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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1902, pagine 328

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   l'arie Terza — Italia Centrale
   a Francesco IV: « Qualunque siano ; suoi torti, non credo che mio nipote non abbia ancora demeritato il regno, gli scriverò e vedrò se sia degno erede di Casa Savoia >. Alle intimazioni di Carlo Felice, Carlo Alberto fu pronto ad obbedire: cedendo la reggenza, e ritirandosi a far atto di sommissione a Novara: indi esulò in Toscana, donde poi passò in Ispagna a prender parte alle guerre dei legittimisti contro i costituzionali. Nel suo passaggio per Modena, Carlo Alberto avrebbe voluto presentarsi al re Carlo Felice, che quivi ancora trattenevasi : ma per suggestione del duca Francesco IV, che nella obbedienza del giovane principe vedeva svanire anche questo suo sogno ambizioso, Carlo Felice non lo volle ricevere.
   L'insuccesso di queste macchinazioni, che già lo avevano messo in mala parte verso l'Austria, persuasero il duca Francesco IV che era tempo di rifar cammino, e fu allora che con strana ferocia si diede alle repressioni politiche, ed alla persecuzione delle sètte, tino ad un certo punto pur segretamente accarezzati per averne l'appoggio ed attenuarne la diffidenza. Specialmente la carboneria fu da lui presa di mira siccome quella che era la più attiva e pericolosa.
   Passando per Modena le truppe ungheresi che si recavano nel reame di Napoli, onde prestar man forte al Borbone nel reprimere il moto costituzionale colà manifestatosi, vennero distribuiti a quelle trnppe manifesti stampati alla macchia, in lingua latina, eccitanti 1 soldati a non prestarsi a quell'opera di reazione, ed a non combattere contro la libertà dei popoli. Propagatori di tali stampati furono i carbonari che avevano istituite, come si diceva allora, molte vendite nei ducati, in Modena, in Reggio e negli altri centri maggiori. La polizia fu subito in gran movimento per scoprire e punire i colpevoli. N'era capo 0 direttore, col titolo di assessore legale di governo, l'avvocato Giulio Besini, uomo d'animo tristissimo per la serie delle persecuzioni e delle macchinazioni poliziesche colle quali il governo di Francesco IV doveva passare odiosamente alla storia, e quel sovrano meritarsi dal Giusti la ben appropriata qualifica di < Tiberio in diciottesimo >. Vennero arrestati e processati varii cittadini tra cui l'abate Giovanni Moreali, latinista e professore di eloquenza all'Università, sospettato autore del manifesto, e Ciro Menotti, allora alle prime prove del suo patriottismo. Eccettuati tre, cioè Maranesi, Malagoli e Fenoli, maggiormente indiziati d'avere diffusi i famosi manifesti, il tribunale, aderendo al voto del procuratore fiscale, prosciolse gli arrestati da ogni accusa. Ciò dispiacque al duca, che pur rilasciando in libertà i giudicati, ordinò alla polizia di proseguire sul loro conto le indagini. Poi per essere sicuro di maggiore severità per l'avvenire, nei suoi giudici, costituì il 15 —il tribunale statario di Rubiera — così detto dall'antico forte ove erano tradotti e custoditi i compromessi politici, col solo ufficio di esaminare e giudicare i sospetti di carboneria. Personalmente il duca scrisse e diede tutte le disposizioni al tribunale sul modo di istruire i processi, dì intimare, pubblicare ed eseguire le sentenze Una Commissione del governo avrebbe provveduto al tribunale ed agli individui che lo componevano tutto l'occorrente, non escluso il boia, perchè non soffrissero alcun ritardo 0 distrazioni nel disimpegno delle loro funzioni: « si terrà in
   < pronto il carnefice (testuali parole del chirografo ducale), si potrà secondo le circo-
   < stanze erigere il patibolo anche preventivamente e si disporrà per aver pronto un
   < religioso il quale assista coloro che fossero condannati >. — Singolare attenzione davvero dettata dall'animo pio del duca!
   Il tribunale statario era presieduto dall'avvocato Vincenzo Mignani, < uomo — dice il Bosellini — senza ingegno e senza coscienza >. — Ne erano giudici 1111 Mattioli di Fanano ed un Toschi, avvocato modenese, < umili strumenti del potere > ; procuratore fiscale Felice Ferri < ignorantissimo e tristo > ; processante (0 cancelliere) un Giambattista Barbieri che fu sostituito a Giulio Cesare Galvani, modesto ma onesto storiografo,, il quale, per quanto devoto agli Estensi respinse con orrore quell'ufficio.