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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1902, pagine 328

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Mandamenti c Comuni del Circondario di Modena
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   di mezzo una delle più insigni d'Italia. Secondo narra la cronachetta anonima della abbazia stessa, riportata dal Muratori e dal l'imboschi, verso la metà del secolo Vili, Anselmo, longobardo, duca del Friuli e cognato al re Astolfo, rinunziò ad ogni carica e pompa mondana attratto alla vita contemplativa e monastica, prendendo l'abito di San Benedetto. Ottenuta dal cognato Astolfo la concessione di vasti terreni nello Apennino modenese, fondò nel 750 l'abbazia di Fanano, cospicuo luogo del Frignano; ma nello zelo di voler diffondere maggiormente l'Ordine, Anselmo ottenne facilmente dal cognato la concessione di un vasto territorio, pressoché abbandonato e paludoso, sulla sponda destra del Panaro, chiamato fin d'allora Nonantola e quivi vi fondò una chiesa ed un ampio chiostro, che intorno all' anno 753 furono consacrati, a quanto sembra, dal vescovo di Modena, Geminiano li. Siccome in quei tempi le chiese od i conventi traevano maggior lustro dalle reliquie di cui erano custodi, cosi al dire della Cronachetta nonantolctna, Anselmo si recò a Roma in compagnia del proprio cognato il re Astolfo, onde impetrare dal papa Stefano II il corpo di San Silvestro. La reliquia del martire fu accordata e da Anselmo portata a Nonantola in grande pompa e collocata nella cripta del tempio sotto l'altare. Ma in questa narrazione, come osserva il Muratori, è da escludere l'andata del re Astolfo in Roma, essendo appunto in quel periodo scoppiato più grave che mai il conflitto fra la Curia romana e la Corte di Pavia. Di questo periodo è pure una Bolla (ritenuta peraltro apocrifa) che esenta dalla giurisdizione del vescovo di Modena e di qualsiasi altro prelato l'abbazia di Nonantola, della quale è eletto primo abate il fondatore stesso, Anselmo, già duca del Friuli. Nello stesso tempo Anselmo fondò un Ospizio per i pellegrini, con un oratorio dedicato a Sant'Ambrogio, a 4 miglia da Nonantola, presso il Panaro, sulla via Claudia, ove questa passava il fiume, donde vuoisi che il nome ne sia rimasto al ponte detto ancora di Sant'Ambrogio. Anselmo governò l'abbazia di Nonantola per circa mezzo secolo e fra i suoi fasti gli storici della Chiesa notano l'aiuto dato a Carlo Magno nella conquista del regno contro i Longobardi, il che non onorerebbe certo il nome di Anselmo fra la sua gente. E che Anselmo si sia unito — forse per fervore religioso — a papa Adriano nell'agevolare la discesa di Carlo Magno in Italia è messo fuori di dubbio dal Muratori, che cita un documento del tempo (775) posseduto dall'abbazia, secondo il quale Carlo Magno fa una sterminata donazione, di beni ad esso abate ed alla sua abbazia, verosimilmente in ricompensa dei buoni servigi a lui prestati in quest'impresa. Questa attitudine di Anselmo abate di Nonantola, che era stato uno dei grandi del regno longobardo, cognato di due re (Astolfo e Racliis), contro finteresse della sua nazione, va forse ricercata più che nel solo fervore religioso, nella passione politica.
   Anselmo fu uno dei maggiori oppositori all'esaltazione al trono di Desiderio, dal quale ebbe molestie ed esilio. Indubbiamente Anselmo, ricoverato in Roma, mise allora tutte le sue influenze personali e di parentela, che non erano poche nella sua nazione, al servizio del papa e di Carlo Magno per affrettare la catastrofe di Desiderio e del regno longobardo. Da ciò l'importanza grandissima che anche politicamente assume durante il periodo carolingio l'abbazia di Nonantola. Anselmo morì in Nonantola nell'anno 8U3 in odore di santità: fu beatificato e per santo è tuttavia venerato in quella chiesa.
   Oltre quella di Fanano, già ricordata, e questa di Nonantola, che fu la maggiore, Anselmo fondò altre abbazie, delle quali una a Vicenza ed un'altra in località non bene definita detta Susonia, sicché a lui ubbidivano oltre 1100 monaci, senza dire dei novizi e dei pulsantes, coloro cioè che avevano chiesto di entrare nell'Ordine e che all'uopo già eransi sottomessi a certe regole e discipline. Sotto Anselmo l'abbazia di Nonantola aveva già raggiunto un alto grado di potenza e di splendore, dappoiché aveva giurisdizione religiosa e temporale su tutto il vasto territorio circostante e più tardi anche su chiese, feudi, monasteri — coi relativi territori — di