Modena
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vescovile, del quale rimasero traccio fino ai tempi vicini ai nostri ed il ricordo dura tuttavia col nome della via del Castellaro.
Nell'ordinamento politico il Comune di Modena segue ad un dipresso le forme usate dagli altri Comuni italiani del tempo, salvo particolarità d'ordine interno e di minima importanza. Nei primi indizi della vita comunale modenese si trova l'autorità dei Militi (996), il consenso dei quali era necessario per la validità di atti pubblici; al tempo della traslazione del corpo di San Geminiano (1106), sebbene la contessa Matilde eserciti ancora sulla città una suprema autorità, vediamo, per molti particolari, meglio designato il carattere e la forma del reggimento popolare nella città; più tardi, nel 1135, al tempo della guerra nonantolana, apparvero già in funzione i consoli e questi, nel 1146, sono in numero di sei e se ne hanno i nomi, cioè: Guido di Azzo e di Corrado, Bernardo, medico, Gherardo da Gaggio, Manfredo da Saliceto, Gontardo e Fredolfo da Magreda; successivamente fu introdotta la carica del podestà e come tale abbiamo visto funzionare sin dal 1156 Gherardo Itangoni; indi, nel 1168, la città reggesi coi soli consoli e da tre giudici col nome di Pares Citriae, di cui si hanno anche ì nomi: Bernardo Malvezzo, Rainucciuo da Gomola, Alberto di Godola: prova questa che l'ufficio di podestà non aveva pienamente corrisposto all'aspettativa dei Modenesi, troppo diffidenti e gelosi delle proprie libertà per affidarle nelle mani d'un solo. Però, dopo la tregua di Venezia, la carica di podestà viene di nuovo instaurata e vediamo di nuovo figurare come podestà Gherardo Itangoni; poi si lascia ancora la città al governo dei consoli; nel 1187 figura come podestà di Modena un Manfredo Pico, della famiglia che poi doveva tener soggetta Mirandola, e più tardi un Ugolino di Panico. La rappresentanza popolare aveva sempre grande ed attiva parte nel governo della cosa pubblica, avendo voce negli affari di maggior importanza il Consiglio, o Consiglio Grosso com'è detto in una carta del 1187 ; certo per il numero dei suoi membri e per la larga rappresentanza che vi avevano tutte le classi della cittadinanza. Oltre di ciò è fatta menzione anche di 1111 Consiglio dei XXIV per la difesa del popolo negli affari di minor momento, pei quali non era necessario od opportuno radunare il Consiglio Generale dei cittadini 0 Consiglio Grosso. A questo periodo pacifico e prosperoso si collega pure la fondazione dello Studio di Modena, avvenuta nel 1189, col chiamare a tener cattedra quivi Fillio, celebre lettore di legge nello Studio di Bologna, ma che molestato com'era dai creditori non seppe resistere alle laute profferte dei Modenesi e, mancando ai suoi impegni, lasciò nascostamente Bologna per venire in Modena ad aprirvi una scuola di diritto in concorrenza di quella bolognese. Questo fatto fu altra delle cause generatrici della rabbiosa guerra scoppiata fra le due città e durata, con varie vicende, per buona parte del secolo successivo.
Il secolo XIII, come lo fu per tutte le città italiane, anche per Modena fu foriero di guerre e di sanguinosi avvenimenti Già da qualche tempo si era guastato, per quistioni di confini, di diritti d'acque, di giurisdizione, d'alleanze, il bell'accordo durato tino allora tra le due città di Modena e di Reggio, che si erano trovate all'unisono di sentimenti nelle fortunose vicende della Lega. Chi avesse ragione 0 torto, nel buio del tempo, nell'intricata matassa delle contraddizioni in cui cadono gli storici sincroni, nell'insufficienza delle notizie pervenute non è facile l'appurare; ma è ragionevole che coi ripicchi e colle contestazioni i torti si venissero aggravando da amemine le parti. Comunque fosse, fatto è che la rottura completa avvenne nei 1200, causa l'avere i Modenesi costrutto un castello a Marzaglia sulla sponda destra della Secchia, a minaccia 0 provocazione dei Reggiani. Questi, ch'erano ben preparati alla guerra e, capitanati dal loro podestà Buvolello da Bologna, uomo assai risoluto, affrontarono i Modenesi il 23 settembre 1201 nelle vicinanze di Formigine, al luogo che fu poi detto il Ponte Sanguinato. Nella mischia accanita 1 Modenesi ebbero la peggio e dovettero ritirarsi