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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1902, pagine 328

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Modena
   101
   accordato un aiuto di novecento lanrie a cavallo, purché procurasse d'avere nelle mani
   0 vivo o morto Obizzo — cuocendo ad entrambi la dedizione di Parma all'Estense — gli tese agguato sulla via, presso Rivalla, come seppe che accingevasi al viaggio di ritorno da Parma a Modena e Ferrara. Ma la scorta di Obizzo fu pronta alla difesa e mentre una parte di essa era impegnata a tener testa agli assalitori, gli altri, a viva forza, trascinarono in salvo il marchese, il quale rientrato in Parma dopo qualche giorno, per altra e più lunga via, in paese amico, se ne venne a Modena ed a Ferrara. Questo sleale, brigantesco attentato del quale Filippino Gonzaga s'era macchiato, indignò Martino della Scala, Taddeo Popoli signore di Bologna, Malatesta da Kiinìni Ostasio da Polenta signore di Ravenna, amici e congiunti di Obizzo, i quali tutti se gli profferirono in aiuto per vendicare l'attentato patito. Con grandi forze, Obizzo, che della conquista di Reggio aveva fatto questione di amor proprio, invade il territorio reggiano dalle parti dei colli: e si impossessa di Quattro Castella, del Castello di San Paolo, di Cavriago, ed altre località di quella regione: ma non gli vien fatto in quel tentativo di aver Reggio, dalle cui mura è respinto, nò l'agguerrito Castello diRubiera. Nè gli altri tentativi dell'anno seguente (1340) gli riescirono meglio, onde, desistendo pel momento dall'impresa, fa pace coi Gonzaga che mandano
   1 loro ambasciatori a Modena, lascia Parma a Luchino Visconti ed in compenso ricupera Gorzano ed il castello cospicuo di San Felice sul Panaro. Nel 1347, Obizzo d'Este, da Modena ricusa di prender parte al Consiglio dei rappresentanti delle provincie d'Italia, che Cola di Rienzo, nel suo sogno di ristaurazione della repubblica romana, voleva radunare in Roma: nello stesso anno arriva in Modena il re Ludovico d'Ungheria diretto alla conquista del regno di Napoli. Il re ungaro è seguito da 3700 cavalieri splendidamente armati: Obizzo lo accoglie con grande magnificenza, e per vani giorni la città assiste a straordinari festeggiamenti. L'anno successivo fu tristissimo per Modena come per tutta Italia. È l'anno della pestilenza terribile, descritta dal Boccaccio nell'esordio del Decamerone. 11 contagio durò, fra la fase crescente e decrescente, sei mesi, cagionando la morte tra la città ed il contado di 30.000 persone.
   Nel 1372, ai 20 di marzo, muore in Ferrara Obizzo III e gli succede nel dominio il primogenito dei cinque suoi figli, il marchese Aldobrandino III. Comincia per lo Stato dì Modena un periodo di guerre a cagione delle scorrerie che le truppe dei Visconti fanno continuamente in questa regione. Tutto il territorio da Nonantola a Saliceto Panaro è devastato da capitani di ventura dei Visconti. Modena stessa soffre un breve assedio, levato tosto dalla notizia dell'arrivo delle truppe di Aldobrandino, insieme alla compagnia del terribile avventuriero Fra Morreale (1354). Aldobrandino, alleatosi coi Gonzaga, fa testa in varie fazioni ai Visconti, e li vince a Piuinazzo (1358) imponendo una pace per lui assai vantaggiosa, in conseguenza della quale si fanno a Modena grandi festeggiamenti.
   Nel 1301, morto Aldobrandino, gli succede Nicolò II, che continua la guerra contro Bernabò Visconti (1302) in lega con Bologna, i Carrara di Padova, gli Scaligeri di Verona, i Gonzaga di Mantova ed altri signori di minor conto costretti a raggrupparsi per far fronte all'invadente ambizione dei potenti signori di Milano: il papa appoggiò questa lega, e confermò all'Estense il governo di Nonantola, Bazzane e Ponzano, feudi della Chiesa: Servadio Bajardo, signore di Scandiano, in nome di Nicolò d'Este, assalta Rubiera, e la toglie ai Visconti. Nel 1303, continuando sempre la stessa guerra, Nicolò II sconfigge in giornata campale a Solara le truppe viscontee e Bernabò Visconti medesimo, partecipante alla guerra, ne rimane ferito. In quel frattempo una nuova e grave pestilenza afflìgge l'Italia. Nel Modenese la morìa fu straordinaria e le cronache del tempo fanno ascendere a trentaseimila le vittime di quel flagello, nella città e nel contado. La pestilenza favorisce la conclusione della pace tra il marchese d'Este ed il Visconti: pace che durò sette anni.