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l'arie Terza — Italia Centrale
ili Moutecfiiiio. Eccettuati i due primi, tutti gli altri erano per loro fortuna contumaci, e la sentenza doveva eseguirsi in eJligie. Per tutti poi era decretata la confisca dei beni. Gli altri 38 furono condannati in diverse proporzioni alla galera ed al carcere. Le sentenze furono sottoposte alla sanzione del duca, il quale, dopo un mese, alPll di ottobre le rimise, alcune modificate ed altre confermate, al presidente Mignani per la esecuzione. Per don Andreoli fu pienamente confermata la sentenza di morte. Egli era convinto, ed in parte anche confesso, di essere intervenuto ad alcune adunanze di carbonari nella casa dei fratelli Fattori in Leggio e di aver procurato alla setta varii affigliati. Molti cittadini cospicui, cominciando dal vescovo di Reggio dal quale l'An-dreoli dipendeva, nobili e dame fecero ricorso insistente presso il duca e la duchessa per la grazia al mite sacerdote. Francesco IV fu inesorabile. Il rescritto ducale confermante ed ordinante l'esecuzione della sentenza diceva: « Esser PAndreoH stato seduttore della gioventù e più reo nelle sue qualità ili sacerdote e di professore delle quali abusò per indurre i giovani ed attirarli nella società ilei Carbonari > ; e nello stesso giorno che confermava la sentenza per quel primo martire della causa italiana, il duca graziava della a ita un montanaro che con premeditazione aveva assassinato il proprio padre per esimersi al dovere di alimentarlo I
Fu decisa l'esecuzione della sentenza per il mezzogiorno del 17 ottobre II carnefice colla ghigliottina fu prestato dal Governo austriaco e venne ila Brescia. Il vescovo di Reggio, monsignor Ficarelli, invitato a compiere sul condannato sacerdote la cerimonia della sconsacrazione, si ricusò; vi fu allora mandato monsignor Cattaui, vescovo di Carpi. Il palco fu eretto fuor del borgo di Rubiera, nel crocicchio ove dalla via Emilia si staccano due altre strade, ad occidente del vecchio castello. Sin dall'alba le campane cominciarono a suonare l'agonia del condannato, che era stato chiuso nella più orribile prigione del castello: la Carandina. Don Andreoli, avvisato, sereno ed in preghiere attese l'ora fatale. Unico suo atto di ribellione fu il rifiuto del prete mandatogli dal duca per la confessione. Egli chiese l'arciprete parroco di Rubiera, dal quale ebbe gli ultimi conforti. Fu lieto quando seppe che nessun altro sarebbe tratto al patibolo, ed aspettò con rassegnazione l'ora del supplizio. Questa gli venne annunziata dal-l'Astoris, ispettore di polizia addetto al tribunale statario. Ammanettato, seguito da due confortali e da dodici birri, si avviò per uscire dal castello, (piando sopraggiunse un sergente dei dragoni a recar l'ordine che si sospendesse l'andata, mancando ancora trentacinque minuti al mezzodì, ora prefissa per il supplizio. Pigli attese, pazientissimo, seduto sii un muricciuolo del cortile, che quel prolungamento d'agonia trascorresse. Finalmente il corteo si mosse; e mentre fra baleni e tuoni imperversava un terribile temporale, al cospetto ili truppe mandate da Modena e (la Reggio, schierate intorno al patibolo, e di poco popolo piangente e terrorizzato, don Giuseppe Andreoli venne decapitato. Compiuta l'esecuzione, l'uragano cessò ed il sole brillò sul palco infame e sul crocevia, da cui la pioggia aveva lavato il sangue del martire. 11 popolo gridò al prodigio, ed ebbe l'Andreoli in conto di martire; il parroco arciprete di Rubiera, salito sul pulpito, commemorò l'estinto, proferendo severe parole contro lo stesso (luca.
Questa tragedia non placò l'animo del duca, il quale, anzi, scrivendo al presidente del tribunale statario di Rubiera, pur lodandone lo zelo, trovò che non era stato sufficientemente severo con altri imputati, e raccomandando una più rigida osservanza alle disposizioni ila luì date sull'andamento dei processi. Continuarono così i processi che riempivano le carceri ducali di detenuti politici ed obbligavano molti cittadini a prendere la via dell'esilio con danno e dolore delle famiglie.
Nel 1829 colla morte della duchessa Maria Ricci arda Beatrice sua madre, ultima degli Estensi, il ducato di Massa e Carrara viene aggregato a quello di Modena.
L'avvicinarsi del 1830, coll'aura di rivoluzione che spirava qua e là per l'Europa, fa rinascere nell'animo di Francesco IV le sopite ambizioni, poiché sapeva che era