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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Bologna
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1900, pagine 272

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   (JO
   l'arte Terza - Italia Centrale
   dei ponti, ed affermando come argomentò Achille che il vano interno della torre è perfettamente a perpendicolo. Ora, questo non è vero. Il vano interno è inclinato e segue precisamente la pendenza esterna della torre. Se fosse come l'Alidosi dice, alla sommità la torre dovrebbe avere, dal lato che pende, un grossissiino spessore e dovrebbe essere per contro sottilissima alla base: cosa fondamentalmente contraria ad ogni legge di statica. Nè servi il raffronto fatto dall'Algosi colla torre pendente di Fisa e colla torre del Pizzo in Giù — ora non più esistente — di Pavia. La prima è inclinata per ragioni analoghe a quelle clic determinarono l'inclinazione della Garisenda: ha il vuoto interno del pari, come in questa, seguente l'inclinazione esterna. Quanto alla torre pavese del Pizzo in Giù il caso è differente, in statica possibilissimo, e come fu provato allorché la torre, per sciocco timore, venne demolita, essa era in perfetta regola col centro di gravità e se non era per la paura dei frati, potrebbe ancora offrirsi alla curiosità del pubblico sulla bella e forte città del Ticino. Invece, nella Garisenda, dalle varie constatazioni fatte in diversi periodi, lo strapiombo s'è rivelato, sebbene lentissimamente progressivo, e non è diffìcile che venga il momento in cui la sicurezza pubblica consigli, come già avvenne nella metà del secolo XIV, di scapitozzare d'un altro po' la torre, onde rimetterla in regola col centro di gravità. Senza dire poi, che non si capirebbe la ragione artistica, o militare, o di qualsivoglia altra utilità pratica della costruzione di queste torri pendenti.
   Tanto all'interno che all'esterno la torre Garisenda è costrutta cogli stessi priucipii d'arte muraria che presiedettero alla costruzione della torre degli Asinelii e delle altre torri, clic più o meno mozze, ancora rimangono in Bologna e sì dottamente illustrate dal Gozzadini. La pendenza della Garisenda viene quindi da cause estranee alla sua costruzione, le quali non possono essere che un cedimento del sottosuolo alle fondamenta, cedimento manifestatosi mentre la torre era in corso di costruzione e clic ne fece naturalmente sospendere la prosecuzione.
   Sul principio del secolo XIV, quando Dante si trovava a Bologna e ne frequentava lo Studio, la torre di Garisenda pendeva press'a poco come ora pende e da questo fatto, che colpi la sua immaginazione, il divin poeta trasse ' inspirazione della mirabile comparazione con Anteo nel canto xxxi Hcìì'Inferno:
   Qual i»arc a riguardar la Garisenda Sotto il chinato, quando mi iiuvol vada Sopr'essa si, ch'ella in contrario iienda;
   'l'ai parve Anteo a me, clic stava a liaila Iti vederlo chinare..... ecc.
   La torre passò dai Garisenda alla famiglia dei Zambeccari,da questa all'arti!dei Drappieri, indi ai Ranuzzi e ad altre famiglie patrizie. Appar-
   tiene attualmente alla famiglia Malvezzi-Campeggi, che contrihui col Municipio ad isolarla, liberandola dalle misere botteguccie che vi si erano addossate intorno ed a rivestire di bugne d'arenaria il piede, rendendola più solida e' di maggior venustà. Questo lavoro, cominciato nel 1887, fu terminato nel 1889.
   Intorno alla Garisenda la fantasia popolare non si è sbizzarrita, come fece per la torre degli Asinelh Solo ha avuto credito, assai limitato però, nel passato la leggenda di uno dei Gari-sendi che, chiesta in moglie una fanciulla degli Asineli), s'ebbe in risposta che (jualvngue /lata edificasse una torre, alla loro vicina, di tanta ammiratione quanto era hi sua, si piegarebbero ai loro voti. Il Garisendi, innamorato, allora avrebbe eretta la torre, cercando di farla piegata in modo che colla cima potesse toccare l'altra e poter parlare così colla fanciulla amata. Ma, come si vede, non è che una rifrittura mal combinata dell'altra leggenda che vuole romanticamente spiegare le origini della torre degli Asinelh
   Lo altre Torri. — S'è già detto, che il senatore Gozzadini nella dottissima sua opera Intorno alle torri gentilizie di Bologna dà il nome, l'elenco e la situazione approssimativa od esatta di circa 200 di queste torri, che esistevano in Bologna tra il secolo XI ed il XV. Sapendosi che il circuito delle mura bolognesi era in quel periodo assai più ristretto dell'attuale, si pensi al singolare panorama che doveva presentare la città, così irta di alte e massiccie torri, allineate si può dire ad ogni via, l'una contro l'altra, in modo da sembrare schiere di giganti iu procinto di darsi battaglia. Questo numero straordinario di torri ebbe origine da quello spirito d'emulazione che dominava le famiglie patrizie del tempo e nel quale risiedono in gran parte le cause delle terribili discordie cittadine, durate dalla seconda metà del secolo XIII a tutto il XIV, a Bologna come in tutto il resto dell'Italia superiore e della Toscana.
   11 numero di queste torri cominciò a scemare rapidamente nel secolo XV, taluna essendo crollata pei frequenti commovimenti del sottosuolo bolognese; altre demolite, perchè minacciami rovina per antichità o pei danni riportali nelle lotte cittadine; altre invece iu causa del miglioramento edilizio della città e per dar luogo a nuovi e più utili edifizi. Sul principio del secolo XVI ne esisteva sempre un buon numero, come si può desumere tanto dalle memorie del tempo che dal panorama della città, eli'è dipinto dal Francia e dai suoi scolari in una sala del palazzo Pubblico. Tra queste ve n'era una singolarissima, di forma trapezoidale, combinata in guisa clic — scrive Leandro Alberti « mirandola ; da una parte tutti i quattro angoli si scorgevano» I e Giovanni Filoteo Achillini, nel suo Viridario,