110 r>-,lc Terza — Italia Centrale
a sgombrare dal territorio modenese. Poco appresso dovettero lasciare anche la Lombardia. La pace di Aquisgrana reintegra il duca Francesco III nei suoi Stati, ed egli nel 1749 dopo quasi sei anni di assenza rientra festeggiato in Modena, e si dà più attivamente al compimento delle opere edilizie da lui già incominciate per il miglioramento e l'abbellimento della capitale, già prima iniziati. Nel 17&0 muore in Modena lo storico Lodovico Antonio Muratori, che era nato a Vignola, da umili genitori, nel 1072. Nell'anno 1753 il duca Francesco 111 è nominato governatore generale della Lombardia durante l'età minore dell'imperatore Ferdinando d'Austria. In premio di tale ufficio più tardi viene investito del ducato di Varese. Francesco III muore in quella città il 22 aprile 1780 in età d'anni 82. Sotto il suo dominio — e ciò giova a titolo d'onore — fu costruita la maestosa strada Giardini, che da Modena, traversando l'Apennino all'Abentone, va in Toscana.
Suo successore è il duca Ercole III, suo figlio, sposatosi nel 1741 colla principessa Maria Cybo, che aveva portato alla famiglia estense, in dote, il bel ducato di Massa e Carrara. Ercole III fu l'ultimo degli Estensi della linea diretta: fu principe mite, alla buona, un po' filosofante, come era moda del tempo, in cui tutti i regnanti tentavano sciniiottare o Federico di Prussia, o Caterina di Russia, o Giuseppe II d'Austria. Egli continuò i lavori di abbellimento della città e sotto il suo reggimento si compirono altre opere pubbliche di grande importanza, quali il ponte sulla Secchia a Rubiera, il ponte sul Crostalo a Reggio, il ponte di Sant'Ambrogio sul Panaro. Allo scoppio della rivoluzione francese si accentuano le sue tendenze reazionarie; aderì* alla politica austriaca, e n$Slnda all'imperatore già in guerra colla Francia 12 cannoni e 2000 palle; gli presta 750.000 fiorini per far fronte alle spese di guerra; consente che le reclute del proprio esercito vadano ad incorporarsi nei reggimenti austriaci, concede il passaggio nei suoi Stati a truppe nemiche della Francia, ed infine fa incarcerare quinti cadono in sospetto di essere fautori delle idee rivoluzionarie e di farne propaganda nei suoi Stati. L'avvicinarsi trionfante dell'armata francese sotto il comando dì Bonaparte, che, con una serie ininterrotta di vittorie da Dego e Montenotte lino a Lodi, sui Sardi e sugli Austriaci, erasi già rosa padrona della Lombardia, e da Piacenza e da Mantova marciava sull'Emilia, mise lo sgomento nell'animo del duca Ercole, che pensa di fuggire da Modena. Nominato un Consiglio di reggenza, al quale affidò le redini dello Stato, uscì dalla città la sera del 7 maggio 1790 accompagnato da pochi ufficiali e dalla sua moglie morganatica Chiara Marini da lui nominata marchesa di Scandiano. Le salve d'artiglieria salutavano il principe fuggiasco, come se avesse intrapreso un viaggio di piacere o trionfale. Ercole III si diresse a Venezia: e là si stabili nò più rivide i suoi Stati, poiché morì nel 1803 a Treviso.
Così ingloriosamente finì il regno degli Estensi della linea diretta, in Modena. Non più gloriosamente doveva terminare poco più di mezzo secolo dopo quello della linea indiretta, o degli Austro-Estensi.
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Repubblica Cisalpina e Regno Italico. — Primo atto nella Reggenza credendo di salvare lo Stato dall'idra rivoluzionaria, fu di mandare ambasciatori a Piacenza, a trattare di un armistizio con Bonaparte. L'armistizio infatti fu concluso a condizioni onerosissime per lo Stato estense: perchè nè il Bonaparte, nè il commissario repubblicano Saliceti vollero ammettere la neutralità del duca, avendo con atti troppo manifesti appoggiata l'Austria nella, sua guerra colla Repubblica francese. Perciò furono imposte allo Stato estense le seguenti condizioni: pagamento di 7.500.000 lire di Francia, delle quali lire 3.000.000, da versarsi immediatamente nella cassa del pagatore delle truppe repubblicane; 2 con dilazione di 15 giorni e 2 '/s con dilazione di un mese;