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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Bologna
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1900, pagine 272

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   l'arte Terza - Italia Centrale
   uesta fu anche una causa del deterioramento e ei danni subiti dall'intero edilizio. E fu pure in procinto ili diventare la scile — provvisoria si intende — del Parlamento italiano, quando, nel 1804, sospingendo il sentimento nazionale il Governo della monarchia verso Roma, fu per un momento ventilata la convenienza od opportunità geografica di fare Bologna, piuttostochè. Firenze, sede provvisoria del Governo d'Italia, in attesa degli eventi che dovevano aprirgli le porte di Koma. Prevalse il partito di Firenze e fu cosa giusla.
   Il porticato, fronlcggiante la piazza Maggiore, è uno dei punii di maggior movimento della città. Itoti uste e di belle proporzioni ne sono tutte le arcate; miracolo di solidità, di statica sono i grandi voltoiii, sotto i quali si incrociano le vie che uniscono la piazza Maggiore alla via Rizzoli e la piazza Nettuno alla via Orefici.
   l'alazxo fiiMlfeo (fig. 11). — In piazza Nettuno e piazza Vittorio Emanuele. È anche sede del Comune e della Prefettura. Occupa un grandioso isolato quasi quadrato, che lo fa somigliare ad un poderoso castello. La fronte del palazzo Pubblico guarda il lato occidentale delle piazze Nettuno e Vittorio Emanuele. Quest'edilizio, che per proporzioni va annoverato fra i più ragguardevoli d'Italia, fu cominciato sullo scorcio del XTI1 secolo. Gli storici bolognesi sono però a questo riguardo in contraddizione fra di loro. Ne ricordiamo i principali. L'Alidosi dice che il lavoro fu Cominciato nel 1200, Cherubino Ghirardacci invece lo fa iniziare nel 1297. Il Gnidicini, acuto ricercatore delle antichità bolognesi, trova aversi notizia « dal libro dei memoriali, clic sul finire del 1244 si fecero alcune compre di terreno in questa situazione, le quali indicano il progetto di erigere qui un palazzo, per cui si crede cominciato nel 1245 ».
   Questa data è pure ammessa in altre cronache bolognesi. Chi osserva la struttura fondamentale dell'edilizio, paragonandola ad altri dello stesso periodo, nuli può a meno di propendere per questa ultima supposizione. Si aggiunga che proprio verso la metà del secolo Xlll fu il momento di maggior fortuna del Comune di Bologna, quando cioè trionfando ili gran parte d'Italia la fazione guelfa, Bologna era allora uno dei maggiori centri del guelfismo; essa, che pochi anni prima aveva dato alla Fossalta una fiera sconfitta alle forze ghibelline di tutta Lombardia in aiuto di Modena; essa che teneva prigione nelle sue mura il figlio dell'imperatore e si era negata colle fiere risposte del suo magistrato ili restituire a Federico 11, che lo reclamava minacciando, il prezioso ostaggio. Naturale che in quel momento, essendo già compiuto o quasi il palazzo del Podestà, il Comune pensasse a crearsi a comodo proprio e dei cittadini un'altra e piò grandiosa dimora.
   Multe fabbriche e casupole della vecchissima
   città si dovettero demolire per preparare l'area al nuovo edilizio; ina nelle demolizioni furono risparmiati due edifizi degni di considerazione, che più o meno trasformati vennero incorporati nel costruendo edilizio. Tali fabbriche erano la casa d'Accursio od Accorso, com'è anche detto, celebre giureconsulto e glossatore che teneva cattedra nello Studio bolognese, morto nel 1260 ed il sepolcro del quale sorge in piazza Malpigli, dietro l'abside di San Francesco, recentemente l'istaurato, come si è visto, dal Rubbiani (vedi pag. 68). L'altro era l'antichissimo e vasto palazzo delle Biave, o mercato delle vettovaglie, sotto ì cui porticati venivano i cittadini a trattare dei loro affari particolari.
   Il palazzo delle Biave, secondo le antiche indicazioni, occupava il lato nord dell'attuale palazzo Pubblico, e precisamente la parte ove ora si trovano gli uffici della Posta, la Borsa di commercio in via Ugo Bassi (via Emilia), lino all'Officio telegrafico. Già trasformato quando fu incorporato nel palazzo Pubblico, rimase pressoché distrutto da un incendio nel 1425; venne riedificato, imitando in parte l'antico, quale ora si mostra, sebbene qua e là sconciato dagli adattamenti posteriori, dalle superfetazioni barocche, dalle esigenze burocratiche. La casa d'Accursio occupa l'angolo meridionale dell'edifizio e vi fu aggiunta con non gravi mutazioni; è certamente edilizio ragguardevolissimo, anche nei rapporti artistici, e gli ultimi accurati l'istauri l'hanno in parte ridotta al suo primitivo aspetto. ÀI basso constava d'un loggiato, ampio, spazioso, a sei arcate ogivali, rette da grossi pilastri in pietra bianca e nera; nella parte supcriore era a due piani, con sei finestre archiacute per piano, ornate in cotto. Sull'angolo sorge il torrione merlalo dell'Orologio con lungo terrazzo, al quale sovrasta poi una torretta a cupolino per la suoneria delle ore. 11 porticato della casa d'Accursio è ancora improvvidamente chiuso, servendo da deposito per le macchine e gli attrezzi dei pompieri. Il corpo centrale del palazzo legantcla casa d'Accursio col palazzo delle Biave, corre sulla stessa fronte di questa, fin quasi di fronte alla lontana del Nettuno. Quivi rientra, l'ormando quell'angolo che dà maggiore ampiezza e carattere alla piazza Nettuno. Il corpo centrale ha base massiccia, scarpata come di vera fortezza, ed è a due piani. Il primo ha finestre ogivali, di grandiose proporzioni, riccamente decorate in cotto, fino al 1888 in gran parto otturate per opera degli sconsigliati rattoppatoli del secolo X\ II; ma per fortuna furono risparmiate le belle decorazioni in terracotta, che agevolarono indubbiamente l'opera dei ristauratori nel giorno del desiderato ripristino. La parte rientrante che fronteggia piazza Nettuno, sòrta sull'incendiato e rovinato palazzo delle Biave, quasi non tocca dagli artisti del Rinascimento, or che la si