Modena
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nel concetto rlei liberali o rivoluzionari — come sommariamente allora dicevnnsi italiani di creare dell'Italia un regno indipendente, sottratto dalla egemonia opprimente dell'Austria e dalla politica di Mettermeli. Francesco IV, che avrebbe ambito d'esser il re di questo regno dell'avvenire, sebbene colle feroci repressioni del 1821-1822, il supplizio dell'Andreoli e le prigioni rigurgitanti di detenuti politici inspirasse diffidenza e sospetto a tutti, seppe blandire ed illudere sì bene due fortissimi patrioti modenesi, che sul serio, questi, fidando nel suo assenso, si diedero a preparare una vasta organizzazione rivoluzionaria, la quale avrebbe avuto per iscopo l'ambita costituzione d'Un Regno d'Italia indipendente, coli'un io rie di quelle regioni che allora erano più specialmente sotto l'egemonia austriaca, cioè il Lombardo-Veneto, l'Emilia, la Toscana ed il piccolo ducato di Lucca. Questi patrioti che si misero a capo del partito rivoluzionario modenese furono il dottore Enrico Misley, inglese di origine-ma modenese di nascita, ed il carpigiano Ciro Menotti, giovane ardente, ricco industriale e commerciante,che teneva casa anche in Modena, ove aveva grandi aderenze e clientele. Fu il Misley, che a nome di 1111 Comitato italiano rivoluzionario di Parigi in cerca dell'i uomo > sul quale poter contare per farne il futuro re d'Italia, fece le prime aperture col duca Francesco IV. Questi prestò facile orecchio: tanto più che, avendo la forza ed il coltello, come suol dirsi, per il manico, risvegliandosi i sospetti dell'Austria, si teneva premunito per dimostrare che il suo giuoco era in partita doppia onde scoprir meglio e in servizio dell'Austria le mene dei rivoluzionari.
Le giornate di luglio in Francia ed il trionfo della monarchia borghese sorta sotto gli auspici del repubblicano, ma anche rimbecillito Lafayette, aprirono grandi speranze negli animi degli Italiani Fu una ripresa attivissima del lavorìo del Comitato e dei cospiratori. Frequenti i viaggi di Menotti e del Misley a Parigi ed a Londra, coperti 1 primi dalla necessità della sua industria del truciolo. Luigi Filippo ed 1 suoi ministri e fautori maggiori erano larghi di promesse per i cospiratori italiani: la proclamazione di quella grande mistificazione che fu il cosidetto principio del < non intervento » raddoppiò le illusioni e parve agli ardenti cospiratori il prodromo della soluzione della questione italiana. Menotti ed il Misley viaggiavano continuamente il Bolognese, la Romagna, la Toscana, il Piceno, onde persuadere quei Comitati dubitosi ad entrare nel moto, che doveva essere la scintilla liberatrice d'Italia, creando il nuovo regno con Francesco IV, l'unico uomo che, ad onta del suo passato odioso contro i carbonari, la situazione indicasse a tale ufficio, e — dicevano i propagandisti — non alieno alla cosa. Ma, mentre Ciro Menotti ed il Misley lavoravano con ardore a questa impresa, Luigi Filippo, assicuratosi che l'Austria, la Russia ed altre potenze lo avrebbero lasciato indisturbato sul trono, perduto dal ramo legittimo di Francia ed invano reclamato per il piccolo Chambord, purché non mettesse il naso nelle cose d'Italia e di Polonia, cambiò di tattica e svelò all'ambasciatore austriaco i maneggi dei rivoluzionari italiani nei quali era compromesso anche Francesco IV; questi però, che già aveva fiutato il vento infido da parte di Francia, dimesse le speranze di trono e dì grandezza, si voltò nuovamente all'Austria, dimostrando con lettera alla Cancel leria imperiale d'aver amoreggiato coi rivoluzionari per scoprirne le mene e sventarne i piani. Quindi troncò ogni rapporto con Misley e Menotti, trovando modo, anzi, di metterli in diffidenza come se fossero spie presso gli altri Comitati. Fu allora che cadde la benda dagli occhi del Menotti. Di ritorno da uno dei suoi viaggi di organizzazione, sul principio del 1831, egli scriveva al Misley: < Arrivo in questo momento da Bologna. Bisogna che ti dica che il duca è un birbante. Ho corso ieri pericolo di essere ucciso. Il duca ha fatto spargere voci da sanfedisti che io e tu siamo agenti stipendiati per formare dei centri e quindi denunziarli ». Con 0 senza il duca, le cose erano spinte al punto che Menotti credeva necessario agire. La sua propaganda diventava sempre più difficile; bisognava oprare se 11011 si volevano perdere gli elletti