, dividendone la diocesi fra i vescovi più vicini e comandando che mai più Modena dovesse avere l'onore d'una sede vescovile (1150). Proibì inoltre ai Reggiani ed ai Parmigiani di unirsi a Modena ai danni di Nonantola e di Bologna, sotto pena d'interdetto. Questo pericoloso stato di cose fece rinsavire i Modenesi, i quali, fatta la pace con Bologna e con Nonantola, ottennero, l'anno appresso, dal pontefice Adriano IV, successore ad Eugenio III, la reintegrazione del loro Vescovado ed il perdono generale per le commesse disobbedienze.
Altre guerre si rinnovarono tra Nonantola e Bologna con Modena, sempre per le stesse cagioni, sullo scorcio del secolo medesimo e nel successivo XIII, ma con decrescente intensità per ciò che riguardava Nonantola; tanto che nel secolo XIV l'abbazìa non fu più molestata dal Comune di Modena, pur restando ragioni di contrasto fra questa città e Bologna, che voleva imporvi il proprio dominio. 11 periodo signorile fa cessare queste guerre e l'autonomia dell'abbazia di Nonantola e riconosciuta dagli Estensi, diventati, nel secolo XV, definitivamente signori di Modena e territorio, col prendere l'abbazia stessa sotto la loro diretta protezione. La potestà temporale ed anche quella ecclesiastica degli abati di Nonantola eia questo periodo andarono sempre più decrescendo. Le prime cessarono affatto nel secolo XV e le altre si restrinsero al solo territorio di Nonantola. Nel secolo XVII ai Benedettini si sostituirono in Nonantola i Cistcrciensi, i quali, sulla fine del secolo scorso, subirono la legge di soppressione che colpì tutte le Corporazioni religiose. Ritornati dopo il 1814, vennero definitivamente soppressi dalla legge del 1806-07 e l'ufficiatura della chiesa fu affidata ai preti ordinari. Il titolo di abate commendatario di Nonantola ora figura fra i titoli onorari dell'arcivescovo modenese.
Coli, elett. Carpi — Dioc. Nonantola — T2 e T. locali, Slr. feri*, a Modena.
Ravarino (4479 ab.). — Il territorio di questo Comune, già appartenente al soppresso mandamento di Nonantola ed aggregato, per effetto della legge 30 marzo 1890, al mandamento di Modena II, si stende a nord-est di questa città, tra il confine colla provincia di Bologna e la sponda destra del Panaro. Il Comune, di carattere affatto rurale, ha una superficie censita di 2377 ettari. — Ravarino, capoluogo (18 chilometri da Modena e 23 in. sul mare), è una discreta borgata di circa 2850 abitanti, in perfetta pianura, ma resa abbastanza piacevole e pittoresca per l'intensa sua vegetazione e le piante colossali e secolari, di rovere, dì noce e gli altissimi pioppi che vi abbondano. Il paese di Ravarino consta di edilìzi ili gran parte moderni; vasta e di mediocre architettura n'è la chiesa parrocchiale, di antiche origini, ma più volte rifatta e rimodernata. Completano il nucleo comunale, come frazioni, numerosi cascinali, fattorie, casini di campagna e ville signorili sparse per l'esteso territorio. Era queste ultime vanno ricordate le bellissime ville Cavazzoni e Pcderzini.
Il territorio di Ravarino, coltivato con cura estrema ed abbondantemente irriguo, è fertilissimo. Produce cereali d'ogni specie, foraggi, canapa, ortaglie, frutta, gelsi e viti, che danno eccellente lambnisco. L'allevamento del bestiame da stalla e da cortile è industria fiorente del luogo, così pure la conseguente produzione dei latticini. Altre industrie aventi vita in questo Comune sono: una piccola officina meccanica per la proibizione e riparazione di utensili e piccole macelline agricole; la fabbricazione dei carri ed altri veicoli campestri, operata in tre opmei, la produzione dei quali si esporta anche nei Comuni circonvicini della provincia e del Rolognese; attivissima industria casalinga è la lavorazione delle sporte e delle stuoie, delle quali si fa grande esportazione ed a cui sono adibite in media 700 persone, tra uomini e donne.
Cenno storico. — Ravarino è luogo antico, del quale si hanno notizie nelle vecchie carte dell'abbazia di Nonantola, che su questa piaga aveva giurisdizione. Mei periodo