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l'arte Terza — Italia Centrale
dì Rotati, del Gfó, accordava speciali privilegi ed immunità — non restano elio pochissime e pressoché inavvStibili traccie.
L'edilizio attuale, al quale recenti ristam i hanno alterato, e non di poco, il carattere, è nello stile corrente in Italia dal secolo XIII al XIV, stile detto gotico, addossato agli elementi dello stile romano, seguito fondamentalmente dai Maestri Comacini. La chiesa è a tre navate, ad ampie arcate ogivali, e non vi sarà mai abhastan/a deplorata l'opera degli imbiancatori antichi e recenti. Come tutte le chiese di grande antichità è perfettamente orientata ed il presbiterio n'ò rialzato sopra una cripta o confessione. Gli altari sono adorni di quadri antichi, taluni dei quali di buona scuola, da intagli in legno e da marini.
Attiguo alla chiesa abbaziale è il Seminario fondato da San Carlo Borromeo, che ne dettava anche la regola. Vi si impartiscono, oltre gli insegnamenti letterari e teologici tutti gli insegnamenti voluti dai programmi governativi per le scuole secondarie. Notevoli in questo Seminario il Gabinetto di fisica per la curiosa sua suppellettile antica ed il Gabinetto di numismatica, per la buona raccolta di monete romane, medioevali e del Rinascimento. Nella biblioteca addetta all'Istituto e che fu già della insigne abbazia, si conservano in gran numero codici preziosissimi per la storia italiana del medioevo, dal secolo Vili in poi: diplomi, contratti, bolle, rotati, antifonari e libri corali antichissimi, con miniature e senza, di grandissimo pregio per l'antichità loro e le memorie storiche che vi si connettono. A questi documenti attinsero assai il Sigonio ed il Muratori; ma più di tutti Girolamo Tiraboschi, che dell'abbazia di Nonantola lasciò una storia diffusa, accuratissima, completa.
I dintorni di Nonantola sono popolati di ville signorili, tra le quali vanno ricordate: la sontuosa villa Sacerdoti, in elegante architettura moderna; la villa Borsari; la villa Salinibeni, ora Rizzi, a Iledù, circondata da un teniniento che è citato a modello dagli agronomi; e varie altre che qui è superfluo il ricordare.
II territorio di Nonantola, antico acquitrino, ove non era sterpeto, bonificato dalla industre sagacia e dall'indefesso lavoro dei monaci nel corso di parecchi secoli, è ora una delle plaghe più fertili ed intensamente coltivate del Modenese. Ogni genere di coltivazione vi è applicato vantaggiosamente, ma in ispecie vi si producono cereali d'ogni qualità: frumento, granturco, riso, avena, foraggi in magnifiche praterie irrigue, canapa, gelsi e frutta. La vite ha nel territorio di Nonantola speciale coltivazione nelle varie qualità di ìambrusco, fra cui è celebre specialmente quello detto di Sor-bara, dal nome della località — frazione di Bomporto — nella quale, come già si disse a suo luogo, è maggiormente prodotto.
L'allevamento del bestiame da stalla e da cortile è in questo Comune fatto su larga scala e per conseguenza vi è pure importante la produzione dei latticini ottenuta in un caseificio, con sistemi che si vanno sempre più modernizzando. Altre industrie del luogo sono la brillatura del riso, esercitata da un opificio; l'estrazione dell'olio di ravizzone e di noce; la confezione di carne suina in salami, zamponi, prosciutti, di cui si fa notevole esportazione anche dalla provincia.
Cenno storico. — L'Abbazia dì Nonantola. — La presenza di una terramara nelle vicinanze di Nonantola e precisamente nella località di Redi (villa Rizzi) dinota come questa plaga fosse abitata anche nei tempi preistorici; anzi, secondo le osservazioni e gli studi fatti in proposito, la terramara di Redù segnerebbe l'estremo limite della plaga modenese, verso nord, abitata dalla misteriosa popolazione delle terremare. Il cumulo di Redù ha dato e dà sempre, man mano che lo si scava, oggetti in osso e bronzo, vasi o cocci in ceramica, testimoni della vita e della presenza di quella razza primitiva, giunti lino a noi attraverso il 11011 breve spazio d'oltre quaranta secoli.
Ma la sua celebrità nella storia e nel mondo degli storici, per il prezioso materiale a questa fornito, Nonantola la deve alla famosa sua abbazia, che fu nei tempi