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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1902, pagine 328

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Modena
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   il blocco. Di ciò stanchi i Bolognesi, che anelavano porre fine alla guerra e ritornare alle loro faccende in patria, pensarono di provocare a battaglia i Modenesi con qualche grossa ingiuria. Ed all'uopo, mediante una di quelle macchine colle quali si lanciavano i sassi ed i barilotti eli fuoco greco nelle città assediate, essi inviarono ai Modenesi la carogna d'un asino, al quale avevano posto la ferratura in argento. L'asino cadde in un punto della città ov'era la vasca d'una fontana pubblica, nell'attuale corso di Canalchiaro, ed alla fontana, ora tolta, restò per molto tempo la qualifica di Fontana dell'Asino.
   I Modenesi però raccolsero l'offesa e, con una impetuosa ed improvvisa sortita, ruppero la cerchia degli assediatiti e giunti alla macchina colla quale l'asino era stato lanciato la fecero a pezzi e la trascinarono come trofeo di vittoria in città. Dopo questo fatto l'assedio fu tolto e vennero iniziate le trattative di pace, che peraltro furono assai gravose per Modena. Le due città giurarono la pace alle seguenti condizioni: amicizia fra i due Comuni, e quello di Modena si obbligava ad aiutare quello di Bologna contro i suoi nemici, nessuno eccettuato; come pure a soccorrere il legato apostolico; prometteva inoltre di non fare nuove alleanze senza il consentimento della Repubblica ili Bologna e del legato; di richiamare tutti i fuorusciti della fazione guelfa (Aigoni) ed a rimetterli nel possesso dei loro beni e case; i due partiti, cioè quelli dei Grasolli, Ghibellini, e degli Aigoni, Guelfi, dovevano eleggersi ciascuno un podestà proprio ; ma i Guelfi avevano l'obbligo di notiti uà re un bolognese. In compenso il Comune ili Bologna restituiva a quello di Modena tutto il territorio occupato durante la guerra e lo faceva mallevadore della pace fra le opposte fazioni.
   Dal trattato di pace, giurato in Bologna nel gennaio del 1250, riportato pressoché per esteso dal Gliirardacci, non appare alcuna menzione della secchia famosa, la quale, secondo la leggenda popolare, rafforzata poi dal poema del Tassoni, sarebbe stata una delle cause determinanti di questa guerra, che ebbe sì gravi conseguenze politiche per l'Impero di Federico II e per tutto il partito ghibellino nell'Italia superiore. Anche negli Annales veteres ifutinenses, che trattano minutamente delle vicende di Modena dall'anno 1226 in poi, non si trova alcuna menzione, né notizia od anche lontana allusione alla secchia, la quale nondimeno è ovvio il supporre che sia stata 1111 modesto trofeo ili una di quelle tante scaramucci© che precedettero la guerra grossa, trofeo che, ingrandito ed esaltato dalla fantasia e dalla passione popolare, ha avuto il suo momento di voga, senza di che non si comprenderebbe nò la leggenda, né il fatto della secchia ancora oggi gelosamente custodita nei sotterranei della torre Maggiore 0 Ghirlandimi.
   La pace, sebbene onerosa pei Modenesi, in quanto sentivano tutta l'umiliazione di quella specie di protettorato che Bologna aveva imposto collii nomina dei podestà e col veto per quelle alleanze che ad essa 11011 potessero garbare, fu osservata dai Modenesi. Per varii anni essi continuarono a ricevere i podestà da Bologna; ma verso il 1259 cominciarono a muoversi per scuotere questo giogo, e nominarono loro podestà Guido da Pietrasanta, patrizio modenese, non senza grande dispetto dei Bolognesi, i quali avevano avuto qualche tempo prima una sentenza contraria del Comune di Parma a proposito del dominio sul Frignano a cui pretendevano di avere diritto maggiore dei Modenesi. L'avere il Comune di Panna, scelto ad arbitro, sentenziato in favore di Modena, mise di malumore i Bolognesi, che assai ci tenevano al dominio di quella popolosa e forte regione. Ma Guido da Pietrasanta si mostrò uomo abbastanza energico ed abile, da tenere in rispetto i Bolognesi senza provocarli ad una nuova rottura con Modena. Egli volse specialmente le sue cure a liberare il territorio da bande di ladroni e facinorosi d'ogni risma che, profittanti delle passate guerre e delle interne discordie cittadine — più fiere che mai — or con 1111 pretesto or col-l'altro assaltavano borgate e ville del contado, saccheggiandole e depredandole d'ogni