Mandamenti c Comuni del Circondario di Modena
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lungi dal vero lui annoverando tra coloro i quali, come scriveva Ottone IH nel 902, pel corso di 56 anni dispersi avevano e dilapidati i beni della badia nonantolana >.
Soltanto nel principio del secolo XI, per decreto di Ottone III e suoi successori, l'abbazia di Non auto la venne sottratta alla giurisdizione dei vescovi di Modena e ritornata all'antica autonomia.
Altre calamità aspettavano la badia di Nonantola nel periodo comunale, anzi questa fu la prima causa delle inimicizie tra Modena e Bologna e delle conseguenti guerre, durate per oltre due secoli. Ritornata indipendente dalla Curia modenese ed arricchitasi per le donazioni ed i privilegi ottenuti dal signore di Canossa, dalla contessa Matilde in particolar modo, da papa Gregorio VII e dagli imperatori che si successero tra la metà del secolo XI ed il principio del XII, l'abbazia di Nonantola aveva raggiunto ed accresciuto anzi l'antico splendore. Il che dava ombra oltre che alla Curia, anche al Comune di Modena, al quale poco garbava d'avere quella specie di Stato nello Stato, dipendente solo dai pontefici e dagli imperatori. Perciò il Comune di Modena cominciò a sollevare questioni di confini e di giurisdizione, a deviare le acque dal territorio nonantolano, ad invaderne qualche parte ed arrecarvi altre simili molestie. Non sufficientemente in forze per competere con Modena, i Nonantolani cercarono aiuti nelle alleanze e si volsero per questo a Bologna, città che per la sua importanza e per la fama del suo Studio cominciava a primeggiare fra le altre dell'Emilia ed era già in contesa con Modena per ragioni di confini, Nel dicembre del 1 IBI i sindaci del popolo di Nonantola, insieme a due monaci a ciò delegati dall'abate Ildebrando, vennero a Bologna ed ivi nella chiesa di Sant'Ambrogio si strinsero in alleanza con quel Comune. Ciò inasprì maggiormente i Modenesi contro Nonantola; ina non determinò peraltro la rottura definitiva e la guerra famosa, che nella storia medioevale è passata coll'appellativo di Guerra nonantolana. La venuta del pontefice Innocenzo 11, il quale nell'ottobre del 1131 risiedette 111 Nonantola e ne confermò con espressa Bolla tutti i privilegi, e la contemporanea discesa dell'imperatore Lotario in Italia trattennero per tutto quell'anno i Modenesi dal fare atti ostili a Nonantola; ma come l'imperatore se ne fu ritornato in Germania ed il pontefice allontanato dall'Emilia, il rancore accumulato non ebbe più ritegno nè da una parte nò dall'altra e mentre i Bolognesi, uniti ai popoli dì San Giovanni in Persicelo e di Nonantola, facevano scorrerie nel territorio modenese, predando tutto quello che poteva venir loro alle mani, 1 Modenesi facevano altrettanto nel territorio nonantolano e bolognese. Vi furono in quello e nell'anno successivo replicati combattimenti, senza che la vittoria si dichiarasse in definitiva da una parte 0 dall'altra. Oltre di difendere le loro ragioni colle armi in pugno gii abati di Nonantola vollero farle valere anche con argomenti morali e mossero quindi lagnanze presso al pontefice contro l'ostinazione che 1 Modenesi mettevano nel volerli soggiogare. Da Tisa ove si trovava il pontefice Innocenzo II fulminò, il 24 giugno 1135, la scomunica formale contro i consoli della città, minacciando l'interdetto sull'intera città ove quelli non si fossero sottomessi cessando dal molestare Nonantola. Per un po' di tempo e per 1! efletto della scomunica e per la minaccia dell' interdetto, che allora premeva assai sulle coscienze, i Modenesi si sottomisero. Ma nel 1142, alla morte dell'abate Ildebrando, ricominciarono le ostilità e più accanitamente di prima, tanto che nel 1148, in una fazione riescita loro favorevole, i Modenesi, invaso il borgo di Nonantola, lo saccheggiarono e distrussero. L'abate Alberto, che allora reggeva l'abbazia, fece ricorso al pontefice Eugenio III, che si trovava al Concilio di Rheims in Francia, e questi diresse un Breve ai capitani vassalli dell'abbazia nonantolana eccitandoli a difendere i diritti di questa, tenendo testa alla prepotenza dei Modenesi, cui minacciava nuovamente di scomuniche e di interdetti. Nè bastando, contro l'ostinazione di questi nel tenersi il mal tolto e nel continuare le scorrerie ed ostilità nel territorio nonantolano, la minaccia, venne