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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Bologna
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1900, pagine 272

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Bologna
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   dovette abbassare per impedirne la rovina. Ma al palazzo era riserbata sorte ancora più terrìbile e lagrimcvolc. È noto come Giovanni 11 Bentivoglio, 1 on potendo resistere a Giulio II ed ai Francesi, abbandonasse di nottetempo, il 1° novembre 1500, la signoria di Bologna, rifugiandosi a Milano: e come il papa guerriero, entrato trionfalmente in Bologna il giorno di San Martino, dichiarasse decaduta la signoria dei Bentivoglio e la città soggetta alla Curia romana. Nondimeno il partito ilei Bentivoglio, ch'era ancora forte, cospirò per una ristaurazione loro ; ma scoperta la congiura, il legato pontifìcio, Antonio Ferrerò da Savona, ne punì gli autori con supplizi, taglie, bandi, proscrizioni, a cui si aggiunse la minaccia d'interdetto sulla città per parte del papa. Nel frattempo Annibale ed Ermes Bentivoglio, eccitati dalla madre Ginevra Sforza e moglie a Giovanni li, alla quale specialmente si imputa la rovina della famiglia, movevano in armi contro la patria; ma furono respinti dai Bolognesi aiutati da Ippolito d'Iste. Negli ultimi anni del suo dominio Giovanni II Bentivoglio s'era vendicato dell'incondotta della moglie perseguitando alcune famiglie patrizie, già altra volta fedeli alla sua Casa e mandando a morte taluno dei Malvezzi, dei Marescotti, dei Gozzadini. Perciò alla minaccia d'un possibile ritorno dei Bentivoglio in città, fu lutto un fermento nel popolo, eccitato dalle famiglie patrizie che da costoro avevano patito danni ed offese. La mattina del 3 maggio, consenziente il legato pontificio, Ercole Marescotti in compagnia di Camillo Gozzadini e d'altri patrizi, nonché di 200 armati eseguito da grande stuolo di popolo, mosse per via San Donato verso la dimora dei Bentivoglio col proposito di distruggerla. Invano tentò dissuaderlo Lucio Malvezzi che, sebbene implacabile nemico dei Bentivoglio, non avrebbe voluto che il popolo della sua città si macchiasse di si vergognoso ed inutile vandalismo. Non fu ascoltato. La turba dei forsennati, accresciuta pervia da sempre nuove onde, di popolo, circondò il palazzo, ove il Marcscotli avendo gridato che biso-
   gnava « disfare il nido affinchè non ci tornasse più 1 avoltoio », senza rispetto polla maestà artistica del monumento, si diede incontanente ad invaderlo, saccheggiarlo, appiccarvi il fuoco in varie parti, procurandone la rovina fra grida selvaggie di soddisfazione e tripudio. Questo scempio durò parecchi giorni: e per l'intero mese di maggio la folla aizzata si lanciò su quelle rovine, non lasciandovi all'ultimo se non un ammasso di nere ed irreducibili macerie. Fu questo uno dei maggiori fra i cosidetti « delitti della folla » che la storia rammenti. Nel luogo, rimasto desolato quasi fosse maledetto, per più di due secoli, e eletto il Guasto, il Comune di Bologna fece erigere il suo grande e celebre Teatro. Tutti gii storici bolognesi del secolo XVI sono concordi nel biasimare questo avvenimento che privò la città di uno fra i piti cospicui suoi monumenti e, passato il bollore delle ire partigiane, I intera cittadinanza fu concorde nel rimpianto del bel palazzo Bentivoglio, il cui ricordo, a quattro secoli ornai dal fatto, non s'è del tutto spento nella tradizione popolare.
   Monumento ad ì'frtì Bassi. — Nelle grandi feste pel Centenario dello Studio e per I Esposizione Emiliana, Bologna volle onorare il tipico suo martire, che tanta parte ebbe mi moti preparatori dell'indipendenza patria del 184-8-4-9, il predicatore barnabita Ugo Bassi. Il monumento fu affidato dapprima allo scultore bolognese Pacchioni, compagno ai Bandiera nell'eolica loro spedizione e per miracolo sfuggito al martirio; morto il Pacchioni fu allogato al giovane, scultore bolognese Carlo Parmeggiani, che vigorosamente modellò e scolpi la bella figura del frate predicatore. Venne inaugurato nel giugno 1888 e sorge in uno slargo di via dell'Indipendenza, non lungi dalla piazza VII! Agosto e da quella Montagnola, che furono teatro dell'eroismo bolognese, a suscitare il quale tanto aveva contribuito la parola di Ugo Bassi.
   Il monumento è semplice: ma è opera armonica ed artistica, bene intonata allo scopo.
   A.LMA. MATE lì STUUIOnUM
   E questo l'appellativo glorioso di Bologna passato fra i secoli pel consenso di' tutto il mondo irradiato dalle nuove Itici di civiltà, chi nella notte medioevale, ebbe il suo primo faro nello Studio di Bologna. Come sorse, come si formò lo Studio bolognese è più facile indurlo per ragionamenti, che precisarlo e dirlo pei monumenti e documenti, in cerca dei quali hanno lungamente e senza granili risultati faticato il Muratori, il Tirabosclii, il Savigny e quanti altri fra i più dotti ed accurati storiografi nostri e stranieri, tentarono diradare con basi positive il velo di tenebria che copre le prime origini dello Studio bolognese. L'induzione ci fa fare invece maggiore, se non più positivo cammino in materia, e senza staccarci dal campo del verosimile, o della più verosimile probabilità. L'Università o Studio di Bologna è l'anello di congiunzione tra la civiltà antica e la civiltà cristiana. Le sue origini di fatto si possono ricercare, scrutando come fecero gli eruditi, i palinsesti e le vecchie cronache del secolo XI e
   14 — a,u D'ali-iu, voi. ili, parte 3».