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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1902, pagine 328

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   l'arte Terza — Italia Centrale
   Statuto, sul modello di quello adottato iu Piemonte. Queste velleità liberali del duca durarono fino a che la rotta di Novara nel 1849 non ebbe del tutto sopite le speranze italiane e dilazionato per qualche anno l'avvento della indipendenza patria,
   Dal 1819 al 1859, il ducato di Modena non fu altro che una provincia dell'impero austriaco, governata da un arciduca più o meno autonomo. Francesco V non fu se non un esecutore di ordini venuti da Vienna, strettamente pedissequo a tutta la politica imperiale. Cosi il Governo ducale si rese sempre più inviso alla popolazione, affrettante colle speranze gli avvenimenti. 1 migliori e più arditi avevano emigrato in Piemonte ed a Genova. Perseguitò i liberali, tra cui l'ing. Montanari, implicato nei processi di Mantova, che amnistiato dall'Austria, ebbe, cosa inaudita, a subire processo, prigionia e condanna all'ergastolo da una Commissione ducale, per quegli stessi reati politici pei quali l'Austria lo aveva amnistiato. Istituì una Commissione stataria a Carrara, ove era forte il fermento degli animi: e quivi pure avvennero feroci repressioni.
   Ma spuntò finalmente l'anno della liberazione, il 1859. La notizia della alleanza franco-sarda fu il segno dell'agonia per il Governo ducale: gii ultimi atti del quale furono inspirati alla più sospettosa reazione, al punto di proibire per pubblico editto che i cittadini parlassero delle cose del giorno.
   L'entrata in campagna degli alleati franco-sardi fu il seguale della partenza definitiva. Cominciarono ad allontanarsi da Modena la duchessa colle sorelle ed ì nipoti, i Borboni spodestati di Spagna. Poi, all'annunzio delle vittorie di Montebello, di Balestro, di Magenta — della liberazione di Milano — dell'avanzarsi degli alleati sulla linea di Piacenza e Panna, e dell'affrettata ritirata degli Austriaci sul Mincio, il duca si decise, e questa volta definitivamente a lasciare i suoi Stati. La mattina dell'I 1 giugno 1859, alla testa delle sue truppe, con 4000 uomini, Francesco V partiva da Modena, dirigendosi a Mantova ove si ricongiunse coll'esercito austriaco.
   Nello stesso giorno, a Modena fra l'entusiasmo popolare costituì vasi un Governo provvisorio, che rinnovando i voti del 1848, fece subito adesione alla causa nazionale, e mandò due rappresentanti proprii al campo, onde manifestare al re Vittorio Emanuele ì sentimenti della popolazione modenese. Il giorno 14 arrivarono da Parma un distaccamento del Corpo Reali Navi, ed un drappello di carabinieri, accolti da frenetiche dimostrazioni popolari: e nello stesso tempo assumeva il governo delle Provincie modenesi, col titolo di Commissario provvisorio del re, Luigi Zini, già esule e perseguitato dal Governo ducale fin dal 1848. E qualche giorno appresso, arrivava, in Modena, dittatore per l'Emilia, Luigi Carlo Farini, al quale Cavour aveva specialmente commesso l'incàrico di preparare il plebiscito per l'annessione definitiva degli Stati Estensi al Regno d'Italia, allora iu formazione nel nome di Vittorio Emanuele II. Nel marzo 1860, il plebiscito dell'Emilia includeva l'annessione dello Stato Estense al Regno d'Italia sotto la dinastia di Savoia: il 24 dello stesso mese, convocati i collegi elettorali, venivano eletti i deputati modenesi, che intervennero alla memoranda legislatura del Parlamento subalpino inauguratasi il 2 aprile dello stesso anno, nella quale venne fatta la proclamazione del Regno d'Italia (17 marzo 1861).
   Da allora 111 poi Modena fu capoluogo di una provincia del nuovo regno e tutto lo Stato Estense venne diviso in tre provincie: Modena, Reggio Emilia e Massa Carrara.
   UOMINI ILLUSTRI
   Numeroso è il contingente di cittadini illustratisi in ogni ramo dello scibile umano e per patriottiche virtù dato da Modena e suo territorio. Ne ricorderemo, in rapida corsa fra i secoli, i più preclari :
   Secolo XllJ. — Bonaventura da «vignano, giureconsulto insigne e lettore di legge allo Studio di Bologna.