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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Massa e Carrara - Lucca - Pisa - Livorno
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1896, pagine 272
Mandamenti e Comuni del Circondario di Lucca •105
e del fiume Nievoleche l'attraversa, gode di aria salubre e produce cereali, gelsi, viti, ulivi. Pietra calcare scistosa capace di pulitura e roccia galestrina sparsa qua e là di cristalli quarzosi.
Monsummano (70M ab.). — Si compone di due paesi diversi: Monsummano Alto con castello e Monsummano Basso, borgo e capoluogo. Sorge il primo a 340 metri d'altezza, al sommo d'un poggio quasi isolato su roccie calcaree cui associasi un bel marmo rosso e di altri colori; mentre il secondo giace in pianura (23 in.) presso la base occidentale del suddetto poggio, lungo la strada provinciale del Valdarno, che staccasi dalla postale lucchese sotto la Pieve a Nievole per dirigersi a Fucecchio.
Monsummano Alto ebbe anticamente molte torri ed altre opere fortificatorie distrutte dal tempo; di presente non rimane che una rocca a pentagono bersagliata nell'estate dalle saette, le quali par vogliano distruggere quel rimasuglio dei tempi feudali. Una antica chiesetta parrocchiale, la canonica del curato ed alcune casupole abitate da cinque famiglie sono le sole fabbriche che vi si veggono, in un con gli avanzi delle mura castellane che avevano un perimetro ovale di circa 2 chilometri: v'ha tuttora una porta ove salendo si presenta allo sguardo una prospettiva stupenda.
In Monsummano Basso per contro vie comode, eleganti e sane abitazioni, vasta pia.zza e chiesa prepositurale, della quale diremo qui un po' per disteso, come quella che fu abbellita dal pennello del principe dei frescanti toscani nella prima metà del secolo XVII, Giovanni da San Giovanni. Non lungi dal luogo ov'è ora la piazza di Monsummano Basso era in addietro un tabernacolo assai venerato della Madonna, la quale, nel 1573, apparve, secondo la tradizione, ad una pia pastorella di nome Jaeopina. Gli abitanti del vecchio castello, con le larghe elemosine raccolte in pochi anni e col favore di Ferdinando I, che dalla villa di Montevettolini erasi recato più volte a visitare il santuario, avvisarono di costruire di sana pianta un'ampia chiesa, la presente, affidandone il disegno a mastro Domenico Marcacci. La prima pietra fu collocata da monsignor Stefano Cecchi, preposto della chiesa di Pòscia, il 30 dicembre 1002.
La chiesa è cinta ai tre lati da belle loggia, in cui veggonsi quattordici lunette dipinte a fresco dal suddetto Giovanni da San Giovanni, che vi rappresentò Miracoli e grazie conseguite per intercessione della Madonna: sono interessanti per la bravura di esecuzione e come scene di Corte e di caccia, e restaurate con intonazione sbiadita da Gaetano Bianchi ai giorni nostri (1). Sulla porta della chiesa ammirasi il bel busto marmoreo di essa Madonna, di Leonardo Marcucci, del quale credonsi anche i putti sopra l'aitar maggiore. Le due Virtù sopra la porta furono dipinte dal cav. Ventura Salimbeni, detto anche il cav. Bevilacqua, senese (1557-1613). Nel soffitto, intagliato da Giovanni Desideri da Pistoja e indorato sfarzosamente da Muzio di Luca da Vellano, sono tre dipinti: l'Incoronazione della Vergine, del P.Arsenio Mascagni, servita, allievo del Ligozzi ; l'Assunta, che alcuni vogliono di Gregorio Pagani e VAnnunziata, di Matteo Rosselli. Intorno alle pareti le Sibille, i Profeti, i geroglifici e altri freschi sono opera del cav. Salimbeni, di Bernardino Poccetti e della loro scuola. Vincenzo Damimi, fiorentino, dipinse la Sacra Famiglia nell'altare marmoreo a destra. All'aitar maggiore, ornato di bei marmi, venerasi l'immagine miracolosa della Madonna e il fresco del Cristo con due angeli dietro l'altare fn dipinto da Giovanni da San Giovanni. Nell'altare marmoreo, a sinistra, VAdorazione dei Magi è uno dei migliori dipinti del precitato Matteo Rosselli, fiorentino, allievo del Pagani e del Passignani (1578-1550). Dei quadri sparsi per la chiesa il San Gerolamo vuoisi della scuola del Passignani ; il San Francesco, di quella del Cigoli; il San Sebastiano, di quella di Carlo Dolci; il San Luca, in tela, di Giovanni da San Giovanni e il San Carlo porta la cifra DFDM. Nell'oratorio
(1) Questi dipinti furono illustrati da G. Baroxti nell'opera intitolata : Giotanni da San Giovanni e gli affreschi della chiesa dì Monsummano,