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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1902, pagine 328

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Modena
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   era avvenuto nel secolo precedente, fu istituito un altro grande Consiglio di mille-cento cittadini, nel quale l'elemento popolare aveva larghissimo sopravvento sul nobiliare. La liberazione di Modena fu attribuita ad un miracolo di S. Geminiano e così venne istituita una festa in onore di questo santo, nella ricorrenza del 2G gennaio, nella quale il capitano e tutti gli altri ufficiali ilei Comune, anziani, maggiorenti e consiglieri, in forma pubblica, dovevano giurare sulla reliquia del braccio di questo santo, fedeltà al popolo ed al Comune e di mantenerne osservati gli statuti ed intatte le libertà.
   Anche Bologna, nemica del marchese Azzo d'Este, fece grandi feste per la liberazione dì Modena! vi fu una luminaria sulla torre degli Asineli! e sebbene nevicasse fu in quella circostanza che un giovane salì l'alta torre dall'esterno giovandosi di due travicelli, che collocava successivamente nei fori lasciati dalle armature 1
   Nell'anno seguente però ricominciarono le discordie intestine. I nobili, cui dai nuovi ordinamenti sembrava rimanere troppo menomati nel loro prestigio e nella loro influenza, cominciarono a brigare contro le pubbliche libertà, per il che il partito popolare, che in odio ai Guelfi estensi, s'era dichiarato ghibellino, si sollevò e cacciò dalla città i Rangoni, i Boschetti, i Savignano, i Guidoni ed altri dei principali Guelfi.
   Meditando di vendicarsi contro Modena, Azzo Vili si riconcilia con Bologna, cui aizza contro Modena. Accordatisi coi Savignani ed altri fuorusciti, tentano di avere la città per sorpresa, accostandosele con gran numero d'armati, ma, scoperti per opera dei signori di Sassuolo e dei Grassoni, i traditori, delusi nella loro aspettazione, furono presi e chiusi in gabbie di ferro ed esposti così ad esempio pubblico; i Bolognesi, visto fallito il colpo, dovettero ritirarsi; ina per non restare senza preda si volsero su Nonantola e, corrompendo per danaro Jacopo Zavarisi ed Imldovato Sasso, che quel castello per Modena tenevano, lo ebbero nelle loro mani.
   Nel 1301 manca ad Este Azzo Vili, il quale, lancia, morendo, contro i Modenesi, la freccia del Parto lasciando nel suo testamento alcuni castelli del territorio modenese a Bologna. Forti di questa curiosa donazione fatta loro da Azzo di roba non sua, i Bolognesi si credettero nel diritto d'occupare le terre di Guiglia, Montorsello, Gainazzo ed altre ancora della regione preapenninica appartenenti al Comune ed alla diocesi di Modena; nonché il ponte di Sant'Ambrogio sul Panaro, chiave di tutte le loro incursioni sul territorio modenese. I Ghibellini modenesi tentarono di riacquistare i territori perduti, ma furono battuti sotto il castello di Marano. Le cose si riaccomodano alquanto col rinvigorimento della parte ghibellina, causato dalla discesa tanto insperata d'Arrigo VII di Lussemburgo, il quale, eletto imperatore in Germania, veniva a Roma a prendere la corona ed il crisma solenne. Modena mandò suoi oratori od ambasciatori presso Arrigo, in Asti, Gherardo Bazzolino e Antalino dei Zanca ni. Il G gennaio 1311 avvenne in Sant'Ambrogio di Milano l'incoronazione dell'imperatore, alla quale erano presenti, a nome del Comune di Modena, Uberto dei Donati, giudice, Giberto da Correggio, Francesco della Mirandola, Guido Pio, Giovanni Boschetti ed altri Ghibellini. I Grasoltì ed altri fuorusciti modenesi mandarono all'imperatore un loro messo nella persona di Bonomo da Sassuolo. Tutti rimisero le loro quistioni al nuovo imperatore perchè le risolvesse secondo giustizia e diritto. Egli li accolse tutti benevolmente e promise mari e monti e nominò suo vicario nella città, per comporre le dissenzioni, Guido-lasto dei Vercellesi; indi a poco lo sostituì con Francesco Pio. Parvero sopiti poi per un po' gli odii cittadini; ma, allontanato l'imperatore e malamente impigliato nelle cose di Toscana, sempre più manifestandosi l'impotenza ed inettezza sua nel porre riparo ai troppi mali d'Italia, ripresero vigore novello le ire delle fazioni e si fu di nuovo alle armi. Il vicario imperiale Francesco Pio coi suoi tìgli è fatto prigioniero in Baggiovara dal signor di Sassuolo e da altri fuorusciti, aiutati dai Guelfi di Bologna.
   Non sapendo più a qual santo votarsi per trovar pace, i Modenesi si volgono per aiuto a Passerino dei Bonaccolsi signore di Mantova e potentissimo fra i Ghibellini