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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1902, pagine 328

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   l'arie Terza — Italia Centrale
   doti che erano sembrate deficienti negli ultimi tre ducili. Nel 1631 sposò la principessa Maria Farnese, figlia di Ranieri I duca di Parma e Piacenza. Fu principe splendido ed amante delle arti: a lui si debbono il palazzo ducale, alla cui erezione chiamò il celebre architetto P)artolomeo Avanzini, romano; la grande villa ducale di Sassuolo, e molte opere edilizie e di abbellimento in Modena. Fu per suo ordine eretta la cittadella o fortezza sull'angolo nord-ovest della città. Francesco I fu una delle maggiori figure che abbiano dato gli Estensi dacché si stabilirono definitivamente in Modena. Prese parte alle vicende guerresche del suo tempo, alleato col re di Francia, contro gli Spagnuoli, e da questo suo atteggiamento fu forse inspirato il Tassoni, da lui ben voluto, nel dettare le sue filippiche o requisitorie contro il dominio spaglinolo in Italia. Ebbe per capitani P>aldassarre e Fortunato Rangoni ed il famoso Raimondo Montc-cuccoli, onore delle armi italiane nel disgraziatissimo secolo XVII, e prese parte a varie guerre combattutesi, meno quella per la conquista di Corri ygìo, fuori dei suoi Stati e per cagioni che questi non interessavano. Ma egli partecipandovi, e immischiandosi nella grande tenzone politica che allora dibattevasi fra Spagna e Francia, guadagnava prestigio e considerazione presso le altre corti d'Italia e di fuori e vantaggi per il proprio Stato. Morì, per malattia contratta nello strapazzo sopportato all'assedio di Mortara, a Santhià in Piemonte il 14 ottobre 1658.11 suo corpo, imbalsamato in Asti, fu portato a Modena il 3 dicembre dello stesso anno. Ebbe tre mogli: la Maria Farnese, morta nel 1646; la Vittoria Farnese, sorella della prima, morta nel 1649 di parto, e donna Lucrezia Barberini, della principesca famiglia romana, sopravvissutagli.
   Alfonso IV, primogenito di Francesco I, succede al padre, ma lascia poca traccia di sè nella storia; malaticcio, muore di gotta nel 1662 in età di 28 anni. Sua moglie, duchessa Laura Martinazzi, da lui sposata a Compiègne in Francia, assume il governo dello Stato in nome del figlio minorenne Francesco li. Nella tranquillità assoluta dello Stato, questa donna si adopera specialmente ad abbellire chiese, ingrandire i conventi già esistenti e ad erigerne dei nuovi. Coi suoi auspici fu eretto il convento delle Salesiane attiguo al palazzo ducale, che costò centomila scudi romani, somma per quei tempi quasi favolosa.
   Nel 1674 il duca Francesco II, uscendo di minorità, assunse il governo dei suoi Stati e regnò per vent'anni sino al 1694. Fu uomo eminentemente pacifico ed amante degli studi: proseguì la fabbrica del palazzo ducale, raccolse il Museo di antichità, dotò e rifabbricò l'Università, eresse il teatro, creò l'Accademia dei Dissonanti, dalla quale venne l'attuale Accademia di Scienze e Lettere; si dilettò di poesia e di studi classici, e tutta la sua arte politica consistè nel tener lontana dai suoi Stati la guerra che, perla successione di Spagna, ardeva iu Lombardia ed in Piemonte tra Austriaci, Piemontesi, Francesi e Spagnuoli. Gli succede lo zio cardinale Rinaldo d'Este, il quale, rinunciato alla porpora, sposa la principessa Carlotta di Brunswick, dalla quale nel 1698 ha un figlio che fu poi Francesco 111.
   La nuova guerra per la successione di Spagna, scoppiata sul principio del secolo XVII per la morte di Carlo lì senza figli (1700), travolse questa volta anche il ducato di Modena nelle sue vicende. Il duca Rinaldo, amico dell'Austria, della Spagna, della Francia e della Savoia, ch'erano i maggiori contendenti, non sapendo o non potendo assumere una posizione, fu alla merce di tutti. 11 territorio modenese fu soggetto .ad occupazioni militari ora dell'uno ora dell'altro belligerante, senza aver riguardo alle proteste del duca. Questi, prendendo il suo coraggio a due mani, tentò una volta contendere al principe Eugenio di Savoia, che s'avanzava con un forte nerbo d'imperiali, Brescello; ma dovette ben presto cederlo, dopo averne allontanate quarantaquattro monache per sottrai le alla licenza dei soldati. Aggravandosi sempre più la situazione e vista inevitabile l'invasione dei suoi Stati e l'occupazione di Modena per parte dei Gallo-Ispani, il duca Rinaldo, raccolte tutte le sue cose più preziose, i quadri di