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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Modena e Reggio nell'Emilia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1902, pagine 328

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Modena
   89
   I)a molti anni era istituito e funzionava senza intermittenze regolarmente Tuffino del podestà, il cui titolare, giusta la consuetudine adottata da pressoché tutti i Comuni italiani, inutavasi ogni anno e sceglievasi dal di fuori. Nell'anno 1218 si trovò ad essere nominato podestà di Modena Lanterio degli Àndelasii, patrizio bergamasco. Costui trovò modo di spiacere ai suoi amministrati e questi, senza molto attendere, adunatisi un giorno colle armi nella piazza Maggiore, diedero l'assalto al palazzo ove risiedeva e, fatto prigioniero il Lauterio, lo condussero davanti al Gran Consiglio, perchè lo revocasse issoffatto dalla carica, come avvenne tosto, coll'obbligo di partire immediatamente dalla città. Lanterio partì, ma reclamò presso all' imperatore Federico II contro 1 Modenesi il pagamento di 750 lire bolognesi che ancora gli si dovevano per le sue competenze delle armi, più 1000 marchi d'argento in compenso dell'ingiuria patita. I tre giudici mandati da Federico a decidere la quistione trovarono che non tutte le ragioni erano dei Modenesi e li condannarono a pagare a Lanterio 200 lire imperiali
   Nel documento, riportato dal Muratori, che narra di questa sollevazioni', sono notevoli le grida del popolo riferite nel vernacolo d'allora: Mora! mora! fo    Continuavano frattanto più vivaci ed insistenti che mai le animosità con Bologna e quasi non passava anno che non si avessero fatti di guerra. Bologna essendo guelfa, Modena si atteggia a ghibellina; il che inacerbisce sempre più gii animi; s'aggiungano, nel 1224, le prime discordie interne nella città, motivate dall'attitudine da prendersi dalla città stessa nel frangente della venuta di Federico II in Lombardia e della guerra subito scoppiata fra lui e molte città, alla testa delle quali era Milano. Essendosi dichiarata ghibellina, Modena caldeggiava il partito dell imperatore ; ina le non poche, uè poco influenti sue famiglie patrizie di parte guelfa erano ben lontane dal dividere tale partito, e caldeggiavano invece l'alleanza con Bologna e l'unione di Modena con le altre città, in guerra coli'imperatore. Ma questo desiderio, non ascoltato, mentre getta di nuovo le città in guerra con Bologna, soffrendo una sconfitta nelle vicinanze ili San Cesario (1226), è la scintilla provocatrice delle discordie intestine. I Guelfi modenesi si raggruppavano intorno alla famiglia dei Pedrezzaiii, potente per parentadi, clientele, ricchezze; ì Ghibellini avevano per capi quelli della famiglia Trenti, essa pure assai ricca di mezzi e potente per aderenze in città e nel contado. I rovesci che la città aveva subiti per seguire la parte ghibellina, od imperiale, in quel momento poco fortunato dovunque ebbero la loro ripercussione nelle mura stesse della cittìra Primo sintomo dello scoppiare delle intestine discordie fu l'uccisione del podestà Gabriello dei conti Cremonesi, assassinato per furore di parte dai Guelfi il 22 luglio del 12:31 e mentre, rotta la tregua, i Bolognesi infieriscono sul territorio modenese, saccheggiando Bazzano ed incendiando il castello di San Cesario (1234), devastando Solara, Pieve di Trebbio, Nonantola, Panzano ed altre cospicue località del Modenese (1234), in città si acuiscono gli odii di parte e filialmente un giorno Gibertino tiglio di Gandolfo dei Pedrezzani, capo dei Guelfi, radunati tutti i suoi amici, fra cui gli Aigoni od Ingoili, caldissimi Guelfi, dà l'assalto alle case dei Trenti, Ghibellini, ed impegna nelle strade una sanguinosa battaglia. Quaranta e più Ghibellini dei Trenti e dei Gra-solfi, loro aderenti, rimangono vittime di quel proditorio assalto; gli altri sono in gran parte cacciati dalle loro case, che vengono saccheggiati! ed atterrate, e costretti a fuggire dalla città. Per due anni la città è in preda a sanguinose convulsioni; mentre continua la guerra con i Bolognesi, che d'ardimento in ardimento si spingono talvolta fin sotto alle mura di Modena (1218). Ed è appunto ad una di queste incursioni, respinta energicamente dai Modenesi fino alle porte di Bologna, che la leggenda popolare, non convalidata però da serii documenti storici, attribuisce il rapimento della Secchia, portata come trofeo d: vittoria dai soldati di Modena reduci da quella spedizione.
   Sii — (>a l'alrla, voi. Ili, parie 3'.