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l'arie Terza — Italia Centrale
necessità di un governo provvisorio. Nel calore della discussione s'infiammò tanto, die strappò dalle mani del consultore Gruidelli il chirografo ducale che lo nominava vicario ducale in Modena. Il debole Consiglio di Reggenza, sbigottito, dovette annuire alle domande, eccettuata la costituzione del Governo provvisorio.
Frattanto il popolo, guidato dai suoi capi, correva alle carceri di Sant'Eufemia, del Palazzo comunale, ed all'ergastolo, in Cittadella, ov'erano detenuti quelli colpiti dalle maggiori condanne. Novantacinque cittadini riebbero cosi la libertà, e fra questi se ne trovavano ancora parecchi implicati pur essi nel moto e nelle agitazioni carbonare del 1821, giudicati dal famigerato tribunale statario di Itubiera, ed il Gaetano Ronzoni sospetto di complicità (sembra ne fosse realmente l'esecutore) nella uccisione del poliziotto Resini, tenuto nell'ergastolo da nove anni senza parvenza dì processo, 11011 per condanna di giudici, ma per arbitrio del duca.
Alla sera stessa, imponendosi alle riluttanze del Consiglio di Reggenza, venne costituito un Governo provvisorio, nel quale, mantenendo il Podestà ed i Conservatori della città che erano in carica, furono messi come membri di nomina popolare gli avvocati Biagio Nardi, Leopoldo Bellentani e Francesco Cialdini.
Ba ogni parte dello Stato affluiva gioventù volonterosa di combattere per la libertà della patria; uomini ardenti di patriottismo, che offrivano e braccio e vita e mezzi al Governo provvisorio. Ma questo, irresoluto e debole, ibridamente composto dì individui che ripetevano la loro autorità dal duca, che. del duca si dichiaravano ossequientissimi e da liberali eletti per mandato popolare, si mostrò inadatto alla bisogna, incapace di funzionare. Allora molti cittadini, riunitisi nel Palazzo comunale per la difesa della patria, con solenne deliberazione rogata dal notaio dott. Vincenzo Borelli, dichiararono cessata l'autorità del duca, per il fatto della sua fuga ed abbandono della città e provincia di Modena, senza pur lasciarvi quel battaglione di linea che doveva formare la difesa del popolo modenese e dello Stato da cui era mantenuto. Fu nominato quindi un dittatore nella persona dell'avvocato Biagio Nardi, persona moralmente degna e di provato liberalismo, ma d'animo mite, impari, più che all'ufficio, al momento; ed aggregati al dittatore furono tre consoli ed un segretario; questo Consesso doveva avere autorità tino alla convocazione dei Comizi ed alla costituzione di un Governo definitivo.
Il lavoro di questo Governo provvisorio fu particolarmente di organizzare la guardia civica, ed ili ciò oprando con molta sollecitudine ed energia il Nardi ed il comandante Maranesi, riescirono presto nell'intento; il compito politico era di preparare i Comizi e di combinare la lega delle città di Modena, Bologna, Reggio e Parma nel comune intento. Fra le. leggi civili promulgate dal Governo del dittatore Nardi ve ne furono molte inspirate al vero progresso ed alla civiltà dei tempi: fra queste l'affermazione dei diritti civili agli Ebrei, conguagliandoli di fronte allo Stato e nello Stato agli altri cittadini.
Il duca da Mantova — ove si trovava — bandiva proteste dichiaranti nulli tutti gli atti del Governo provvisorio lesivi alla sua autorità; e poiché colle sue lettere non gli riesciva di persuadere il Governo austriaco ad uscire dalle riserve, che si diceva gli erano imposte dall'accettato principio del non intervento, ed accordargli le forze necessarie per rioccupare militarmente i suoi Stati, fatte ritirare le sue truppe che erano rimaste sul confine modenese in attesa ad Este, mandata la moglie e la famiglia a Gorizia, si diresse, e rapidamente, a Vienna ove colla parola riesci meglio che colle lettore a convincere l'Imperatore e Mettermeli a lasciare le fisime del non intervenlo e ad intervenire direttamente nelle cose italiane, prima che la rivoluzione prendesse piede davvero e divampasse in tutta la penisola. Furono, per sua suggestione, dati subito gli ordini al Comando generale di Verona ili concentrare in Mantova seimila uomini e tenerli pronti a passare il Po, non appena ne fosse venuto l'ordine.