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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Massa e Carrara - Lucca - Pisa - Livorno
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1896, pagine 272
Ili
124 l'arte Terza — Italia Centrale
0 lago (li Sosto e vuoisi dorivi il nome da lui rio Ticino, detto anticamente Teupascio e (ira l'issinnja, che formava il confine fra lo State fiorentino e l'antico dominio lucchese.
Il celebre campanile, che servì per fortilizio nel medioevo, è tutto in macigno e marmo ed alto metri 51.35 dal livello del mare. In codesta torre, dà cui si domina tutta quasi la vai di Nievole e gran parte del Lucchese, sta ancora l'antica campana, fletta smarrita, che suonava a mezz'ora di notte per richiamare a sicura strada i viandanti smarriti nelle boscaglie paludose delle Cerbaje, popolate un tempo di fiere e di malandrini.
Vicino al campanile è la parrocchiale rivestita in addietro esternamente di pietre quadrate e di marmi intagliati in mille maniere capricciose e costruita, dìcesi, insieme al campanile, dalla contessa Matilde nel secolo XI. Le statue onde andava ornatala facciata e rappresentanti il Salvatore coi Ss. Pietro e Paolo, furono scolpite nel 1005. 11 cornicione esterno era fregiato di scolture raffiguranti teste di buoi e di caproni e in luogo di mensole vi si vedevano teste umane, di cui alcune tonsurate a ino' di quelle dei Frati Minori. La metà superiore del frontespizio era in marino.
Codesta chiesa da noi descritta, notevole per antichità e pei numerosi ornati architettonici anteriori di parecchi secoli al rifiorimento dell'arte in Italia, fu però demolita nel 1827, quando fu edificata la nuova chiesa che non ha pregio alcuno dal lato dell'arte. Il cornicione del muro, le immagini del Redentore e dei due apostoli Pietro e Paolo, con tutti gli ornati della facciata laterale, furono cavati dal muro e collocati in frantumi nel prossimo cimitero e comperati da un inglese per un nominila. Rimane soltanto una delle facciate ma inen ricca della laterale, che fu, come abbiamo visto, demolita. In fondo al campanile, tendente anch'esso all'ordine corinzio, vedesi un T, insegna dei cavalieri di Teupascio.
L'interno della chiesa moderna va ornato d'un quadro della Madonna del Rosario, di Alessandro Liardelli da Uzzano. Il quadro della Natività della Vergine è un bel lavoro di F'rancesco Morandini, detto il Poppi dalla sua patria. Fu regalato alla chiesa d'Altopascio dal granduca Ferdinando I e trovasi ora nella sagrestia della Compagnia attigua alla chiesa.
Nel muro del cimitero vi erano due basse scolture, una coli' Arcangelo Gabriele, San Zaccaria e Santa Elisabetta; l'altra una mezza figura d'uomo armato d'usbergo con in mano lo scettro; ma esse furono vendute a vii prezzo come le suddescritte scolture della chiesa.
A circa 3 chilometri a sud di Altopascio giace il borgo antichissimo di Orentano,
1 cui abitanti si sottomisero all'abate di Sesto neU'81-7 dell'éra nostra.
Cenni storici. — Altopascio è rinomato pel suo famoso antichissimo Ospizio in cui risiedevano i Maestri dell'Ordine degli Spedalicri, che propagaronsi così rapidamente in Italia e fuori per la smania generale di pellegrinare attraverso le Alpi, ai Luoghi Santi e a San Jacopo di Galizia. In quei tempi religiosi e credenti molti personaggi cospicui fecero ricchi donativi e lasciarono possessioni all'Ospizio, il quale, trovandosi vicino aVivinaja, celebre villa del marchese Bonifacio e della contessa Matilde sua figlia, ebbe da essi molti possedimenti, sì elio nel secolo XIII era il più ricco e ragguardevole della diocesi di Lucca.
F'ra i rettori più cospicui dell'Ospizio di Altopascio furono i Capponi di Firenze, ai quali Sisto IV concesse il giuspatronato. Ma Paolo III Farnese ne volle investire ad ogni costo suo nipote il cardinale Alessandro. Luigi Capponi, dopo aver fatto indarno le sue rimostranze al papa, nominò alla precettoria d'Altopascio certo Ugolino Grifoni (il grandioso e bel palazzo da costui innalzato a Firenze sulla piazza dell'Annunziata fu allora detto VAItopasso) e Cosimo de'Medici approvò la nomina. Il papa, che non era per nulla un Farnese, scomunicò Luigi Capponi e Ugolino Grifoni e li fece porre dipinti in un cartellone fra diavoli e fiamme come costumava allora degli scomunicati.