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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1902, pagine 328

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Modena
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   Rifiutarono pure l'ufficio di giudici varii avvocati modenesi, dal duca sollecitati a far parte di quel tribunale. 11 direttore della polizia, Giulio ilesini, colle sue delazioni, i suoi spionaggi, le sue arti doveva fornire il materiale sul quale il tribunale statario di Rubiera lavorava. All'uopo, secondo narra una cronaca manoscritta dal 1815 al 1822, il Ilesini < esercitò, sin da principio, l'ufficio suo di direttore generale di polizia con zelo smisurato e con feroce intenzione. Si circondò di sgherri e di spie, molte pagate e molte no, e queste furono le più infeste, perchè mal note e perchè scelte in ogni classe di persone. Nobili, preti, frati, dragoni ducali, cittadini non pochi trovò inchinevoli alle occulte delazioni. Corrompevansi gli uni e gli altri con lusinghe ed improinissiorii di ducali favori Niun dapprima si guardava, ed in pubblico ed in privato si parlava liberamente. I registri delle persone sospette si fecero ben presto voluminosi. Giungevano qua e là i precetti della polizia senza che si potesse conoscere da che e da chi fossero occasionati. Assai scandali vi furono per assicurata confessione nei famigli. La zizzania si sparse tra mogli e mariti vissuti molti anni in buona armonia e le case furono piene di turnazioni >. Numerosi arresti si fecero a Modena, a Reggio, a Mirandola ed in altre località del ducato. A molti detenuti politici si propinò l'atropina onde'debilitare le facoltà mentali, e nei deliri strapparne le confessioni,
   Ma presto il Resini pagò il ito delle sue male azioni. Rincasando la sera dellì 15 maggio 1822, nei pressi della chiesa di San Barnaba, venne urtato da un uomo che lo colpì con una pugnalata alla gola. Trasportato alla sua abitazione, sopravvisse alcune ore e non potè dare che confuse ed incerte indicazioni sul suo feritore: designando prima un certo Scandiano, poi un Gaetano ronzoni, ma disdicendosi e dichiarando di non aver visto 1 uccisore in faccia. Il duca, da Reggio, ordinò la costituzione di un tribunale statario speciale in Modena indipendente da quello di Rubiera per giudicare gli indiziati di questa uccisione. Furono arrestati i cittadini Gioacchino Zoccoli, Pietro Zoccoli e Gaetano Ronzoni; ma il tribunale per quanta buona volontà vi mettesse non riuscì a trovare prove di colpabilità, e dovette rilasciare i due primi e trattenere il Punzoni, perchè sospetto. Il duca confermò quel provvedimento e mandò d Ponzoni all'ergastolo della cittadella, ove stette fino al G febbraio 1831. Nel frattempo pubblicava un bando promettendo un premio di lire 3000 italiane a chi avesse denunciato il vero uccisore del Resini ed i suoi complici. Ma non vi fu bisogno di quella spesa, perchè venne da Londra, la dichiarazione autenticata del profugo Antonio Morandi il quale si dichiarava autore unico dell'uccisione del Resini. Il governo ducale mise allora una taglia di 200 zecchini per chi avesse arrestato od anche ucciso quel pericolosissimo delinquente. Ma non trovò alcuno che vi si prestasse ed il Morandi, dopo aver preso parte ai moti del 1831, potè nel 1841) comandare eroicamente la difesa di Marghera, e morire pochi anni sono vecchissimo e venerato in patria, dopo aver date 20.u00 lire per l'erezione del monumento, a Ciro Menotti ed alle altre vittime della tirannide ducale, e lasciando al Comune cospicua parte del suo patrimonio per l'erezione del palazzo di giustizia. La dichiarazione del Morandi peraltro non servì a strappare il Ronzoni dall'ergastolo : ove fu tenuto sempre per semplice sospetto.
   La Commissione o tribunale statario di Rubiera frattanto acuiva i suoi rigori contro gli indiziati di carboneria, che le erano stati messi sotto mano dal Resini. L' 11 settembre 1822 pronunciò una sentenza che comprendeva 47 imputati. Nove di questi furono condannati a morte per decapitazione, cioè : Conti Francesco di Mon-tecchio,negoziante; Andreoli don Giuseppe di San Possidonio, professore di umanità; Rosi Prospero, segretario comunale di Montecchio; Conti Sante di Monteccliio; Carlo Franceschini, avvocato, di Burano; Grillenzoni Falloppia conte Giovanni, di Reggio; Pironili Prospero, medico di Reggio; Giovanni Sidoli, di Montecchio; Pietro Umiltà,