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l'arie Terza — Italia Centrale
collega contro i Bouaccolsi: Passerino è ucciso nella rivolta, e tutti i suoi fautori sono o massacrati per le vie, o imprigionati, o banditi dalla città.
La caduta dei Boiiaccolsi e l'odio che contro la loro memoria serbavano i Modenesi pareva dovesse animarli a non volersi più sottomettere al governo di alcun vicario imperiale, od altro di quei posticci signori, che alla guisa di Passerino si reggevano a furia di arbitrii, di violenze, di atrocità. Tuttavia, la discesa di Lodovico il Bavaro, ed i progressi, che costui nei primi momenti faceva in Italia scossero i loro sentimenti fondamentalmente ghibellini, onde essi mandarono al Bavaro ambasciatori a fargli omaggio di 3000 fiorini ed a pregarlo di mandare le sue truppe a difendere la città. Questo, ben contento della cosa, mandò subito un suo vicario, il conte Palatino delle l'urge, con ottocento lande tedesche a cavallo: l'uno e l'altre accolti festosamente dal popolo modenese. Lo stesso conte Ettore da Pavia, che in nome della Chiesa reggeva la città, pur dì conservarsi l'ufficio, si diede improvvisamente al partito Ghibellino abbandonando il cardinal legato e gli altri Guelfi, che in Bologna e Romagna si tenevano pronti all'offesa. In compenso, appena stabiliti nella città i soldati tedeschi, che sì larga accoglienza ed ospitalità avevano trovato in Modena, si diedero a saccheggiare le case dei cittadini e spogliarli di quanto era in esse in fatto di vino, grano, fieno, biade, danaro, oggetti di valore ed indumenti : ed altrettanto quelle soldatesche facevano nelle loro escursioni e perlustrazioni nel contado. Nessun reclamo era ammesso dal vicario e dal maresciallo comandante la soldataglia contro quei soprusi anzi molte volte i cittadini furono citati dagli stessi soldati, davanti a quel singolare tribunale, per non essersi prestati di buona voglia a quelle spogliazioni, per essersi fatti trovare delle monete calanti, accusati di aver rubato a quei ladroni; pretesti tutti per aggravarli di multe ed inflìggere loro pene che valessero a sgominare gli altri. Nò. il clero fu rispettato da quei singolari amici e protettori dei Modenesi. Essendo scoppiato lo scisma nella Chiesa, per l'elezione dell'antipapa Pietro da Carrara col nome di Martino V, suscitato dal Bavaro e dai suoi fautori, ed il clero modenese essendosi dichiarato per il papa legittimo sedente in Avignone, venne ili Modena un tal Rolando col titolo di vescovo di esso antipapa, il quale accompagnato da un tal Jacopo tedesco, sedicente vescovo navar-rese, costrìnse il vescovo legittimo della città, Guido de' Guisi, a rifugiarsi in Bologna presso il cardinale-legato, si insediò nella Curia, si impossessò di tutti i beni di questi; e come, il cardìnaledegato Bertrando del l'oggetto aveva fulminato l'interdetto sulla città, e pressoché tutti i chierici regolari erano fuggiti, egli stesso, costringendo alcuni dei rimasti coi tormenti e le violenze, con grande scandalo dell'atterrita popolazione, officiò nella cattedrale in pompa solenne. Tutti i beili del vescovado e tutti i benefizi degli ecclesiastici fuggitivi furono da Rolando occupati e venduti al miglior offerente.
La nomina fatta nel 1329 dall'imperatore, di Manfredo e Guido dei Pio di Carpi, mette qualche riparo a questi disordini: innanzi tutto ottengono l'allontanamento dalla città del maresciallo tedesco colla maggior parte delle sue truppe: indi fanno impiccare sulla pubblica piazza Martino Zibello e Bartolomeo Barisino, che si erano fatti ricettatori dei ladronecci dei Tedeschi ed eccitatori delle loro crudeltà; costringono poscia l'intruso vescovo Rolando a sgombrare, rinunciando alle ricchezze sì malamente acquistate: combattono e vincono (24 aprile 1330) una importante battaglia nei pressi di Formigine contro i Guelfi di Bologna e d'altre città, condotti dal cardinal-legato in persona: e due anni dopo avviene un altro scontro nei pressi di Sorbara, ove i Ghibellini modenesi, sebbene in minor numero, riescono dapprima a respingere i nemici; ma poi, mentre già erano sicuri della vittoria, avendo ricacciato i nemici al di là del Panaro, se ne ritornavano, vennero, da questi che avevano arditamente ripassato il fiume, assaliti di sorpresa alle spalle e sconfitti : i Guelfi rimasti padroni del territorio