Stai consultando: 'La Patria. Geografia dell'Italia Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia', Gustavo Strafforello

   

Pagina (99/331)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (99/331)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1902, pagine 328

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   Modena
   97
   fossero lasciati morire di fame ed afferma il Tirali osclii che si rinnovò la feroce scena del conte Ugolino, poiché quei tre disgraziati prima di morire, nel delirio della fame, furono spinti a sbranarsi l'un l'altro. Ma ciò è forse più leggenda che realtà. Altri imprigionamenti ed altri supplizi ordinò Passerino ai danni di quei patrizi e cittadini venutigli in sospetto di aver partecipato al passato rivolgimento, onde la città era in lutto ed in lagrime ed in ansie continue.
   Intanto la guelfa Bologna, rispondendo agli eccitamenti di Bertrando del Poggetto, cardinal-legato, si apprestava a nuove imprese contro Modena ed il suo signore che serbava la parvenza di militare nel partito ghibellino. A Zappolino, nelle vicinanze di Montevecchio, i due eserciti, dopo varie scaramuccie parziali nel territorio, vennero alle mani. E mentre in questa battaglia Passerino dava non dubbie prove di viltà, la battaglia sarebbe volta a disastro pei Ghibellini se il marchese Rinaldo d'Este, portatore dello stendardo dei Ghibellini, non si fosse assunto il supremo comando, riparando alla viltà del Bonaccolsi ed alle esitanze di Azzo Visconti. La vittoria restò ai Ghibellini e i Bolognesi toccarono a Zappolino una delle più disastrose sconfitte che la loro storia rammenti (15 novembre 1325).
   1 cronisti del tempo enumerano a 10.000 i Bolognesi rimasti morti in quella giornata; ina è forse una delle amplificazioni troppo solite a riscontrarsi nelle narrazioni del tempo. Una cronaca postuma senza data ed anonima del Comune dì San Cesario, raccoglie per la prima la leggenda della secchia e ne fa causa generatrice della battaglia di Zappolino; ma il Ti rabeschi e gli Storici più guardinghi condannano la leggenda, essendo pur note, pelle condizioni generali politiche della regione emiliana d'allora, le cause che determinarono queste guerre tra Guelfi e Ghibellini e conseguente loro soluzione al Zappolino. Per quanto la vittoria delle anni avesse arriso ai Modenesi, Passerino stipulò una pace vergognosa con Bologna, trascurando in tutto l'interesse di Modena, che avrebbe potuto pretendere la restituzione delle tante sue terre che da anni Bologna le aveva malamente tolte.
   Nell'anno seguente continuano gli atti di tirannide di Passerino sui Modenesi in sospetto di non essere teneri troppo per il suo dominio. Così sono da lui fatti morir segretamente alcuni patrizi, tra cui Sassolo da Sassuolo, che aveva militato coi Guelfi bolognesi contro di lui ed era rimasto prigioniero alla battaglia di Zappolino. Più tardi sono mandati al patibolo e decapitati sulla pubblica piazza Tomasino da Gorza no ed Alberto di Solara, accusati d'avere preso parte a certe macelli nazioni del cardinale legato Bertrando del Poggetto ed i Pico di Mirandola, contro il suo dominio in Modena ; altri sette cittadini, meno nobili, ritenuti per loro complici, vennero tanagliati per le vie della città ed impiccati ai merli della porta di Redecocca o di San Paolo. Molti altri si salvarono fuggendo.
   Ma era venuta l'ora anche per la truculenta tirannide del Bonaccolsi. Allontanatosi da Modena Passerino per intervenire ad un convegno dei principali signori Ghibellini italiani che movevano a Trento ad incontrarvi il nuovo imperatore Lodovico di Baviera, scendente in Italia con molte promesse, ma nessuna intenzione e minore possibilità di attuarle, i Modenesi profittarono dell'occasione per agitarsi contro la signoria dei Bonaccolsi e Nicolò de' Ravani rimasto vicario di questi, non avendo nò forza nè animo bastevole a dominare la marea montante dell'avversione popolare, abbandonò di nottetempo la città rifugiandosi nelle sue terre. Improvvisamente liberi, necessitando di un solido appoggio per impedire il ritorno dell'odioso tiranno, i Modenesi cedettero agli allettamenti dell'abile cardinale legato Bertrando del Poggetto e si diedero al papa, riconoscendo per loro legittimo signore papa Giovanni XXII, residente in Avignone. In compenso di questa dedizione il pontefice tolse ai Modenesi l'interdetto che gravava sulla loro città, fin dall'assassinio del legato Raimondo da Spello (1327). L'anno appresso (15 giugno 1328) Mantova, eccitata dai Gonzaga, si
   87 — La Patria, voi. ili, parte 3*.