Stai consultando: 'La Patria. Geografia dell'Italia Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia', Gustavo Strafforello

   

Pagina (102/331)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (102/331)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1902, pagine 328

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   102
   l'arie Terza — Italia Centrale
   ad A zzo medesimo: e degli Estensi scrissero parecchi altri tra cui Bernardo di Veu-todour, Rambaldo di Vaqueras e Nicolò di Giovanni da Coso]a. bolognese, scrittore egli pure di rime provenzali, autore di un lungo poema intitolato Attila scritto in risme traslate de France a jwnt a pon, par fer a le marchis da Est un rir.he don. Nelle vicende della Lega Lombarda, dei Comuni, e di tutto quel periodo turbinoso, gli Estensi, atteggiandosi quasi sempre a Guelfi, avevano saputo destreggiarsi in modo da estendere il loro dominio ed esercitare una grande influenza nella bassa ed estrema valle del Po.
   Quando Obizzo III riprese la signoria di Modena, era uno dei momenti di miglior fortuna per la sua Casa il cui ingrandimento, assai più di quello degli Scaligeri, dava ombra ai Visconti di Milano, sin d'allora agognanti a sconfinare dalla Lombardia e raggruppare sotto il loro dominio la maggior parte d'Italia possibile. Contro tale ambizione i Visconti presumevano che avrebbero trovato, come trovarono difatti, il maggior ostacolo nei signori di Ferrara, nei marchesi d'Este.
   Stabilito nel possesso di Modena, Obizzo vedendo come la città, per le guerre passate, le discordie, i saccheggi delle truppe e bande armate che avevano cominciato a formarsi in quel periodo per maggiore desolazione d'Italia, fosse in condizioni assai misere e depresse, invitò in Modena di quegli attivissimi mercanti lucchesi, che allora piantavano baracche e fondaci ed opifici dovunque, accordò loro vari privilegi, primo dei quali fu la esenzione per cinque anni da ogni specie di tributi.
   Ma mentre faceva bene da una parte, dall'altra attirava sul Modenese un peggiore flagello, perchè, aspirando egli al dominio di Reggio, a cui in quel momento tendevano anche i Gonzaga di Mantova, assoldò la famigerata Gran Compagnia del sedicente duca Guarnieri, un'accozzaglia di circa 3500 Tedeschi, detti barbute, che si traeva dietro il seguito di un migliaio di donne di malaffare e di predoni della peggiore specie, sotto il comando di quell'avventuriero che si poneva al soldo di chi meglio lo pagava: pronto a tradire domani il suo locatore d'oggi, se altri gli avesse offerta maggior somma. Questo grosso berroviero portava sul petto una grande targa d'argento sulla quale aveva fatta incidere la scritta: « Duca Guarnieri, signore della Gran Compagnia, nemico di Dio, di pietà e di misericordia >.
   L'alleanza di Obizzo col feroce condottiero fu conclusa nel 1343, ma subito che furono penetrati nel territorio modenese i Tedeschi cominciarono a dar saggio delle loro prodezze: Sassuolo, Colombaio, Montale, Mugnano, Forrnigine, Casinalbo, Gor-zano, Baggiovara furono messi addirittura a sacco. Coloro che tentavano resistere, difendendo la loro roba e gli averi, erano presi ed appiccati agli alberi in aperta campagna. Quella peste si spinse fin sotto le mura di Modena: poi passò nel Reggiano continuando le stesse imprese, toccò il Mantovano, e rientrata nel Modenese quantunque in terra amica portò la devastazione a Carpi, a Cortile, a Canipogalliano, a Soliera, a Sorbara. a Ganaceto ed altrove. Pentito d'essersi attirato in casa quel flagello, Obizzo intimò al duca Guarnieri di uscire entro il marzo dell'anno (1343) dai suoi Stati e proibì di somministrare vettovaglie a quelle genti. Ma il duca Guarnieri, fattosi minaccioso verso lo stesso Obizzo, impone le sue condizioni, e l'Estense, unitamente ai Bolognesi ed agli Scaligeri, pagò duemila fiorini d'oro all'avventuriero, perchè sgombrasse, il che, intascata la somma, egli fece, ritornando in Germania a sciupare in bagordi le ricchezze accumulate in Italia. Nel 1344 Obizzo d'Este acquista da Azzo di Correggio clic n'era investito, per quarantamila fiorini d'oro, la signoria (li Parma, entra solennemente ili quella città, e ne riceve conferma del dominio nel palazzo vescovile. Frattanto unito agli Scaligeri ed ai Popoli di Bologna continua ad eccitare i Fogliani di Reggio nella loro lotta contro i Gonzaga, sempre sperando che un bel giorno la vicina città dovrebbe ricorrere a lui come signore e protettore. Filippino Gonzaga, d'accordo con Luchino Visconti, il quale gli aveva