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l'arie Terza — Italia Centrale
del lavoro già compiuto. Fu stabilito che la rivolta della città, alla quale dovevano corrispondere t centri della campagna e delle altre città della Romagna, avvenisse nella notte dal 3 al 4 febbraio. I capi che dovevano condurre il movimento modenese, oltre Menotti, erano: Manfredi e Gaetano Fanti; ì quattro fratelli Fabrizi: Nicola, Paolo, Carlo e Luigi ; Silvestro Castiglioni, Giambattista Raffini ed altri animosi.
Conscio dei preparativi per l'attivo spionaggio da lui stabilito intorno al Menotti ed agli altri, il duca si preparava a tener testa ai ribelli: così sin dal giorno 3 febbraio fece arrestare Nicola Fabrizi ed un altro presunto membro del partito rivoluzionario; ordinò al generale Achille Fontanelli, sul quale i rivoluzionari facevano grande assegnamento, di allontanarsi illieo dalla città; sfrattò da Reggio il generale Carlo /ticchi, altro avanzo dell'esercito italico e delle battaglie napoleoniche, e prese colla polizia ed il comando militare tutte le disposizioni per sorprendere nella notte i cospiratori.
Sull'imbrunire del 3 febbraio i cospiratori cominciano a riunirsi in diversi punti della città, specialmente nella casa di Ciro Menotti: là si preparavano con attività febbrile le armi e le munizioni, e là era pronta una bandiera tricolore avuta dalla nobil donna Rosa Rangoni Testi. Verso le otto di sera la casa Menotti, ove già erano raccolti i cospiratori, comincia ad essere circondata dalla polizia; tutti i dintorni perlustrati dalle truppe. Alle otto e mezzo il colonnello Sterpili! ed il capitano conte Ooronini, dei pionieri con alcuni dragoni erano entrati nel cortile di casa Menotti, e salita la scala avevano bussato all'appartamento di questi, intimando di arrendersi e rimettersi alla clemenza del duca. Furono accolti ila una scarica di moschetteria, per la quale due dragoni rimasero uccisi sul pianerottolo ed altri feriti. Dovettero retrocedere ed uscire in istrada a chiedere rinforzi. Furono subito mandati avvisi al duca, che teneva circolo in palazzo, ed in cittadella. Il duca, indossata la divisa militare, circondato da numerosa guardia nobile, uscì dal palazzo, mentre sopraggiungeva il battaglione di linea comandato dal colonnello Stanzani. Il duca fece collocare questa truppa sul piazzale ove Iure erano stati condotti quattro pezzi d'artiglieria; poi si diresse alla casa Menotti, dove era vivissimo il fuoco di moschetteria fra i cospiratori e le truppe, ed i dragoni che la circondavano. Francesco IV fece cessare il fuoco, e declinando il suo nome ordinò la resa. Gli fu risposto con una scarica di moschetteria. Ad una nuova intimazione risposero altre scariche; sicché fu dato ordine alla truppa di agire. Venne chiuso ogni adito alla casa Menotti, e fu contro di essa appostato uno dei pezzi di artiglieria fatti venire dal palazzo ducale. Alcune scariche a mitraglia contro le finestre dalle quali i cospiratori mantenevano il loro fuoco di fucileria, resero ben presto questi nella impossibilità di continuare la difesa. A mezzanotte, continuando il cannone le sue scariche contro la casa, i cospiratori si arresero a discrezione.
Alcuni tentarono fuggire da una parte posteriore della casa o di passare pei tetti nelle case contigue ; ma non fu loro possibile. Ciro Menotti fu arrestato mentre con una fune si calava da una finestra in un vicoletto che portava sulle mura. Era ferito leggermente da una fucilata alla spalla; fu condotto in cittadella. Chiese subito un colloquio col duca; ina gli fu negato.
La soldatesca, esultante per la vittoria, come — ben lo nota uno storico locale — se avesse conquistato una fortezza di primo ordine, irrompeva furibonda nella casa. Tre o quattro indomiti a capo della scala tentano coi pugnali alla mano di aprirsi un valico fra le truppe; ma, feriti, sono presi ed insieme agli altri ammanettati e fatti segno di poi agli insulti della sbirraglia. Vennero condotti al corpo di guardia del palazzo ducale, credendosi che dovessero essere immediatamente fucilati; ma furono tradotti nelle varie prigioni della città. 11 ricco appartamento del Menotti fu saccheggiato. Non sono concordi gli storici nel riferire il numero dei combattenti in casa pienotti. Il Silingardi fa i nomi di quaranta arrestati; ma certamente non tutti furono fra i combattenti. I nomi accertati dalle sentenze sono ventuno, cioè: Menotti Ciro,