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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1902, pagine 328

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Italia Centralo
   d'allora. Questi, avido di dominio e d'influenza come era, accettò subito l'offerta e mandò a Modena, come suo podestà, Ramberto Ramberti; poi vi entrò trionfalmente egli stesso il 5 ottobre 1312, accolto con grandi feste dai G rasoi fi e dal pòpolo ignaro delle reti nelle quali era caduto. Per dare un'idea qual razza, di governo il Bonaccolsi instaurasse in Modena basti questo fatto. Doveva attraversare il territorio modenese, per recarsi presso il papa Clemente V. un bolognese, Raimondo da Spello marchese ili Ancona, legato pontificio e nipote dello stesso papa. Egli portava con su una grossa somma 111 danaro valutata dai cronisti modenesi in 200.000 fiorini, tributo di quella provincia alla Curia pontificia. 1 maggiorenti Ghibellini, consenziente il Bonaccolsi ed il loro vicario, Rolando de' Carboni, appostarono il legato ed il suo seguito, come altrettanti banditi sulla via. E, sorpresolo a Sant'Eusebio presso Castelvetro, lo uccisero insieme al maggior numero degli uomini di scorta, s'impossessarono di tutto il ricco bottino, che divisero fra di loro e se ne andarono lasciando ì cadaveri del legato e dei suoi uomini ignudi sulla strada. Per questo atto di brigantaggio ii papa fulminò su Modena l'interdetto, scomunicò i rei e tutti i luoghi e città che a costoro avessero dato rifugio lino a che al pontefice non fosse data la soddisfazione della punizione dei colpevoli e della restitnzione del mal tolto. Il clero fu obbligato ad uscire dalla città, in cui, per ordine del papa, non rimasero se non quattro sacerdoti per il battesimo dei neonati e l'assistenza dei moribondi. Ai Modenesi fu proibito di accostarsi ai Sacramenti e nella loro città ed in qualsiasi altro luogo si fossero presentati. Tale interdetto, sebbene ni seguito si attenuasse, durò tino al 1327.
   Il governo dei Bonaccolsi fu uno dei più tristi periodi della storia modenese, anziché aver dato alla città la pace invocata, fu un continuo eccitatore di congiure, di sommosse, di rivolte, terminate semine con sanguinose repressioni, imprigionamenti e supplizi in gran numero. Un vero terrore inspiravano il nome di Passerino de' Bonaccolsi e di Francesco Menabò, suo podestà ed esecutore inesorabile di tutte le atrocità clic Passerino comandava. Gli stessi maggiorenti Ghibellini, che nel passato avevano favorita la venuta del Bonaccolsi in Modena ne erano stati percossi da vessazioni, assassini! ed atrocità d'ogni genere. Così i l'io da Carpi, ì Pico della Mirandola, i signori di Sassuolo ed altri si accordavano cogli Scaligeri di Verona — nemici dichiarati di Passerino — per togliere al Bonaccolsi il dominio di Modena e dei territori.
   La congiura potò aver effetto il 17 gennaio 1318, quando a mezzanotte, fatta suonare la campana maggiore a stormo, Francesco Pico e suo figlio Prendiparte raduna gran quantità ili popolo; sorprende ed uccide i soldati tedeschi di Passerino; ne caccia il vicario ed al grido di j\lorte ai Bonaccolsi, è proclamato capitano della repubblica. Passerino, ch'era in Mantova, a quella novità piombò su Modena e l'assediò; ma l'impresa non riescendo colle anni, si appiglia, all'intrigo. Suscita le gelosie assai facili degli altri nobili contro Francesco Pico; Manfredi Pio dà il segnale della rivolta impossessandosi dì Carpi, guardato da un Tosabecchi devoto al Pico ; Giberto da Correggio, ad istanza dei fuorusciti modenesi colle sue truppe muove contro Francesco Pico, che aveva assediato il castello di Carpi onde farne sloggiare il Pio, e lo costringe a levare quell'assedio. Allora Francesco Pico, considerando che da solo non poteva competere col numero e colla forza degli invidi suoi emuli, visto che Passerino, aggiustate le sue cose di Mantova e collo Scaligero, mandava contro Modena buon nerbo di truppe sotto il coniando di Gnidinello da Montecuccolo, rimisero la signoria ai Bonaccolsi, non essendo ancora trascorsi due anni dacché questa era stata loro tolta. Contro i patti della cessione Passerino fece subito imprigionare Francesco Pico e tutti i suoi congiunti; indi mandò truppe ad assediare il castello della Mirandola, ch'era dei Pico ed essendosi quella popolazione inessa sulla difesa, egli fece tradurre Francesco Pico, un suo fratello ed il figliuolo giovinetto nelle prigioni del Castellato, ordinando che