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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1902, pagine 328

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Modena
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   nella sua qualità di gonfaloniere della Chiesa. Questi, che all'incontro sperava di arrotondare il proprio dominio, tra il Po, l'Adige ed il mare, a spese di San Marco, si guardò bene dall'ubbidire : laonde il belligero pontefice, con quella subitaneità di risoluzioni che era sua caratteristica, gli si volge contro: ne invade gli Stati, e fa occupare Modena dal cardinale ili Pavia, Francesco Alidosi con 500 cavalli e 10.000 fanti (1511). A queste truppe, pochi giorni dopo si aggiungono seimila imperiali. Fu mandato da Alfonso e dal re di Francia, suo alleato, il duca d'Amboise, con buon nerbo di truppe, per riprendere la città. Ma giunto a poca distanza da questa, verso porta Sant'Agostino, per causa non ben definita, che la leggenda popolare vuole miracolosa, l'esercito dell'Ambo is e, quasi senza combattere si sgominò, volgendo in precipitosa ritirata, tanto che nel passare la Secchia più di seicento uomini, travolti nella corrente, vi annegarono. Il duca d'Amboise, ritiratosi collo scompigliato suo esercito a Correggio, cadde ammalato ed in pochi giorni morì. Per questo fatto, detto dai cronisti del tempo la < vittoria contro Amboise >, venne istituita nel Duomo, ai 18 febbraio una festa in onore di San Geminiano al cui miracoloso intervento la credenza popolare attribuì lo sgomento improvviso da cui furono invase le truppe del condottiero francese. Sulla fine di quell'anno disgraziato, continuando le ostilità papali nel territorio modenese, avvenne il memorando assedio di Mirandola, del quale a suo luogo daremo maggiori particolari. Conquistata la Mirandola, il papa avrebbe desiderato impossessarsi di Ferrara, di Ravenna: ma gli Estensi alleati colla Francia diedero in quel tentativo la peggio alle truppe pontificie. Nel 1512 Alfonso d'Este, munito di salvacondotto, andò a Roma per trattare della pace col papa: ma questi lusingandolo con promesse tirava in lungo le cose, e nel frattempo faceva occupare anche Reggio dalle truppe del duca di Urbino, suo nipote e novello gonfaloniere di Santa Chiesa, meditando eziandio di far imprigionare Alfonso, che, avvisato in tempo ila uu Colonna, si salvò partendo improvvisamente da Roma. La morte dì Giulio II e l'assunzione al pontificato di Leone X, dei Medici, parve dovesse mutare le cose: rapporti cordiali si stabilirono tra il pontefice e l'Estense: e si accomodarono le cose per quanto riguardava l'interdetto su Ferrara, ed altre questioni minori. Ma sulla restituzione di Modena il pontefice nicchiò; anzi rileva dall'imperatore Massimiliano il dominio di Modena per quarantamila lineati d'oro, che tanto era il reddito valutato allora della città. Ma il papa sperava trarne maggior profitto. Governatore di Modena, per il papa, fu mandato il celebre storico Francesco Guicciardini, che tenne l'ufficio per sei anni dal 1519 al 1525, arrecando con una saggia amministrazione molti benefizi alla città. II duca Alfonso tenta porre l'assedio alla città nel 1523, ma il Guicciardini Io respinge nel mentre punisce severamente coloro, che, all'interno, si erano mostrati fautori dell'antico principe. Solo nel 1527 profittando della disfatta dei pontifici per opera degli imperiali e del famoso sacco di Roma, il duca Alfonso potè riprendere Modena, movendo su di essa difesa solo da un piccolo presidio sotto il comando del conte Lodovico Itangoni, che non senza sospetto di tradimento si arrese. Nel 1528 si celebrarono in Modena, con 10 giorni di feste splendidissime, le nozze di Ercole II, tìglio di Alfonso, con Renata, figlia di Luigi XII re di Francia e sorella di Francesco I. Nell'anno seguente, con non minori esultanze, fu ricevuto l'imperatore Carlo V, di passaggio per Modena mentre recavasi a Bologna a ricevere la corona di imperatore e di re d'Italia. Visitando <1 Duomo, il figlio di Giovanna la Lodea scivola e cade lungo disteso sul pavimento della maggior navata, non senza sollevare in quel tempo di pregiudizi e superstizioni presagi e commenti poco lieti. Durante le feste dell'incoronazione, il papa Clemente VII, dei Medici, non mancò di muovere ali imperatore i suoi lamenti contro Al
   fonso I d'Este e le sue pretese su Modena ed altri territori dall'Estense occupati. Carlo V, che non voleva scontentare il papa nè inimicarsi il duca Alfonso col quale era legato 'da buona amicizia, differisce la soluzione
   88 — Lia Patria, voi. Ili, parte 8'.