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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Massa e Carrara - Lucca - Pisa - Livorno
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1896, pagine 272
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Parie Terza -- Italia Centrale
provò il giogo tifi feudalismo e passò poi sotto quello dei vescovi ili Lucca, che intitola ronsi conti di Pescia, per privilegio ottenuto dagli imperatori tedeschi.
l'escia si costituì primamente in Comune verso il 11G3. Jn questo nuovo governo le prime autorità costituite furono i consoli, le seconde gli anziani, le uitiine i podestà che furono o Lucchesi o Fiorentini, a seconda dei tempi e delle fazioni. Da principio il nuovo Comune stette sotto il protettorato e dominio della Repubblica di Lucca guelfa e vi rimase fino all'arrivo di re Manfredi ghibellino, col quale scese a patti e sotto il cui vicario, Guido Novello, rimase sino alla famosa sconfitta di re Manfredi presso Benevento (12GG) per Carlo d'Angiò.
Erano però in Pescia alcune famiglie ghibelline, fra cui i Garzoni, potenti e prodi in armi, e ad istigazione di esse Pescia lasciò la parte guelfa e si sottrasse al dominio lucchese. I Lucchesi allora assalirono la città e la diedero alle fiamme il 25 agosto del 12S1. In capo a cinque anni però la riedificarono; Pescia si mantenne guelfa sotto il dominio lucchese sino al principio della signoria di Uguccione della Faggiuola e d'allora in poi, sino alla morte di Castruccio degli Antelminclli, seguì, sotto quel dominio, la parte ghibellina. Mol to però Castruccio si pose, il 21 giugno del 1329, sotto il patrocinio della Repubblica di Firenze e ridivenne guelfa.
Questa dedizione diede origine a molte discordie intestine e per lo spazio di dieci anni Pescia rimase in preda alle scorrerie dei nemici della Repubblica fiorentina. Ma, finalmente, nel trattato di pace del 29 dicembre 1338 fra Veneziani, Fiorentini e Lucchesi, fu pattuito che questi ultimi cedessero la città di Pescia alla signoria di Firenze, il che avvenne il 7 febbraio 1339. Questo avvenimento si festeggia ancora ed ogni anno il 7 febbraio si celebrano solenni funzioni alla Santa Dorotea che da quell'epoca è riconosciuta patrona della città.
Tristi corsero gli anni per Pescia sotto il dominio fiorentino per essere Firenze esposta sempre alle scorrerie dei Lucchesi e dei Pisani, in guerra incessante fra loro e i Fiorentini. Tralasciando i fatti di minor conto ricorderemo di passata la vittoria dei Pesciatini contro i Ghibellini, sotto il comando di Francesco Sforza, il quale, lasciato il servizio dei Visconti in Milano, era venuto a Lucca al servizio di Paolo Guinigi. Lo Sforza tornò tre volte all'assalto e, tre volte respinto, si tolse giù dall'impresa disperata per ire a sfogare la rabbia sui castelli limitrofi. Questo fatto d'anni glorioso, in cui combatterono persino le donne, avvenne il 30 luglio del 14-30, ed è ricordato da una epigrafe in bronzo apposta alla torre della porta Reale.
Poco meno ili un secolo appresso, avvicinandosi le schiere di Carlo V in appoggio di Alessandro de' Medici, a cui aveva dato in moglie una sua figlia spuria, i Pesciatini sborsarono una somma cospicua per non vedere occupata la loro città; ma gli Imperiali, violando la fede data, inviarono a Pescia con truppe spagnuole il calabrese Maramaldo, quel desso che uccise poi vigliaccamente il Ferruccio, come abbiam visto nella breve descrizione della battaglia di Gavinana. Il Maramaldo, dopo saccheggiata la città, passò a combattere la suddetta battaglia col principe d'Orange, che vi rimase ucciso. Spenta ili tal modo la libertà in Firenze, Pescia, che era stata per l'innanzi devota a quella Repubblica, fece altrettanto verso Alessandro de' Medici.
Dopo la battaglia di Gavinana, Fabrizio Maramaldo tornò a porre stanza a Pescia coi suoi Calabresi, distribuendoli in varie altre castella della vai di Nievole. Ma solo per pochi giorni cliè, nel 1554, il maresciallo Piero Strozzi, difensore della libertà, mosse da Siena con 4000 fanti e 500 cavalli, entrò nel territorio lucchese ed occupò i castelli d'Altopascio e di Montecarlo.
11 marchese di Malignano, generale delle truppe nemiche tedesclie-ispano-medicee che assediavano Siena, andò a Pescia, seguito da Carlo Gonzaga e Alessandro del Caccia con lo loro schiere. Lo Strozzi gli diede battaglia, lo sbaragliò al ponte Squarciabocconi e lo insegni fino alle così dette Casacce, casolare a '/s chilometro da Pescia a ovest.