Modena
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nell'animo del duca e la sua vendetta ebbe pieno effetto. Il tristissimo Governo di Francesco IV ilnrò fino al 21 gennaio 181(5, nel qual giorno, questo « Tiberio in diciottesimo > inori di cancro allo stomaco.
Gli successe il figlio Francesco V, assai più corto di mente, ma ni pari di Ini imbevuto di pregiudizi reazionari ed asservato al più cieco sanfedismo. Perciò egli volle camminare sulle orme del padre. Suo primo atto politico fu di rifiutare l'adesione alla proposta ili una lega doganale fra gli altri Stati italiani, ideata da Pio IX, salito allora Il pontificato con grandi idee di riforme, di libertà. A qualunque domanda di riforme per parte dei suoi sudditi oppose sempre ostinate ripulse. Egli si abbandonò, come suol dirsi, a corpo morto, interamente in braccio all'Austria, ne conobbe altra politica, altra ragion di Stato clic non gli fosse dettata dai suoi congiunti e signori di Vienna.
Naturale quindi che il 1818 lo travolgesse, al pari di tutti quelli che all'Austria si attaccavano. La notizia della rivoluzione scoppiata a Vienna, della caduta e della fuga di Mettermeli» delle riforme costituzionali promesse dall'imperatore; dell'insiir* rezione scoppiata e trionfante a Milano ed a Venezia; di tutta la Lombardia in armi ed in rivolta; della costituzione data a Torino ed a Napoli, l'agitazione ed il fermento sempre più minaccioso dei suoi sudditi che domandavano riforme liberali, sgominarono quello spirito angusto ed ostinato, che solo all'estremo e perchè il popolo tuoi ni tu a va m piazza si lasciò persuadere a concedere trecento fucili per la guardia civica ed a promettere migliorie politiche, senza pure dir quali Ma non reggendogli l'animo di cedere tutto alla rivoluzione, preparava intanto la fuga per la propria famiglia e per sè. Infatti, mentre la moglie, Aldegonda di Baviera, col personale di Corte, i nipoti Borboni di Spagna, le più preziose suppellettili, e colla scorta di 300 Ungheresi era già avviata sulla strada di Mantova fin dalla sera, egli, istituito un Consiglio di reggenza, all'indomani prima del mezzogiorno, partiva colla scorta dei suoi dragoni per la stessa direzione. Il Consiglio di reggenza da lui istituito non durò in vita che il tempo necessario di sentirsi intimare la decadenza dal Governo provvisorio costituito per voto di popolo. Immenso fu il tripudio della cittadinanza per la partenza del duca, e per l'instaurazione di un Governo che si metteva all'unisono col sentimento popolare, ed aveva per base di programma, la partecipazione alla guerra d'indipendenza. E vi parteciparono infatti le truppe modenesi, sostenendo specialmente a Governolo, sulla sponda sinistra del Po, una gloriosa fazione, contro gli Austriaci, guadagnandosi perfino il plauso degli stessi nemici. Altri fatti d'armi sostennero le truppe modenesi nel territorio mantovano oltre quello di Governolo: e specialmente va ricordato quello di Castel Belforte. Gli ufficiali modenesi che più si distinsero in quelle guerre furono il Fontana e l'Araldi che passati poi nell'esercito sardo, e dopo il 1859 nell'esercito nazionale, ne percorsro i più alti gradi.
Il Governo provvisorio modenese del 1848 fu temperato, attivo zelatore degli interessi patrii e del sentimento nazionale, ma per cause ambienti ed estrinseche cadde negli errori che furono comuni a tutti gli altri corpi consimili, in quel memorando momento. Oltre l'aver mandato le truppe regolari e le squadre dei volontari in Lombardia a combattere contro l'Austria, l'atto politico di maggior importanza del Governo provvisorio modenese fu d'aver promosso, in omaggio al concetto unitario allora prevalente, l'annessione di Modena al Piemonte. 11 re Carlo Alberto, ricevendo il voto delle provincie modenesi, vi mandò nel giugno a commissario suo il marchese Sauli, senatore del regno. Ma, volgendo le cose della guerra di indipendenza alla peggio al li 4 agosto il commissario Sauli ed il presidio piemontese dovettero abbandonare la città, dirigendosi per il Frignano inLunigiana: e pochi giorni dopo, il 10 agosto, vi rientrava, condotto (lai reggimenti croati, nel lutto generale, il duca Francesco V. Riassumendo il potere il duca promise riforme migliori, e perfino una costituzione dando incarico al magistrato e storico Giulio Cesare Vedriani di preparare uno