Modena
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devastarono in singoiar modo Sorbara. L'anno appresso (1331) viene in Modena Giovanni di Lussemburgo re di Boemia, al quale si erano date alcune città lombarde nell'intento di formare la lega Guelfa contro il Bavaro, die colla avidità propria e la rapacità dei suoi vicari, luogotenenti e coi disordini cagionati dovunque dalle sue truppe tedesche si era completamente rivoltato l'animo degli Italiani, fi Consiglio generale dei Comuni si raduna in piazza ed alla presenta di tutto il popolo riconosce. la sovranità del re di Boemia: questi riconferma a suo vicario Manfredo Pio: richiamato in Boemia dalle cose pericolanti di quel regno, Giovanni di Lussemburgo se ne va presto, passando attraverso alla storia d'Italia come una meteora insignificante. Nell'anno stesso Manfredo Pio, alla testa dei Modenesi, a Sorbara si prende una forte rivincita sui Guelfi bolognesi, che sono costretti a lasciare quel territorio ed altri posti del Nonantolano ed a ripassare il Panaro.
Frattanto gli Estensi, che nel progressivo sfacelo della parte ghibellina nella Emilia maturavano il progetto di riconquistare il dominio di Modena perduto sotto Azzo Vili, si accordano in questo proposito coi Bolognesi, i Gonzaga, gli Scaligeri ed anche con Azzone Visconti, signore di Milano. Il re di Napoli, Roberto d'Angiò, ritenuto allora per il capo virtuale del partito guelfo in Italia, acconsente all'idea e la favorisce. Gli Estensi, sicuri se non dell'appoggio materiale, del favore morale e della condiscendenza di tutti quei principi o signori italiani, si mettono subito in armi per invadere il territorio modenese e conquistare la città. Resistono valorosamente Manfredo Pio, vicario, e Carlo figlio di re Giovanni di Boemia, rimasto in Italia, sebbene affatto giovinetto, a rappresentare il padre. La morte del marchese Rinaldo d'Este impone una tregua a questi avvenimenti, e dopo tanto, Modena può filialmente godere di un breve periodo di pace.
Gli Estensi e il Ducato. — Dopo quattro anni di guerra, Modena, ridotta agli estremi, è costretta a cedere : ed auspice Martino della Scala, al quale Manfredo Pio, vicario della città, era ricorso per aiuti e protezione, fu combinata la soinmessione dei Modenesi al marchese Obizzo III d'Este succeduto a Rinaldo. 11 trattato venne firmato ti 19 aprile 133G, ed il 13 maggio Obizzo faceva il suo ingresso trionfale nella città prendendone possesso. Nello stesso giorno radunato il Gran Consiglio, fu per voto di questo conferito il dominio di Modena ai marchesi Obizzo e Nicolò d'Este ed ai loro successori. In pari tempo, ondo rendere più solenne la circostanza e generale la pace, Obizzo promulgò un decreto che concedeva a tutti i nobili e fuorusciti, per qualunque ragione, facoltà di rientrare in città, e li rimetteva in possesso dei loro averi. Così dopo trentanni dalla cacciata di Azzo Vili, gli Estensi riebbero il dominio di Modena, che, salvo breve e saltuaria interruzione, si sostennero nella loro linea italiana diretta fino allo scorcio del secolo passato.
La Casa d'Este. sul principio del secolo XIV, quando entrava in possesso di Modena, era una fra le più illustri e famose Case d'Italia : non solo, ma quella ancora, che vantava più alta e genuina antichità di origini, riconoscendo essa il suo capostipite-in un Sigifredo signore di Canossa, che fu avo del marchese Tedaldo ed areiavolo della contessa Matilde, del quale si hanno notizie fin dall'anno 903, regnando ili Italia Berengario I. In quei quattro secoli e più d'esistenza la Casa d'Este aveva sempre primeggiato fra le famiglie feudali italiane, ed aveva contratte parentele, imperiali e reali, che ne avevano accresciuto lo splendore e la potenza. Nel secolo XIII, la Corte degli Estensi, tanto in Este, che a Ferrara, era stato un ritrovo di spiriti culti e gentili. I Provenzali in special modo vi ebbero ospitalità, onori, inspirazioni. Infatti il celebre trovatore Raimondo d'Arles lasciò cinque canzoni in lode di Costanza figlia di Azzo V d'Este: Almerio da Peguilain ne fece un'altra su Beatrice d'Este nipote