Modena
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Fanti Manfredo, Fanti Gaetano, Castiglioni Silvestro, Ruffini Gio. Batta, Rizzi Ignazio, Usiglio Angelo, Fabrizi Luigi, Fabrizi Carlo, Buffagni Costante, Casali Francesco, Nicola Manzini, Martinelli Domenico, Bignardi Giacomo, Cavalli Pietro, Modini Andrea, Giacomazzi Antonio, Adani Luigi, Gibertoni, alias Caleffi Angelo, Vandelli Raimondo, Brevini Giuseppe.
Contemporaneamente a Modena insorgevano nel territorio Carpi, Sassuolo, Bastiglia, Mirandola ed altre località; le popolazioni delle campagne ben lavorate da Menotti e dagli altri affigliati erano in fermento e si costituivano in bande e marciavano su Modena. Il duca, preso da sgomento, in quella notte stessa spediva staffette a Mantova ed a Verona, onde invocare l'aiuto dei reggimenti austriaci, e nel contempo scrisse al conte Malaguzzi, governatore di Reggio, il famoso biglietto rimasto alla storia (Nicomede Bianchi, 1 Ducati Estensi, voi. I, pag. 54), così concepito: « Modena, 3 febbraio 1831. — Caro Malaguzzi: Questa notte è scoppiata contro di me una terribile congiura. I cospiratori sono nelle mie mani. Mandate il boia. — Francesco >.
11 boia, Antonio Pantoni, che prestò gli ultimi suoi lugubri servizi al regno d'Italia, fu inandato subito, e nell'Archivio di Stato modenese — documento dell'ammirabile sollecitudine e regolarità di quel servizio — havvi la nota delle spese sostenute in quella occasione dal capo-custode dell'ergastolo F.Boselli per alloggio, vitto e trasferta dell'esecutore di giustizia!
Ma la presenza del boia in Modena fu inutile. Gli avvenimenti incalzavano: tutto il territorio era in sollevazione. Alla sera del 4 giunse in Modena al duca un corriere annunciante l'elezione di Gregorio XVI al pontificato e nello stesso tempo la sollevazione di Bologna e la costituzione di un Governo provvisorio; che le truppe avevano fraternizzato col popolo e che 5000 uomini da Bologna marciavano su Modena con cannoni e cavalleria.
Siccome gli insorti di Carpi avevano intercettate le staffette dal duca dirette a Mantova ed a Verona per chiedere l'intervento dell'Austria, non vedendo arrivare l'annuncio della partenza dei sospirati reggimenti austriaci, li duca decise di allontanarsi colla famiglia da Modena e rifugiarsi, secondo il solito, sotto le protettrici ali dell'aquila austriaca. Alle 9 di sera del giorno 5, prese tutte le disposizioni per assicurare le strade, colla scorta di circa 700 uomini di truppa fra linea, guardie nobili e dragoni sotto il comando del colonnello Stanzani, usciva da Modena dirigendosi a Mantova, dopo aver affidato il governo ad una Reggenza formata dei primi consultori di ogni dicastero e del podestà di Modena, e dopo aver pubblicato un proclama annunziale che la sua assenza sarebbe stata breve. Nel corteo delle carrozze di corte, insieme ad un milione di lire italiane tolto dalle casse pubbliche per ogni eventualità, il duca non aveva obliato di condurre seco la sua preda del giorno innanzi, Ciro Menotti, l'unico fra i cospiratori che avrebbe potuto smascherarlo e comprometterlo seriamente, per i passati intrighi, col principe di Mettermeli e l'Austria. Giunto a Mantova il duca affidò il prezioso suo prigioniero alle cure della gendarmeria imperiale, che lo rinchiuse nel castello di San Giorgio.
Frattanto a Modena, appena divulgatasi all'indomani la notizia della fuga del duca, tutta la città fu in sollevazione. 11 popolo adunato sulla piazza domandava armi, guardia nazionale, riforme liberali. Furono delegati dal popolo alcuni cittadini perchè si recassero al Consiglio di Reggenza a manifestargli la volontà popolare: furono Gaetano Malmusi, dott. Antonio Delfini, dottori Antonio e Gaetano l'ampollini, dott. Paolo Fabrizi, dott. Pietro Ansalini, Antonio Paltrinicri e dott. Vincenzo Barelli, Domandarono la istituzione della guardia nazionale, la liberazione dei prigionieri politici, il disarmo della guarnigione, la formazione di un Governo provvisorio.
Il dott. Borelli, sul quale più tardi doveva piombare terribile la vendetta del duca, sostenne calorosamente la causa dei detenuti politici ed insistentemente dimostrò la