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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1902, pagine 328

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   l'arie Ter/a — Italia Centrale
   ben di Dio, uccidendo gli oppositori e commettendo ogni altro scempio sulle inermi popolazioni. Guido da Pietrasanta riesci a disperdere queste bande di malfattori ed averne i capi ed un gran numero di accoliti nelle mani, clic mandò tutti inesorabilmente sulle forche. Nello stesso periodo, emancipatasi del tutto da quella specie di soggezione nella quale Bologna, coi suoi podestà, l'aveva tenuta, Modena potè stipulare vantaggiosi trattati colle abbazie di Nonantola e di Frassinoro, per mezzo dei quali il Comtine potò avere l'assoluto dominio di molte terre e castelli che a quelle due abbazie erano da secoli soggetti.
   Tanto in città che nel territorio, ad onta delle processioni di espiazione che cominciavano ad aver voga in quel tempo — e pelle quali, il 19 ottobre 1200, ventimila Bolognesi, flagellantisi, entrarono processionalmente in Modena, ed il 1° novembre dello stesso anno quasi altrettanti Modenesi, capitanati dal loro vescovo Boschetti, si spinsero nella stessa guisa a Reggio ed a Parma infierivano le discordie delle fazioni. Le più potenti famiglie della città, cioè: dei (5orzano, dei Rodeglia, dei Guidoni, i Rangoni, i Boschetti, intorno alle quali si stringevano molti signori ed intriganti, col pretesto del guelftsmo e del ghibellinismo, si contrastavano fra ili loro — talvolta con zuffe sanguinose per le vie, o con vere guerriglie nel contado — la supremazia nel governo della cosa pubblica.
   Lunga ed oziosa ed al di fuori degli intendimenti dell'opera nostra sarebbe il condurre il lettore attraverso a quel continuo succedersi e trasformarsi delle discordie che caratterizzano la storia del Comune di Modena nella seconda metà del secolo XIII. Diremo solo che, oltre delle fazioni che si laceravano nell'interno della città, i fuorusciti dei vari partiti, dimentichi dei loro odìi particolari e d'accordo nell'odio contro la patria, spinti dai Bolognesi, cui non pareva vero di creare imbarazzi a Modena, e dai signorotti del contacio, che avrebbero voluto togliersi dalla soggezione del Comune, mossero una vera guerra contro la città, ch'ebbe varie e fortunose vicende. S'intro-ìnisero, vanamente, per la pace il papa, il Connine di l'arnia, gli anziani modenesi; più volte la pace fu anche giurata fra i contendenti; ma più che paci erano periodi di tregua, nei quali le fazioni acuivano maggiormente i loro odii ed al menomo incidente tutti facevano ricorso alle armi. Specialmente gravi, per opera dei fuorusciti di Sassuolo e di Vignola, sono le turbolenze del 1287: trentadue cittadini modenesi, in sospetto di voler favorire quei sediziosi, sono impiccati alla porta di l'aggio vara fora San Francesco). Ma la città è prostrata da tante convulsioni e da tanto sangue sparso, c conseguenza naturale di quello stato di cose fu l'appello ad elementi estranei, fu il ricorso ad una mano forte e possente che valesse a tenere in freno i facinorosi ed a ridare la pace alla città. E fu allora che i Modenesi pensarono di invocare l'aiuto e la protezione del marchese Obizzo d'liste, signore di Ferrara, uno dei più potenti capi del partito guelfo nell'Alta Italia.
   Aggravandosi sempre più le cose, il vescovo Boschetti, Lanfranco Rangoni, Guido Guidone ed altri maggiorenti modenesi di partito guelfo si recarono, il 15 dicembre, in Ferrara ed offrirono al marchese Obizzo il dominio e le chiavi della città. Accettò l'offerta Obizzo — e gli storici dicono anche graziosamente — e mandò subito a suo vicario, con buon numero di lancio, il conte Anello suo cognato, fratello di -Tacopina da Fiesco, prima moglie di Obizzo, morta nel 1287. Il conte Anello, colle forze da lui portate a Modena, impose rispetto alle fazioni e preparò il terreno alla trionfale
   entrata del cognato, compiutasi nell'anno seguente.
   * *
   Le Signorie. — Il marchese Obizzo d'Este prese personalmente possesso del dominio di Modena il 29 gennaio 1289; accolto con grandi feste dal popolo, che per il desiderio della pace rinunciava alla propria libertà e si metteva sul collo un padrone,