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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Massa e Carrara - Lucca - Pisa - Livorno
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1896, pagine 272
Mandamenti e Comuni del Circondario di Lucca
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À destra del In porta principale la Flagellazione, a olio, in un ovale, è di Mauro Sederini, fiorenti no, e la Cattura di Cristo nell'orto, nell'ovale in faccia, é un lavoro imperfetto di Alemanno Sounini da Pescia. All'altare maggiore le statue laterali in marmo e i due putti sul frontespizio sono del Vacca di Carrara e il Padre Eterno nel mezzo del Ciceri, di cui sono anche le due medaglie intorno alla cappella e gli Angeli con gli strumenti della Passione.
Della cupola dipinta tutta da Alessandro Glie-rardini, fiorentino, che vi aveva effigiato l'Incoronazione della Vergine, non rimangono che gli angeli nei peducci. Ma il cimelio dell'altare maggiore è un'antica immagine del Crocefisso scolpita in cedro del Libano e dipinta a tempera, che vuoisi dei primi secoli del Cristianesimo. Narra la tradizione che essa fu trasportata ili questa chiesa dall'abazia di Pozzeveri ad istanza della contessa Matilde. Codesta immagine venerata, di un aspetto grave e commovente, é di maniera alquanto secca nelle ossa e nei muscoli e nella fascia lombare é un'iscrizione che molti dotti italiani e stranieri hanno tentato di leggere senza potere andare d'accordo neppure sulla qualità delle lettere. Vi si provarono fra gli altri il Muratori ed il Lanzi senza poter riuscire a spiegare l'enigma.
Nella sagrestia vi sono molti quadri, frai quali è notevole il Martirio di Santo Stefano che ere-desi del cavalier d'Arpino.
Chiesa delle Salesiane. — Fu costruita, col monastero grandioso, nel 1722 su disegno di G. B. Foggini. Nel primo altare a destra il quadro di Giovanna Francesca Fremiot di Chantal, fondatrice dell'Ordine delle Salesiane, fu inviato da Torino nel secolo scorso ; e nel secondo altare la Visitazione di Santa Elisabetta fu dipinta da Girolamo Donnini da Correggio, allievo del Ci-gnani. Il Martirio del titolare S. Giuliano, all'altare maggiore, èdi Giacomo Tais, svizzero; e nella cappella seguente, a sinistra, il San Francesco di Sa Ics che sale al cielo fu dipinto con maestria a Milano, credesi, da Carlo Sacconi.
Nell'ultima cappella, il Salvatore che mostra il suo cuore adorato dalle quattro parti del mondo, fu dipinto nel secolo XVIII da Giuseppe Piatti di Firenze; e il quadro di Santa Maria Alacoque salesiana, a sinistra dell'altare, dal cav. Luigi NorGni. Nel monastero è un quadro con SanFran-cesco di Sales e Santa Giovanna di Chantal, di Filiberto Pagani, modenese.
Quasi in faccia a questa chiesa sta la casa materna di Giuseppe Giusti con una lapide su cui sta scritto: In questa casa materna — alitò — l'immortale Giuseppe Giusti.
San Francesco (dirimpetto al Teatro). — Narra la tradizione che San Francesco d'Assisi, passando nel 1211 da Pescia, fosse Ospitalo per tre giorni da Venanzio Orlandi nella sua casa che stava dove
è ora la via dei Forni. L'Orlandi fece dono a San Francesco di un suo oratorio che era dove 6 ora la chiesa in discorso. San Francesco, partendo da Pescia, lasciò ai suoi frati terziarii il piccolo oratorio il quale, ampliato poi dai fedeli, divenne una delle chiese più belle della città. Gli Obizi vi costruirono pei primi una cappella grandiosa che fa parte ora della Tribuna; altra ne edificarono, nel 1295, i Mai nardi ; ed una sontuosissima fu eretta nel secolo XV, dalla famiglia Cardini; altre opere furono eseguite in seguito da altre famiglie rispettabili e dal Comune.
La chiesa e il convento annesso fu dei Minori Conventuali fino alla loro soppressione nel 1810. Vi furono seppelliti gli Obizi, gli Orlandi, i Sala-moncelli, i Galeotti, i Cardini e altri molti benemeriti della patria.
Nel primo altare a destra, entrando, tavola antichissima a varii spartimenti su fondo d'oro attribuita al Gaddi e, all'altare seguente, quadro dei 10,000 Crocefissi. Al terzo aliare altra tavola antichissima e ben conservata rappresentante San Francesco d'Assisi, in figura compiuta e dipinto a tempera nel 1235 da Buonaventura Berlin-ghieri, lucchese. Nella cappella seguente, dentro il presbiterio, il Martirio di San Bartolomeo è di . Giovanni Imbert, francese. Nel fondo dell'altare si ammira un pregevole affresco attribuito a Spinello Aretino e rappresentante la Madonna col Redentore e gli Apostoli.
Nella cappella di Sant'Antonio, a sinistra dell'altare maggiore, meritano la massima attenzione i due quadri laterali: il primo a destra, con Sancii tomo che confonde col sacramento un eretico, è opera stupenda e assai lodata dal Lanzi nella sua Storia pittorica d'Italia, di Giovanni Martinelli di Firenze. L'altra tavola a sinistra col Morto che risuscita, è una copia da quella del Passinelli nella chiesa di S. Francesco in Bologna.
All'altare della cappella seguente della famiglia Barba, fatta edificare da messer Pompeo Barba, insigne medico e letterato, ammirasi lo stupendo quadro del Martirio di Santa Dorotea di Jacopo Ligozzi, veronese, morto nel 1627. Di questo dipinto il precitato Lanzi fa un elogio sperticato concludendo: « Sopra tutto commuove la santa martire che, genuflessa in atto di placida aspettazione, dà voloutieri la vita, e dagli angeli circostanti riceve gli eterni allori già compri col sangue». Sotto la mensa dell'altare è un Cristo morto, affresco che vuoisi, non si sa con qual fondamento, dello stesso Ligozzi.
In fondo alla chiesa, altra superba cappella decretata monumento nazionale e tutta in pietra serena, fatta edificare nel 1451 dai fratelli Giovanni e Antonio Cardini su disegno di Andrea Cavalcanti, di Borgo a Buggiano, degno allievo del Brunelleschi. E in forma di tempietto con varie colonne in pietra di lavoro squisito, che I rammenta secondo il Gaye, nel Carteggio inedito,