1()0
l'arte Terza — Italia Centrale
là assai discosti, situati specialmente sulla montagna modenese. La ricchezza dell'abbazia di Nonantola fu nei tempi di mezzo citata come termine di confronto. Gregorio Mo;iaco, che scrisse nell'anno 1002 la Cronaca dell'abbazia di Far fa — data alla luce d il Muratori — avverte essere salito tanto in credito quel < nobilissimo nionistero di Farfa >, sì nello spirituale che nel temporale, ut in loto Regno (d'Italia) non invenirelur simile huic mnnasterio, nisi quod vocalur Nonaniulae.
La maggior attività dei monaci di Nonantola, e questo va riconosciuto ad onore loro, fu spiegata nella bonifica del territorio messo sotto la loro giurisdizione. Questo, l'abbiamo già detto, dove non era acquitrino e palude pel dilagare continuo, senza regola, del fiume e de* canali scendenti dal soprastante agro modenese, era una landa sterile e sterposa ed una fitta impenetrabile boscaglia. All'inai veamento ed all'arginatura del fiume, allo scavo dei canati collettori e di scolo, alla sistemazione generale delle acque, al dissodamento ed alla messa 111 produzione dei terreni improduttivi si applicarono per il corso di varii secoli i monaci di Nonantola, rendendo questa plaga, dal Panaro al Po, prima pressoché improduttiva e disabitata, una delle regioni più ubertose e più densamente popolate dell'Emilia; poiché i grandi lavori da essi iniziati e le concessioni enfiteutiche dei terreni ai coltivatori 0 gruppi di coltivatori, le protezioni, i privilegi e le immunità, che anche per il temporale godevano 1 vassalli dell'abbazia, richiamarono sotto di questa lavoratori da ogni parte del Modenese e del Bolognese, sottraentisi volentieri al duro servaggio della gleba a cui li costringevano i sistemi feudali altrove in vigore, oltreché ai danni ed ai pericoli delle troppo frequenti guerre tra signorotti crudeli, invidi e rivali.
La stessa sua ricchezza e la potenza alla quale era salita attirarono sull'abbazia di Nonantola non pochi guai. L'antico catalogo degli abati di Nonantola all'anno S99 segna la calata degli Un gli eri ed il loro arrivo nel territorio di Nonantola, ove uccisero quanti monaci caddero nelle loro mani, diedero alle fiamme il monastero e la sua biblioteca, ricca fin d'allora d'importanti e vetustissimi codici ; devastarono tutto il territorio, mettendo a sacco, a ferro e fuoco ogni borgata e ogni abitazione. Il solo abate Leopardo con pochi monaci potè, mettendosi in salvo, sfuggire al loro furore. Ma questo fu un turbine passeggiero, ai cui danni il tempo e la sagace operosità dei monaci e dei loro vassalli poterono porre riparo.
Altre non liete vicende apprestava all'abbazia di Nonantola la cupidigia dei presuli modenesi. Questi mal potevano sopportare che una sì ricca e cospicua abbazia, famosa fra le maggiori allora esistenti In Italia, avesse vita autonoma e fosse, sì per il temporale che per lo spirituale, interamente sottratta alla loro giurisdizione. Fu continuo il brigare dei vescovi modenesi presso il papa 0 presso i re, che avrebbero potuto più 0 meno legalmente risolvere la quistione, onde ottenere alla Chiesa modenese l'investitura dell'importante abbazia. Non riuscì a quest'intento se non il vescovo Guido, dipinto dal Muratori come t un gran faccendiere >, che a questo scopo aveva già intrigato con Ugo di Provenza re d'Italia e con Lotario suo figlio e successore, ina che solo da Berengario d'Ivrea riuscì ad avere una carta di donazione (956) e d'investitura dell'abbazia di Nonantola.
< Un monaco — scrive l'erudito marchese Campori in una delle pregevoli sue monografie di storia modenese — 11011 sappiamo se sdegnoso dell'oltraggio patito dai suoi 0 se invece pietoso alla memoria del vescovo, radeva dalla cronaca abbaziale tutto che al governo aveva tratto; pelò da alquante parole tuttavia leggibili argomentare potè il Tiraboschi che Guido, il quale quel grado, per ingordigia di danaro ambito aveva, di tutte le suppellettili d'oro e d'argento venisse man mano spogliando il monastero, così che appena un calice ed un messale colà restassero per la celebrazione della messa. E ancora sta il documento di un livello per lui fatto nel 959 di molte terre presso Nogara, possessi del monastero. Non crediamo pertanto andare