Modena
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Saputo che l'Austria, rompendo il patto del non intervento, si accingeva, a passare il Po ed a soffocare il movimenta rivoluzionario, e che il Governo di Luigi Filippo, mancando a tutte le sue promesse e a tutte le sue lusinghe, si disinteressava della questione italiana ed abbandonava i liberali italiani alla loro mercè, i Governi provvisori di Modena e Bologna organizzarono affrettatamente la difesa cui affidarono al generale Carlo Zuccbi, avanzo delle battaglie napoleoniche, e che nella ltussia particolarmente, come generale di brigata, aveva compiuto prodigi di valore. Il generale Zucclii, che allo scoppio della rivoluzione era accorso da Milano, ove il duca lo aveva confinato, per offrire il suo braccio alla causa della libertà, riunì sotto di sè le maggioii forze che fu possibile, date da Parma, Reggio e Modena: tre o quattro migliaia di uomini, male armati, mal disciplinati, poco adatti alle imprese guerresche, della guardia civica. Gli Austriaci, sotto il comando del generale Geppert, in seimila avevano passato il Po, e divisi, una colonna marciava su Parma e l'altra, preceduta dalla truppa estense sotto il comando dello Stanzani, procedeva sopra Modena. 11 duca seguiva col quartier generale. A Novi l'avanguardia estense ebbe uno scontro con circa duecento civici modenesi, che sotto il comando di Antonio Morandi — il cospiratore del 1821, compromesso nella uccisione del Besini, rientrato in patria — si erano ivi asserragliati opponendo energica resistenza. Ma, sopraffatti dal numero, dopo un vivo combattimento dovettero ripiegare su Modena, lasciando sul terreno una quarantina di morti.
Riconosciuta impossibile la resistenza della città di fronte all'avanzarsi del grosso delle truppe austriache, che disponevano anche di un reggimento di ussari e di una batteria d'artiglieria, i membri del Governo provvisorio ed i più compromessi nel movimento ritiraronsi a Bologna. Lo Zucchi da Reggio accorse ed organizzò una parvenza di difesa sulla linea della Secchia, per trattenere quanto più era possibile Estensi ed Austriaci sull'altra sponda del fiume e dar tempo ai compromessi di mettersi in salvo e di dirigere il maggior nerbo delle sue forze su Bologna, ove sperava conseguire maggior successo. Infatti, distrutto il ponte Alto, ch'era allora in legi o, e stabilite scolte sugli argini del fiume, riuscì ad ottenere una sosta tanto dagli Estensi che dagli Austriaci; ma alla mattina del giorno 9, costrutto dai pionieri estensi e dai volonterosi contadini eccitati dal clero un nuovo ponte, le truppe, col cui grosso marciava il duca, si diressero su Modena, e sul fare del mezzogiorno entravano in città.
Non appena assicuratosi, colle baionette austriache, il trono, Francesco IV cominciò le sue feroci rappresaglie. Istituì subito una Commissione militare per giudicare coloro che avevano promosso il movimento rivoluzionario stando con Ciro Menotti il 3 febbraio; istituì poi un Tribunale statario per giudicare coloro che durante la sua assenza avevano preso parte al movimento, ad atti del Governo provvisorio e contro la sua autorità. Da Mantova, ove era chiuso in quel castello di San Giorgio, la vittima predestinata del duca, Ciro Menotti, fu fatto venire sotto buona scorta a Modena per essere giudicato. Commissione militare e Tribunale statario, senz'ombra di formalità che dessero alle loro funzioni aspetto legale, si posero subito all'opera, ed in breve la prima pronunziò trentadue condanne, delle quali quattro capitali mediante impiccagione, le altre all'ergastolo in varie graduatorie. Il Tribunale pronunziò ottanta tre condanne, delle quali tre capitali. Delle condanne capitali furono sanzionate dal duca quelle che colpivano Ciro Menotti, per ì fatti del 3 febbraio, ed il dott. Vincenzo Dorelli, colpevole di aver rogato l'atto dichiarante cessata l'autorità ducale in Modena. Il Borei li J che già era in salvo a Bologna, prima che questi pseudo-tribunali si costituissero, volle ritornare — contro il parere degli amici tutti — a Modena per rivedervi la famiglia, sentendosi, egli diceva, tranquillo nella coscienza di non aver commessi atti meritevoli di pena. Fu arrestato, giudicato e condannato. Il duca, sanzionando la condanna dalla sua via del Cat.taio, stabilì anche con grande cura di dettagli tutto il cerimoniale della duplice esecuzione.
90 — fca l'atriu, voi. Ili, parte 8».