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l'arie Terza — Italia Centrale
Noi 1370, Bernabò Visconti, che non aveva smessa l'idea di estendere il dominio della sua Casa tino a Bologna, induce i fratelli Bernardino ed Uberto Grassoni a cedergli per danaro il castello di Vignola: questo tradimento scoperto, i due Grassoni come nobili vengono decapitati sulla pubblica piazza; gli altri loro complici impiccati. Nello stesso anno il capitano di ventura conte Laudo, al servizio del marchese d'Este, si impadronisce di Reggio in nome di questi: poi, per tradimento, cede la città a Bernabò, che gli pagò 25.000 fiorini d'oro e lo prende al suo soldo. Nello stesso tempo Bernabò Visconti invade colle sue truppe il Modenese, mentre Ambrogio, suo figlio, occupa tutto il Finalese: e poco appresso infligge una sconfitta agli Estensi in Rubiera. Il sopraggiungere d'una nuova pestilenza (1374) non fa questa volta sospendere la guerra tra i Visconti, gli Estensi ed i loro alleati, che dura con alterne vicende fino al 1380. In quell'anno il marchese Nicolò II, a premunirsi da sorprese per l'avvenire, fortificò Modena e compiè il rinnovamento delle mura tutto intorno alla città. Nel 1388, il marchese Nicolò II muore in Ferrara, ai 2G di marzo, e gli succede il marchese Alberto suo fratello, il quale ha noie continue pei le scorrerie di bande viscontesclie nelle sue terre : e mentre nel 1393 si apprestava ad una spedizione per la conquista di Reggio, muore per breve malattia il 30 luglio, lasciando a successore Nicolò III, suo tìglio, giovinetto di dodici anni, sotto il governo di un Consiglio di reggenza durante tutta l'età minore, del quale Consiglio erano capi Filippo Roberto da Empoli e Tommaso degli Obizzi, lucchese. Contro il principe minorenne si sollevarono altri membri della famiglia d'Este, che si credevano menomati nei loro diritti, ed aspiravano alla successione del marchese Nicolò II: costoro eccitarono alla rivolta i nobili del Frignano e di Sassuolo : onde fu d'uopo presidiare Modena. Varii fatti d'armi avvennero a Castellarano, Vignola, Sassuolo, Roteglia con gravi danni di queste località, finché Azzo d'Este, che era a capo di questi pretendenti, rimasto prigioniero fu mandato in relegazione nell'Isola di Candia, con che la guerra cessò. Nel 1379 tornarono in voga nel Modenese, come in altre parti d'Italia, quelle processioni di disciplinanti, i buttHtì, che già si erano viste nel 12G0, invocanti la pace tra gii uomini e l'aiuto del Cielo.
Nicolò III cominciò a governare i suoi Stati in età di 17 anni; uno dei suoi primi pensieri fu di mettere in esecuzione il progetto di suo padre per la conquista di Reggio, la morte avendo a quegli impedito di tentarne l'esecuzione. All'uopo fece scandagliare da due suoi emissari l'animo dei cittadini, fece fare della propaganda in suo favore, da Nicolò di Roberto da Tripolo, patrizio reggiano che era stato uno dei suoi consiglieri di reggenza, e da Gherardo Bajardo suo amico, e signore di varie castella nel territorio reggiano. Reggio, che da molti anni aveva riconosciuto la signoria dei Visconti di Milano e sopratutto di Gian Galeazzo, alla morte di questi pei torbidi che sconvolsero il ducato di Milano, e per la inettezza del duca Gian Maria, si era, al pari di tante altre città, ribellata al dominio visconteo, ed aveva riconosciuta la signoria di Otto Terzi, già vicario dei Visconti in quella città, che in quel momento di sfacelo della fortuna dei Visconti, aveva, come tanti altri infidi capitani ed alleati di costoro, pensato di trarre vantaggio per proprio conto dagli eventi facendosi proclamare da pochi aderenti e dalle sue truppe signore della città. I Reggiani non erano troppo lusingati di questo loro improvvisatosi padrone: e fecero conoscere al marchese d'Este, come non sarebbero stati sfavorevoli al passaggio sotto il suo dominio.
Il Terzi, uomo avveduto e risoluto, come ebbe sentore di quelle macchinazioni, per non dar tempo al marchese d'Este di continuare nei suoi preparativi invase il territorio modenese, portandovi, colle sue truppe di ventura ed in gran parte di Tedeschi, la desolazione ed il saccheggio, con un danno valutato per oltre diecimila ducati. Fu allora, che per finirla con quel molesto vicino, il marchese Nicolò III assoldò