Modena
113
leggi, di uffici veniva dal governo italico. Volle che ogni cosa ritornasse come prima del 1796 : e ripristinò le leggi del duca Francesco HI, datate dal 1771. Ristabilì un gran numero delle corporazioni religiose soppresse durante il periodo della rivoluzione.
Il tentativo di Murat, scompaginò sulle prime l'opera del duca, che all'appressarsi del re di Napoli — ingrato e ribelle verso Napoleone e promettitore fallace dì libertà agli Italiani — fugge colla famiglia a Mantova, sotto le ali protettrici dell'Austria. Con piccolo combattimento riuscitogli vantaggioso sugli Austriaci, tra Bologna e Modena, Murat entra in città il 4 aprile Iti 15: proclama decaduto il governo ducale, e Modena riunita a Bologna nella causa dell'indipendenza. Ma tre giorni dopo, per l'appressarsi di grossi contingenti austriaci, Murat è costretto a sgombrare, e poco appresso Francesco IV d'Austria-Fste rientra in Modena, di nuovo trionfalmente come se ne fosse stato il liberatore.
* *
Gli Austro-Estensi. Il 1859 — Ripristinato nel suo dominio, parve al duca Francesco IV che questo avesse troppo angusti contini perle proprie ambizioni: e poiché sotto l'apparente calma degli animi dopo la Restaurazione fremeva e nel popolo e nelle classi più colte e doviziose un substrato di odio contro la dura e sospettosa tirannide straniera, e l'aspettazione di giorni migliori, ed il culto di ideali di libertà e di indipendenza patria, parve all'ambizioso duca, che il favorire prudentemente quelle aspirazioni potesse a momento opportuno condurlo a maggior fortuna ed ampiezza di Stati. Perciò egli dapprima favorì le mene dei concistoriali, partito dei clericali, disgustati dell'Austria, capitanati dal cardinale Consalvi, segretario di Stato di Pio VII, che si proponeva di annettere la Toscana allo Stato pontificio, l'Elba e le Marche al Regno di Napoli, Massa Carrara, Lucca e parte della Lombardia al regno di Sardegna: e di riunire sotto Francesco IV d'Este, col titolo di re, l'Emilia e parte della Lombardia e del Veneto. Mettermeli, informato di questi maneggi, li sventò facilmente: e fece intendere al duca di Modena di arare diritto se gli premeva l'aiuto dell'Austria ed il conservare lo Stato che aveva: e badasse piuttosto ai carbonari, che stavano minando tutti i troni d'Italia, il suo non escluso. Il sapersi caduto in sospetto alla Corte di Vienna fece ringuainare per il momento tutte le ambizioni di Francesco IV, il quale — abbandonati i concistoriali, che per altro a nulla approdavano — pensò invece di aprirsi la strada alla successione di Sardegna alla quale parevagli d'aver diritto essendo marito ad una delle quattro figlie del re Vittorio Emanuele I, che non aveva avuta successione maschia diretta. Secondo la legge adottata come norma di famiglia dai Sabaudi, in caso di morte o di abdicazione del re Vittorio Emanuele I, il trono sarebbe passato — come infatti passò — al fratello di questi, Carlo Felice: e restando questi, come ormai pareva indubbio, senza figli maschi, la successione cadeva necessariamente sul ramo dì Carignano, rappresentato dall'ali ora principe Carlo Alberto. Proposito di Francesco IV era di far escludere quest'ultimo dalla successione al trono di Sardegna, e di sostituirvisi, come marito di una principessa sabauda. Perciò, circuì di attenzioni e di premure lo zio Carlo Felice, e gli mise nell'animo gravi prevenzioni contro il nipote principe d Carignano.
Quando nel 1821 scoppiarono in Torino ed in Alessandria ì moti costituzionali — alla testa dei quali parve dovesse mettersi il principe di Carignano — Vittorio Emanuele I abdicò frettolosamente in favore del fratello Carlo Felice: e trovandosi questi alla Corte di Modena, nominò reggente Carlo Alberto. Francesco IV, raddoppiò su Carlo Felice le istigazioni a disconoscere i diritti del principe di Carignano al trono di Sardegna. Quantunque fieramente indignato contro il nipote per la parte presa nel movimento piemontese e per le speranze che il suo contegno aveva eccitate, Carlo Felice non osò scuotere la legge fondamentale della sua famiglia e rispose
8'J — S.n l'afri», voi. Ili, i>arte 3\